martedì 8 marzo 2016

Francia: il 9 marzo lo sciopero generale partito dalla Rete

di Pierre Gilbert e Andrea Alba
La giovane ministra del lavoro del governo Hollande, Myriam El Khomri, rischia di passare alla storia. E non perchè a lei si deve chissà quale riforma epocale in tutela delle fasce più deboli, ma perché il suo disegno di legge, la cosiddetta loi travail (una riforma tanto attesa dal Medef, la Confindustria francese), sta raccogliendo un dissenso enorme nel paese che sicuramente raggiungerà il suo apice con lo sciopero generale del 9 Marzo.
Uno sciopero generale come non se ne vedono dai tempi della riforma pensionistica del governo Sarkozy, quando milioni di persone paralizzarono la Francia. Uno sciopero generale anomalo, perchè la sua spinta propulsiva non è venuta dal mondo tradizionale del sindacalismo di massa, che pure ha accettato la sfida con l’adesione del CGT e di molte altre organizzazioni francesi della sinistra radicale, ma dai sindacati studenteschi, che in questa proposta di riforma del lavoro intravedono la crocefissione del loro futuro sull’altare dell’austerity.
Un’esigenza di lotta nata dal basso e diffusasi in tempi brevissimi, in grado di dettare un’agenda politica nel paese e mobilitare i sindacati alla lotta e non il contrario.
Non è di certo la forma tradizionale di indizione di uno sciopero, partito da un tam-tam sui social-network e diffusosi a macchia d’olio anche grazie ad un gruppo di giovani youtuber, che dal loro canale ipervisualizzato e diventato un simbolo della protesta (#OnVautMieuxQueCa, letteralmente “valiamo più di questo”) hanno spiegato gli effetti nefasti di questa riforma, lanciando manifestazioni in molte città francesi attraverso i social network. Una riforma che si iscrive a pieno titolo nella distruzione sistematica del codice del lavoro, una conquista sociale del mondo progressista d’oltralpe che rischia di essere messa in discussione da questo Jobs act alla francese.
L’esito politico di una legge partorita dai socialisti e che sta bene alle destre rischia di subordinare il diritto del lavoro agli accordi aziendali, attraverso proposte che tendono a rendere più facili i licenziamenti, concedere alle aziende la possibilità di scegliere gli orari di lavoro, fino ad un massimo di dieci-dodici ore al giorno e quarantasei ore alla settimana. Le ore di lavoro straordinarie saranno retribuite molto meno (solo il 10% in più delle ore normale, a fronte del 25% attuale). Le indennità di disoccupazione verranno ridotte, solo sei mesi per cinque anni di lavoro e quindici mesi per vent’anni. Le undici ore di riposo consecutive ogni ventiquattro ore lavorative possono essere frazionate. Il permesso di lavoro per motivi familiari non sarà più garantito dalla loi travail. I minorenni potranno lavorare anche dieci ore al giorno per quaranta ore settimanali. Insomma, un vero e proprio ritorno all’ottocento, un attacco senza precedenti alle conquiste sociali, pagate care dal movimento operaio francese nel corso del secolo scorso.
È probabile che la riforma subirà delle leggere modifiche da parte di quei sindacati che non hanno aderito allo sciopero generale (pochi, in realtà), preferendo ottenere dal tavolo della contrattazione col governo delle briciole, mentre dalla piattaforma dello sciopero viene chiesto a gran voce il ritiro totale della legge. Le prime adesioni sono venute dai sindacati dei trasportatori, dai partiti della sinistra europea, dalle organizzazioni di base anticapitaliste, contagiando i metalmeccanici e le scuole, mettendo su un fronte sindacale molto composito. Il 9 Marzo si svolgeranno manifestazioni in tutta la Francia e le militanti e i militanti non sono in grado, attualmente, di fare previsioni. È certo che in Francia qualcosa si muove e pare anche avrà ripercussioni politiche dirimenti. Sarà sicuramente una suggestione, ma la chiamata allo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori da parte degli studenti francesi è sempre qualcosa di significativo.


Fonte: Sinistra in Europa 

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