lunedì 22 febbraio 2016

Gli amici di Renzi

di Anna Polo
Nel discorso tenuto davanti all’assemblea del Pd Renzi ha affrontato il tema della tragica morte di Giulio Regeni al Cairo e dei rapporti con il regime di al Sisi. Le sue parole sono un vero capolavoro di ipocrisia e contraddizione; strano – o forse no – che nessuno lo abbia sottolineato. Basta analizzarle con un po’ di distacco e lucidità per accorgersene.
Renzi inizia facendo la voce grossa: “Non accetteremo una verità artificiale e raccogliticcia. Siamo l’Italia e non accetteremo mai una verità di comodo. Non c’è business o realpolitik che tenga, non è un optional la verità per Giulio.”
Subito dopo però conferma i legami con il regime responsabile con ogni probabilità delle torture che hanno portato alla morte il giovane ricercatore italiano. “Sono impegnato a stabilire un rapporto molto forte con l’Egitto, che è strategico per contrastare l’Isis ed è un hub economico fondamentale” (infatti si parla di un interscambio commerciale tra Italia ed Egitto di oltre 4 miliardi di euro). Ancora un inchino alle autorità del Cairo, che in realtà stanno facendo di tutto per rallentare e confondere l’inchiesta con false piste e notizie assurde, poi puntualmente smentite: “Siamo grati per la massima collaborazione offerta dall’Egitto fino a oggi (sic)”, seguito da un finale altisonante: “Proprio perché siamo amici pretendiamo la verità, anche quando fa male. Vogliamo i responsabili veri con nome e cognome, perché non è pensabile che resti senza colpevole“.
A questo punto è inevitabile porsi alcune domande: l’indignazione di Renzi è dovuta solo al fatto che è stato ucciso in modo barbaro un cittadino italiano? Se si fosse trattato di un ricercatore inglese, americano, francese, o di un semplice cittadino egiziano, il nostro Presidente del Consiglio avrebbe speso una sola parola per denunciare questo orrore?
E ancora: ammesso che si arrivi a trovare i colpevoli e se questi risultassero membri della polizia e dei servizi segreti egiziani – come molti analisti e conoscitori della realtà egiziana hanno sostenuto fin dall’inizio – cosa ne sarà degli idilliaci rapporti con il regime di al Sisi? Si dirà che si tratta di poche mele marce e che il resto del sistema è immacolato? Si potrà continuare a ignorare la situazione denunciata da tante organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, nell’intervista al portavoce italiano Riccardo Noury? Come si può dichiararsi amici di un paese in cui si registrano centinaia di casi di sparizioni e migliaia di prigionieri politici, in cui la tortura è pratica abituale e la libertà di manifestazione ed espressione è pesantemente limitata?
Se fossimo negli anni Settanta e un governo che si dice di sinistra si dichiarasse amico di Pinochet o Videla scoppierebbe un putiferio. Ora invece Renzi può fare la figura dello statista coraggioso e sensibile al dolore della famiglia della vittima, mentre l’Italia continua a vendere enormi quantità di armi all’Egitto.

Foto di Fabio Cimaglia
Fonte: Pressenza

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