La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 22 febbraio 2016

Quelle banche sotto stress che distribuiscono dividendi

di Andrea Boda
Essere azionista, socio, di un’impresa comporta oneri e onori: si contribuisce alle necessità di capitale dell’azienda, e si beneficia ella rivalutazione dell’investimento se l’impresa cresce e migliora. Uno dei modi in cui un’azienda di successo può riconoscere ai suoi azionisti un “premio” tangibile per il loro essenziale apporto di fiducia ed energia è il pagamento di dividendi. Tipicamente un’azienda che chiude il proprio bilancio con un utile può decidere di distribuire parte di questi utili sotto forma di dividendi, conservandone un’altra parte per effettuare investimenti o ricerca, per esempio.
Il pagamento di dividendi non costituisce necessariamente una connotazione di merito.
Ad esempio Apple non ha pagato dividendi per anni, nonostante registrasse eccellenti utili, semplicemente il management ha ritenuto a lungo che reinvestire la liquidità in azienda avrebbe garantito maggior profitto agli azionisti, e in effetti così è stato. Le banche europee e italiane, come sappiamo, stanno in queste settimane soffrendo la sfiducia del mercato: grandi masse di depositi si stanno spostando dalle banche percepite come più sane, fuggendo da quelle percepite come “problematiche”, mentre sui mercati azionari la mannaia cala con intensità diverse un po’ su tutte.
Mentre il mercato si mostra dubbioso che le banche abbiano sufficiente capitale per coprire i buchi che dovessero presentarsi a causa dei tanti crediti deteriorati, ecco che alcune di queste annunciano risultati in utile e di conseguenza comunicano anche l’entità del dividendo. Così mi son permesso di dar loro un consiglio: "Banche che vogliono convincere il mercato di essere solide mettano a riserva gli utili, invece che dare dividendi alle Fondazioni..."
È pura applicazione di buon senso: se il mercato mette in dubbio non tanto il tuo reddito quanto il tuo patrimonio, beh, mostrati il più solidamente patrimonializzato che puoi. Tuttavia parliamo di aziende in utile, quindi l’idea di distribuire o non distribuire i dividendi è solo una questione di opinioni e di buon senso. Della stessa idea sembra essere il governatore della banca d’Italia Visco, che già nel 2012 sosteneva che fosse opportuno valutare con attenzione «la distribuzione dei dividendi».
Dalla Bce arriva invece una proposta talmente agli antipodi rispetto a queste posizioni da lanciarsi oltre le soglie del buon gusto: alleggerire le norme europee che impediscono agli istituti di distribuire dividendi e bonus se i livelli di patrimonializzazione scendono, per effetto di risultati negativi. Significa che una banca che registra perdite, e che potrebbe quindi finire vittima di un bailin, dovrebbe poter serenamente distribuire dividendi ai suoi azionisti e bonus ai suoi manager, i quali evidentemente devono essere considerati più importanti, più meritevoli di tutela, degli obbligazionisti subordinati (e magari anche degli obbligazionisti ordinari e dei correntisti).
In questi giorni il governo sta tentando di impedire l’introduzione di un parametro di rischio sui titoli di Stato, che renderebbe istantaneamente più scadente il portafoglio delle banche italiane, che di titoli di Stato ne hanno in abbondanza. Se il principio è preservare il reciproco sostentamento che i conti pubblici ed i bilanci bancari si scambiano da anni, occorre spazzare dal tavolo bizzarre idee di “diritto al bonus” anche per i manager che fanno registrare perdite, perché proprio non vorremmo tornare a vivere la stagione dello spread, verso la quale lavora già un Pil che cresce meno del previsto, con il relativo peggioramento dei parametri di debito e deficit.

Fonte: Pagina99

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