lunedì 22 febbraio 2016

Riguardo alla Siria i media sono fuorvianti

di Stephen Kinzer 
La copertura della guerra siriana sarà ricordata come uno degli episodi più vergognosi della storia della stampa statunitense. I servizi sulla carneficina nell’antica città di Aleppo sono il motivo più recente.
Per tre anni militanti violenti hanno governato Aleppo. Il loro dominio è iniziato con un’ondata di repressione. Hanno affisso avvisi ai residenti: “Non mandate i vostri figli a scuola. Noi prendiamo lo zainetto, voi la bara”. Poi hanno distrutto fabbriche, sperando che gli operai disoccupati non avessero altra scelta che diventare combattenti. Hanno caricato su camion macchinari saccheggiati e li hanno venduti in Turchia.
Questo mese la gente di Aleppo ha finalmente visto barlumi di speranza. L’esercito siriano e i suoi alleati hanno cacciato i militanti fuori dalla città. La settimana scorsa hanno ripreso la principale centrale elettrica. L’elettricità regolare può essere ripristinata presto. La presa dei militanti sulla città potrebbe essere alla fine.
I militanti, come sempre, stanno seminando distruzione mentre sono cacciati dalla città dalle forze armate russe e siriane. “’Ribelli moderati’ appoggiati da turchi e sauditi stanno inondando di missili non guidati e di granate a gas i quartieri residenziali di Aleppo” ha scritto sui media sociali un residente di Aleppo. L’analista residente a Beirut Marwa Osma ha chiesto: “L’Esercito Arabo Siriano, guidato dal presidente Bashar Assad, è la sola forza sul campo, insieme con i suoi alleati, che combatte l’ISIS; dunque volete indebolire il solo sistema che sta combattendo l’ISIS?”
Questo non va d’accordo con la narrativa di Washington. In conseguenza gran parte della stampa statunitense sta raccontando il contrario di ciò che effettivamente sta accadendo. Molti articoli giornalistici suggeriscono che Aleppo è stata una “zona liberata” per tre anni ma che ora è rispinta nella miseria.
Agli statunitensi è raccontato che il corso virtuoso in Siria consiste nel combattere il regime di Assad e i suoi alleati russi e iraniani. Dobbiamo sperare che vinca una coalizione virtuosa di statunitensi, turchi, sauditi, curdi e dell’’opposizione moderata’.
E’ un’assurdità fumosa, ma gli statunitensi non possono essere incolpati perché ci credono. Non abbiamo quasi nessuna informazione sui combattenti, i loro obiettivi o le loro tattiche. Gran parte della colpa di queste menzogne è dei media.
Sotto intensa pressione finanziaria la maggior parte dei giornali riviste ed emittenti statunitensi hanno ridotto drasticamente i loro corrispondenti dall’estero. Gran parte delle notizie importanti sul mondo arrivano oggi da giornalisti residenti a Washington. In quell’ambiente l’accesso e la credibilità dipendono dall’accettazione di paradigmi ufficiali. I giornalisti che si occupano della Siria verificano presso il Pentagono, il Dipartimento di Stato, la Casa Bianca e “esperti” specializzati. Dopo un giro su quella giostra sporca sentono di aver esaminato tutti i lati della storia. Questa forma di stenografia produce la pappa che passa per notizie sulla Siria.
Corrispondenti estremamente coraggiosi nella zona di guerra, tra cui anche statunitensi, cercano di contrattaccare il giornalismo di Washington. A grave rischio della loro stessa sicurezza questi giornalisti insistono nel cercare la verità sulla guerra siriana. I loro articoli spesso illuminano il buio del pensiero conformista. Tuttavia per molti dei consumatori di notizie le loro voci si perdono nella cacofonia. Le notizie dal terreno sono spesso sopraffatte dall’opinione dominante a Washington.
I giornalisti residenti a Washington ci raccontano che una forza potente in Siria, al-Nusra, è costituita da “ribelli” o “moderati”, non che si tratta della filiale locale di al-Qaeda. L’Arabia Saudita è dipinta come sostenitrice dei combattenti per la libertà, quando di fatto è il principale sponsor dell’ISIS. La Turchia gestisce da anni una “via del ratto” per i combattenti stranieri desiderosi di unirsi a gruppi terroristici in Siria, ma poiché gli Stati Uniti vogliono stare dalla parte giusta della Turchia, ne sentiamo parlare poco. Né ci è spesso ricordato che anche se vogliamo appoggiare i curdi, laici e temprati in battaglia, la Turchia vuole ucciderli. Tutto ciò che fanno Russia e Iran in Siria è descritto come negativo e destabilizzante semplicemente perché sono loro a farlo, e perché quella è la linea ufficiale di Washington.
Inevitabilmente questo genere di disinformazione è trasudato nella campagna presidenziale statunitense. Al recente dibattito a Milwaukee Hillary Clinton ha affermato che gli sforzi di pacificazione delle Nazioni Unite erano basati un “un accordo che ho negoziato a Ginevra nel giugno del 2012”. E’ vero l’esatto contrario. Nel 2012 il Segretario di Stato Clinton si è unita a Turchia, Arabia Saudita e Israele in un riuscito tentativo di ammazzare il piano di pace ONU di Kofi Annan perché avrebbe soddisfatto l’Iran e mantenuto Assad al potere, almeno temporaneamente. Nessuno sul palco di Milwaukee ne sapeva abbastanza da contestarla.
I politici possono essere giustificati se distorcono le loro azioni del passato. Anche i governi possono essere giustificati se promuovono qualsiasi narrazione ritengano più adatta ai loro fini. Il giornalismo, tuttavia, si presume debba rimanere separato dall’élite del potere e dalla sua congenita mendacità. In questa crisi ha fallito miserabilmente.
Si dice che gli statunitensi siano ignoranti riguardo al mondo. Lo siamo, ma lo stesso vale per popoli di altri paesi. Se la gente del Bhutan o della Bolivia fraintende la Siria, tuttavia, ciò non ha un effetto reale. La nostra ignoranza è più pericolosa, perché noi agiamo in base a essa. Gli Stati Uniti hanno il potere di decretare la morte di nazioni. Possono farlo con il sostegno popolare perché tanti statunitensi – e molti giornalisti – si accontentano della versione ufficiale. In Siria essa è: “Combattere Assad, la Russia e l’Iran! Unirsi agli amici turchi, sauditi e curdi per sostenere la pace!” Questo è atrocemente lontano dalla realtà. E’ anche probabile che prolungherà la guerra e condannerà altri siriani a soffrire e a morire.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Boston Globe
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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