martedì 2 febbraio 2016

Francia: un appello per le primarie allargate a sinistra

di Lorenzo Carchini
Guardare oltre lo stato d’emergenza, in Francia, richiede un forte spirito d’iniziativa.
I malumori verso il governo e la richiesta di una “grande primaire des gauches et des écologistes” lanciata da personaggi illustri del mondo dell’economia, della politica e della cultura quali Thomas Piketty, Daniel Cohn-Bendit, Yannick Jadot, Marie Desplechin e dal giornale Libération hanno infine piantato il seme di un nuovo possibile panorama politico nella sinistra francese in vista del 2017.
Se l’uso di primarie aperte ad un numero di sostenitori sempre maggiore sembra sia ormai pratica affermata nei principali partiti francesi, il meccanismo di designazione dei candidati per le presidenziali potrebbe trasformare profondamente le regole. Si figurerebbe, infatti, una corsa di cavalli in cui le tattiche, i posizionamenti ed i dibattiti andrebbero a costituirne la bussola, a prescindere dal controllo dei partiti, creando le condizioni per una vasta attivazione dei cittadini di sinistra.
Gli ambientalisti si sono detti favorevoli e Cécile Duflot non nasconde la volontà di portare un candidato verde; i comunisti di Laurent hanno aperto la porta e Olivier Dartigolles auspica che si creino rapidamente le condizioni per un autentico coinvolgimento dei cittadini. E i socialisti? Nello spazio del centro-sinistra, il PS rimane un partito dominante spaccato: il segretario Jean-Christophe Cambadélis si è mostrato scettico ma non ha chiuso ad ogni trattativa, lasciando uno spazio di manovra per l’ala sinistra e Martine Aubry, che dal canto suo non ha ancora firmato l’appello di Libération. Diverse le posizioni di Valls, infine, secondo cui Hollande – dato anche lo stato d’emergenza in cui versa la Francia – dovrebbe essere il candidato naturale, addirittura al di fuori della gara elettorale.
La battaglia sulla privazione della cittadinanza costituirà una dura prova morale per i socialisti ed un punto di svolta per nuovi dibattiti e ricongiungimenti fra i tanti frammenti della Gauche transalpina. La primaria sembra a questo punto un toccasana per tutti i mali: da un lato stuzzicando l’interesse personale per una candidatura che catapulterebbe nuovi personaggi sul palcoscenico politico, dall’altro permettendo a movimenti ambientalisti e comunisti di uscire dall’ombra neo-giacobina del Fronte di sinistra di Mélenchon, per rientrare nei circoli socialisti e far sentire la propria voce. Potrebbero esserci vantaggi perfino per la torre socialista, di fronte all’opportunità di rimarginare le abbondanti fuoriuscite delle ultime regionali. Dunque esisterebbero le condizioni perché si possa produrre un grande dibattito a sinistra su una piattaforma comune di valori? I cittadini, in cerca di nuovi slanci politici, potrebbero vedere nelle primarie una nuova possibilità di partecipare alla politica, di discutere e costruire un’agenda comune per la gara presidenziale?
Il processo sarà lungo e tortuoso, vista anche la crescente confusione a sinistra riguardo i valori alla base della Repubblica, ma i presupposti per un successo del modello primarie allargate in Francia – tutto sommato non molto diverse da quelle praticate in Italia – ci sono tutti, anche nell’estremo tentativo di non regalare la presidenza alla destra e alla sua ala estrema.
I firmatari della richiesta sponsorizzata dalla rivista transalpina, hanno sottolineato la decadenza del progetto nazionale, la strumentalizzazione della Costituzione per scopi politici e le fratture all’interno del rappresentanza democratica. La sfiducia dei cittadini nascerebbe a fronte ad un establishment politico i cui progetti risulterebbero interamente volti a combinare neoliberismo, capitalismo finanziario, discriminazioni etniche e viva nostalgia per gli anni dei Trente Glorieuses e dello stato onnipotente.
In linea di principio, dunque, l’operazione primarie non soltanto sarebbe benvenuta, bensì necessaria per ristabilire un senso di rappresentanza e legittimità all’azione governativa. Le politiche del presidente Hollande, caratterizzate da scelte economiche e sociali a metà fra neoliberismo e neoconservatorismo, rendono la sua figura del tutto illegittima per rappresentare i valori della sinistra alle prossime elezioni presidenziali. L’organizzazione delle primarie sarebbe l’occasione per dimostrare l’imperitura esistenza di una cittadinanza politica attiva, che intende prendersi in mano il proprio destino e quello del paese. Si tratterebbe di un segnale di dinamicità che riuscirebbe nel tentativo di togliere il terreno sotto i piedi del Fronte Nazionale, che al contrario prospera in un paese preda di ansia e disperazione sociale.
La primaria, però, impone la logica che il vinto sostenga comunque il vincitore. Ciò implica che i candidati si trovino all’interno di un progetto politico compatibile, al di là delle precise proposte e personalità. I firmatari vogliono mostrare il contenuto, le idee, un progetto positivo che permetta alla Francia di sbloccare una via a sinistra – “projet positif dont la France a besoin pour sortir de l’impasse”. Quali contenuti quindi? Quali idee? È possibile raggruppare in un’unica primaria sia chi sta strenuamente osteggiando le attuali scelte del governo socialista, che coloro che lo sostengono o ne fanno parte? Per mettere in moto la macchina, infatti, è necessario un accordo di minima fra i canditati, possibile soltanto all’interno di un quadro progettuale ampiamente condiviso, elemento finora mancante. In tutto ciò l’autoesclusione del Partito di sinistra di Mélenchon costituisce un’ulteriore problematica: per il partito le presidenziali del 2017 rappresentano sì un’opportunità per guidare la costruzione di una nuova forza politica, dopo la china discendente intrapresa dal 2012, ma ritengono irrealistica l’idea di un unico candidato capace di rappresentare tutta la sinistra. Potranno essere comunque delle primarie di successo senza la partecipazione di uno dei principali agglomerati di sinistra nel paese?
Infine, sarà possibile evitare che la gara elettorale cada nella “trappola presidenzialista” in cerca della donna o dell’uomo giusto? I firmatari hanno lamentato, a ragione, il risultato plebiscitario delle primarie del partito socialista nel 2011, che provocarono “un supercandidat qui s’est affranchi de toute responsabilité envers les citoyens mobilisés derrière lui”. Come può essere evitato che ciò si ripeta? Come si possono rinnovare delle pratiche obsolete che hanno discostato i cittadini dalla politica nell’ultimo decennio? Come possono essere coinvolte le sinistre, i sindacati e gli attivisti senza che la vicenda si risolva in un ennesimo assegno in bianco per questo o quel candidato, o addirittura una caccia al voto utile da parte dello stesso Hollande o da Valls?
Questioni ancora aperte che troveranno risposte soltanto proseguendo questo percorso e di certo non mettono al sicuro da eventuali esiti deludenti. Saranno primarie utili soltanto se riusciranno a disegnare il profilo di un candidato, di sinistra, a capo di un progetto alternativo alle politiche perseguite in questa legislazione. Un progetto di ricostruzione collettiva a partire dal dibattito pubblico, capace di rimettere i discussione il presidenzialismo della Quinta Repubblica. Il 2017 costituisce l’occasione per battezzare in Francia una nuova generazione politica, capace di avviare un processo di rifondazione della sinistra e torni a dare significato concreto ai temi dell’uguaglianza, della solidarietà sociale e della giustizia.

Fonte: sinistraineuropa.it 

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