La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 17 febbraio 2016

Scacco matto Islamismo

di Karim Franceschi
Tel Rifat è presa.
Le YPG/YPJ (Unità di Protezione del Popolo/Unità di Protezione delle Donne) insieme a Jaysh al Thuwar gruppo fuoriuscito da FSA (Free Syrian Army), formano le SDF (Syrian Democratic Forces): unica coalizione pro-democratica esistente su territorio siriano. 
Negli ultimi tre giorni hanno prodotto un’offensiva senza paragoni a Nord di Aleppo, avanzando dal cantone del Rojava di Afrin verso est e liberando Azaz dai jihadisti di Jabhat Al Nusra. Contemporaneamente a Tel Rifat YPG/YPJ hanno preso Shayk Isa, tagliando l’ultima linea di rifornimento che collegava Turchia ai ribelli islamisti.
Sono serviti a poco i bombardamenti d’artiglieria da parte della Turchia ad Azaz, nel disperato tentativo di proteggere Al Nusra Front, gruppo jihadista affiliato ad Al Qaeda e principale alleato turco in Siria. 
I bombardamenti russi hanno bersagliato le linee di rifornimento dei gruppi jihadisti, che messi alle strette hanno battuto in ritirata lasciando 20 caduti a terra.
Le trame crollano e finalmente, dopo cinque anni di guerra civile, si intravede una luce in fondo al tunnel: con le linee di rifornimento tagliate ed i jihadisti in fuga, decine di gruppi ribelli si stanno già unendo alle SDF, chiedendo di essere liberati dagli Islamisti. La città di Mare ha immediatamente sancito un accordo storico - l'unione dei restanti ribelli FSA con le Forze Democratiche Siriane - obbligando gli Islamisti a lasciare la città. 
Sono decine i gruppi che in queste ore stanno rinnegando gli islamisti, chiedendo di aderire alle SDF, nonostante questa coalizione pro-democratica sia stata esclusa - su pressioni del governo turco di Erdogan - dai colloqui di pace di Ginevra.
Dopo cinque anni di guerra civile sanguinaria sembrava che Aleppo fosse completamente in mano ai gruppi jihadisti armati, finanziati ed addestrati da Qatar, Arabia Saudita e Turchia. Una rivoluzione che, cominciata cinque anni fa sui moti della Primavera Araba, era poi stata presa in ostaggio dai gruppi jihadisti provenienti da tutto il mondo, i quali ne avevano dirottato lo spirito democratico iniziale portandola verso un conflitto settario fratricida. La Primavera Araba, era diventata così Inverno. E la Siria un nido di vespe, terreno fertile per bande di jihadisti che hanno proliferato fino a diventare Stati e minacciare la sicurezza dell’intero mondo democratico.
La presa di Tel Rifat, ha segnato la fine dell’influenza turca ad Aleppo, così la presa dei gruppi islamisti sul popolo siriano cede, insieme la maschera dell’occidente, che si rivela una macchina capitalista seminatrice di morte, al pari dell’ISIS. I tre miliardi donati alla Turchia negli ultimi giorni la dicono lunga, così come l’invito a Jabhat Al Nusra ai colloqui di pace di Ginevra, ma nulla parla più chiaramente dell’esclusione delle Forze Democractiche Siriane (SDF). 
Colloqui definiti molto importanti dalla responsabile delle politiche estere dell’UE Federica Mogherini, così come l’incontro del ISSG (Gruppo Internazionale di Supporto alla Siria) - organo che non ha fatto altro che buttare benzina sul fuoco dall’inizio del conflitto, isolando di volta in volta i gruppi pro democratici e permettendo ad Erdogan di dettare la linea.
Tutto ciò sembra molto lontano da un popolo siriano che si trova in una fase decisiva della propria storia e che ora ha l’occasione di riprendere il controllo del proprio destino. Ha la possibilità di ridisegnare la Siria di domani lontano dalle ambizioni imperialistiche turche, dagli accordi Skykes-Picot e dalle risoluzioni dell’ISSG con i suoi tavoli di pace, che vedono da una parte Assad e dall’altra Jihadi John giocarsi una partita a scacchi usando il popolo siriano come pedina sacrificabile.
Il popolo democratico siriano a deciso, ed oggi ha finalmente l’occasione di autodeterminarsi. Qualunque sarà la Siria di domani, non sarà la Siria dell’ISIS, ne la Siria di Erdogan o di qualunque altra potenza straniera che pensa di poter esautorare il popolo siriano del proprio futuro. 
Nel frattempo il ministro turco Duvutoglu apertamente rivendica le azione militari intraprese contro le SFD e le cose non finiscono qui.
A queste violazioni turche si aggiungono i sauditi che, vedendo i ribelli islamisti da loro finanziati ed armati perdere velocemente terreno, vogliono - insieme alla Turchia - avere una partecipazione militare più diretta al conflitto. 

Fonte: Global Project 

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