La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 17 febbraio 2016

Boeri e Renzi, come ti trucco i conti sui posti di lavoro

Avere a che fare con i mentitori seriali è un mestiere snervante. Costringe a dire cose complicate là dove il mentitore spara cazzate con disinvoltura simpatica, obbliga a fare i seri mentre quello se la ride e già manda a memoria una nuova menzogna.
Sul Jobs Act Renzi sfida tranquillamente la legge di gravità, supportato dal presidente dell'Inps. Tito Boeri, che casualmente lo stesso Renzi ha messo lì. A consuntivo del 2015, infatti, ieri l'Osservatorio sul precariato dell'istituto ha sparato una cifra strabiliante: 764mila posti stabili creati. Non è il milione di berlusconiana memoria, ma sono comunque tanti.
La domanda da porsi è semplice: sono posti veri? Non occorre un premio Nobel per l'economia per capire che, in un paese segnato da anni di recessione e capace di crescere, nel 2015, soltanto dello 0,6%, risulta un tantino strano che siano stati “creati” così tanti posti di lavoro in pochi mesi.Le imprese assumono se serve, non fanno beneficienza...
Il mistero è spiegato in poche battute: si tratta solo di cambiamenti di contratto, visto che il governo garantiva ben 8.000 euro di sgravi contributivi alle imprese che assumevano con il nuoovo vontratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, previsto dal Jobs Act.
Cos'è successo, dunque? Che le imprese interessate a ottenere questo grosso risparmio sul costo complessivo del lavoro si sono sbrigate a trasformare i contratti precari in “stabili”. Tanto, con l'abolizione dell'art. 18, possono licenziare i lavoratori in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo.Sono insomma egualmente “libere” di fare come preferiscono e in più il governo regala loro fino ad 8.000 euro per ogni “nuovo assunto”,
La conferma definitiva è arrivata dai dati di dicembre, con un vero record di “assunzioni” nonostante la drastica frenata dell'economia nel quarto trimestre (appena +0,1%). Il 31 dicembre scadevano gli incentivi contributivi (che nel 2016 scendono “soli” 3.000 euro), quindi c'è stata la corsa a prendere l'ultimo treno. Nessuna assunzione reale in più: ha “trovato” lavoro solo chi già ce l'aveva (ovviamente ci saranno stati anche molti licenziamenti di dipendenti “scomodi”, sostituiti con dipendenti nuovi e quindi più ricattabili), ma il saldo finale non cambia. La quantità di occupati in Italia resta grosso modo dov'era un anno prima (per sapere esattamente quanti, però, sarà meglio aspettare i dati dell'Istat).

Fonte: Contropiano 

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