martedì 22 marzo 2016

Germania: raccogliere ciò che si semina

di Roberto Savio
Le recenti elezioni tedesche sono andate come previsto. Un nuovo partito di destra e xenofobo – Alternativa per la Germania (ADF) – è emerso con forza ed entrerà nel Parlamento nazionale nel 2017. Questa è una novità senza precedenti nella politica tedesca fino dalla fine della seconda guerra mondiale, ed è largamente considerata parte di una tendenza generale, cioè l’ascesa di forze populiste e xenofobe in tutta Europa.
Le elezioni europee del 2004 erano state il primo campanello d’allarme. La crisi dell’euro e l’instabilità sociale hanno visto l’inizio di un’impennata a destra. Da allora ogni elezione nazionale ha visto uno spostamento verso destra. Esempi storici di civismo e di tolleranza nei paesi nordici – Svezia, Norvegia e Danimarca – hanno cambiato direzione. I Democratici svedesi, un partito con radici nel movimento neo-nazista, hanno costretto il paese a cambiare la sua famosa politica di porte aperte ai rifugiati. L’estate scorsa il Partito Popolare Danese è emerso come seconda scelta. Nel 2015, in Finlandia il partito I Veri Finlandesi, è diventato la terza forza ed è ora nella coalizione di governo. Nel 2011, il massacro di 78 norvegesi per mano del neo-nazista Breivik annunciò la fine dell’identità politica scandinava.
Fin dal 2004, i partiti di destra sono cresciuti. Ora sono al potere in Ungheria e in Polonia e pochi giorni fa, l’LSNS, il neo-nazista “Partito Popolare per la nostra Slovacchia”, è saldamente in parlamento come quarta forza. E se le elezioni si tenessero adesso, il Partito della Libertà dell’antislamico Gert Wilders, otterrebbe il primo posto in Olanda. Nel 2015, in Francia, i partiti avevano dovuto unire le forze per impedire a Marine le Pen di vincere le elezioni regionali francesi.
Il peso del Partito dell’Indipendenza del Regno Unito (UKIP) ha obbligato Cameron a chiedere un referendum sull’Europa. In Austria il Partito della Libertà, di destra, ha ottenuto il 20,05% dei voti e, più di recente, hanno superatoi o i socialisti o i Cristiano Democratici in alcune elezioni negli stati, sono entrati nel governo guidato dai Socialisti nello stato del Burgenland, e hanno ottenuto il 30% dei voti a Vienna. In Italia, i voti del Movimento 5 Stelle, aggiunti a quelli della Lega di Matteo Salvini, sono quasi il 40% dei voto contrati all’Europa. Ovviamente, l’arrivo di più di 1 milione di profughi ha dato una spinta a tutti i partiti xenofobi, e la rapida ascesa di Alternativa per la Germania, è stata spiegata come una punizione alla Merkel che ha aperto le porte ai rifugiati, senza consultarsi con nessuna nazione, neanche con la Francia.
Oltre a questa ovvia spiegazione, sarebbe ora di considerare il motivo per cui fin dalla crisi del 2009, in così breve tempo, una campagna contro l’Europa e per una piattaforma nazionalista sembra avere così successo. Anche senza i rifugiati, l’ondata di destra è stata un fatto chiaro ed evidente. E perché quei partiti di destra attraggono un elettorato variegato, dai lavoratori alle casalinghe, dai pensionati ai giovani studenti? E perché, improvvisamente, il sogno dell’integrazione europea ha perduto l’appoggio popolare?
Ovviamente, questo comporterebbe un’analisi lunga e complessa che qui non possiamo affrontare. Mi piacerebbe, però aggiungere uno scomodo punto di vista su cui riflettere e, probabilmente, non politicamente corretto. La rigida intransigenza del governo tedesco (rappresentato Nein to Allen – No a tutto – cioè il ministro delle finanze Wolfgang Schauble), ha contribuito al declino del sogno Europa. Fino alla crisi del 2009, non c’erano stati gravi problemi finanziari e sociali. Poi è arrivata la crisi e ora l’Europa è quasi tornata al livello pre-crisi (l’Italia non ancora). Questo significa che durante i sette anni di austerità imposta dalla Germania, con un’epica lotta riguardo a Cipro e poi alla Grecia, e spaccare poi l’Europa con una divisione tra Nord e Sud, era l’unica strada da percorrere. Naturalmente sarebbe da irresponsabili indicare che il sud dell’Europa potrebbe aver ignorato le regole e i bilanci. Però, far diventare l’Unione Europea un guardiano visibilmente indifferente ai tagli selvaggi alle spese pubbliche – dal welfare agli ospedali, all’emergere ovunque della drammatica occupazione giovanile, non è stata certamente la ricetta migliore per dare un’attraente immagine delle istituzioni europee.
La Germania sembrava proprio una superpotenza, entusiasta della sua ricchezza, insensibile ai problemi degli altri, che è andata per la sua strada, senza nessun interesse per la consultazione e la socializzazione. E’ stato facile, durante i sette anni di crisi, attirare un gran numero di persone che sentivano di essere state lasciate fuori, ignorate dai tradizionali partiti politici che ricordavano o immaginavano i bei tempi della sovranità nazionale. Hanno visto nelle banche e nelle grosse aziende straniere il loro nemico, negli stranieri coloro che volevano rubare il lavoro (vi ricordate la campagna britannica contro l’idraulico polacco?) e hanno considerato Bruxelles come un mucchio di burocrati non eletti che volevano intromettersi nelle loro vite e decidere la forma dei pomodori. Berlino non ha fatto nulla per correggere quella tendenza. Ha considerato un problema morale il deficit dei paesi debitori e ha bloccato qualsiasi tentativo di socializzare l’eccedenza della sua economia con gli altri.
Forse è ora di considerare che l’intransigenza tedesca ha una responsabilità nell’aumento dell’ondata di destra e nazionalista, con il messaggio che a loro non interessava degli altri , attenti soltanto a mantenere la loro situazione privilegiata; la solidarietà europea è finita. Uno per uno i suoi alleati hanno avuto deficit di bilancio, come l’Austria, la Finlandia, l’Olanda, senza che Berlino se ne accorgesse affatto. L’austerità era un tabù che non poteva essere discusso, come non si possono o non si devono discutere dogmi morali o religiosi.
Si può dire facilmente che questa lagnanza arriva da parte dei debitori, cosa che di solito fanno. Spostate la responsabilità sui creditori, invece di fare un vero e sincero mea culpa. Ma allora, che cosa succede quando Bruxelles, il guardiano d’Europa fa appello alla Germania perché si prenda la responsabilità europea? Indifferenza totale.
Il 13 marzo la Commissione europea ha pubblicato un rapporto sulla situazione economica e ha indicato che Spagna, Italia e Portogallo erano i paesi più fragili, nella terribile mancanza di crescita nell’Eurozona. Il rapporto sceglie specificamente la Germania, ripetendo quello che già avevano affermato il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCD) e il G20: Berlino ha completamente ignorato la loro richiesta di aumentare la spesa per le infrastrutture, a mo’ di stimolo, usando il suo enorme surplus.
Nello scorso decennio la Germania ha fatto piccoli passi riguardo a tutte le raccomandazioni dell’UE. Non ha aumentato il bilancio per l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo, né ha migliorato il sistema fiscale. Bruxelles ha continuato invano a chiedere di aumentare l’età pensionabile. Ha raccomandato di rivedere i trattamenti fiscali per i cosiddetti minilavori *, e di eliminare le barriere nel settore dei servizi, senza avere alcuna reazione. Ha chiesto di aumentare i salari, di redistribuire il surplus dello stato: totale indifferenza. La Commissione ora dice chiaramente che il grande surplus commerciale rende la Germania un rischio per l’euro. Bruxelles ritiene che la Germania non stia facendo nulla in materia di riforme, che debba aumentare i suoi investimenti pubblici e conclude che l’enorme asincronia di bilancio rispetto al resto dell’Europa “ha implicazioni sfavorevoli per l’Eurozona.”
Non dimentichiamoci che Alternativa per la Germania è stata creata da un gruppo di accademici che erano contro l’euro. Furono messi nel posto sbagliato dall’attuale leadership che vuole liberarsi dell’interferenza di Bruxelles nella vita dei tedeschi, e tornare ai tempi della Germania forte del passato. La strada della splendida solitudine della Merkel sta aiutando o indebolendo il sogno europeo? Non c’è dubbio che lei sia una brillante leader nazionale. Ma anche europea?

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: IPS
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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