lunedì 21 marzo 2016

Chi "spreca" il referendum

di Rocco Olita
Tra le altre cose di cui poco m’interessa, nella direzione del Pd di questa sera si discuterà della posizione da tenere sui referendum “anti-trivelle” del prossimo 17 aprile (a proposito: andate a votare e votate “sì”). Riassumendo, la segreteria invita all’astensione, però la sinistra interna vorrebbe discutere di un impegno diverso e polemicamente (e inutilmente, aggiungo) chiede chi abbia preso quella decisione e dove, dato che mai se ne è discusso. Io credo, sinceramente, che vogliano prenderci in giro. Tutti, ma i loro elettori principalmente.
Ricapitolando. Il Pd, maggioranza in 7 dei 9 consigli regionali che l’hanno chiesta, vuole una consultazione popolare contro un articolo dello Sblocca Italia che prevede il rinnovo tacito delle concessioni per le attività estrattive entro le dodici miglia nautiche dalla costa. Norma che, peraltro, è stata approvata dalla quasi totalità di quello stesso partito, con soli due voti contrari e alcune astensioni tatticamente territoriali, dato di queste solo poche si sono tradotte poi in vera presa di distanza.
Sempre il Pd, maggioranza nel governo, decide di non far svolgere quella votazione nella stessa data delle amministrative, che interessano, tra le altre, le principali città italiane, perché, appunto, punta a farla fallire boicottandone la possibilità di raggiungere il quorum, e buttando all’aria qualche centinaio di milioni di euro, forse per un’idea originale di spending review. Ancora il Pd, nella sua maggioranza, dice che quella consultazione è inutile, mentre la sua minoranza protesta chiedendo in quale sede lo si sia stabilito, e dimenticando che nella sede in cui si è scelto di approvare quella norma che col referendum si vorrebbe abrogare loro c’erano, ed erano d’accordo “sulla fiducia”.
Immaginate ora di essere un elettore di quelle sette Regioni guidate dal Pd e i cui consigli han chiesto di votare sulle modalità di rinnovo delle concessioni estrattive stabilità nello Sblocca Italia. Pensereste che quel partito sia contrario, e stando a quello che dice nei massimi livelli locali avreste pure ragione. Ma ne avreste anche se pensaste, all’opposto, che la medesima forza politica sia favorevole, considerato che così ha votato e in quel modo si esprimono capi e vice capi nazionali. E sareste confusi, almeno finché non coglieste la verità, che è sempre banale in casi come questi.
Il Pd è favorevole alle trivelle perché è quello che il potere, quello vero, quello dei soldi, gli chiede. Ma è altresì contrario nei territori, perché per mantenere quell’altro potere, quello simbolico delle presidenze e degli assessorati, deve non contraddire le popolazioni, che di veder trivellare i loro mari e la loro terra, per giunta senza alcun beneficio reale, non ne vogliono più sapere. E siccome il “populismo di governo” è l’unica cifra dell’azione politica di questi anni e di tale classe dirigente, non può far a meno di ondeggiare, cambiando verso e versione a seconda della distanza con cui guarda alle questioni. Con l’unico intento di rimanere ancorati a quegli scampoli di rappresentazione decidente, deboli e vani, ma lautamente retribuiti e discretamente riveriti.

Fonte: filopolitica.it

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