martedì 8 marzo 2016

Nuovo tentativo di golpe in Brasile?

di Paolo De Santis 
Venerdì 4 marzo è accaduto in Brasile un episodio che potremmo definire di gravità eccezionale, non fosse invece grottesco e ridicolo: all'alba, è scattato un blitz della Polizia Federale, che ha prelevato forzosamente dalla sua casa in São Paulo l'ex Presidente della Repubblica Luís Inácio Lula da Silva, per portarlo a deporre presso la Procura della Repubblica di Curitiba, nello stato del Paraná.
L'ordine di cattura, completamente ingiustificato, è stato disposto dal giudice Sérgio Moro, responsabile dell'operazioneLava Jato, letteralmente "Operazione Lavaggio a Getto". L'operazione, iniziata nel marzo 2014, è la maggior investigazione di tutti i tempi fatta dalla Procura della Repubblica brasiliana, e ha preso questo nome perché l'organizzazione criminale inizialmente oggetto dell'investigazione, usava una rete di distributori di combustibile e autolavaggio per riciclare il denaro usato in un complesso schema di licitazioni truccate con il gigante petrolifero Petrobras [1]. Per l'immensa risonanza mediatica dello scandalo, la Procura della Repubblica brasiliana dedica al caso un portale con lo stato di avanzamento dei lavori.
Dopo essersi laureato in diritto Brasile, Moro ha fatto un corso di studi ad Harvard, e poi una specializzazione presso il Dipartimento di Stato americano sul riciclaggio di denaro. Egli stesso dichiara di aver ispirato Lava Jatoall'operazione italiana Mani Pulite di vecchia memoria, e c'è sicuramente da credergli, visto che i committenti delle due operazioni sono gli stessi. Ma esiste tra le due operazioni una differenza sostanziale. Mani Pulite è deflagrata nel 1992, subito dopo la caduta dell'Unione Sovietica, perché gli USA e l'oligarchia europea non avevano più bisogno del costoso apparato politico corrotto che loro stessi avevano creato e che, con l'avvicendamento di diversi protagonisti, era stato funzionale ai loro interessi dalla fine dalla seconda guerra mondiale. Quella operazione di pulizia e moralizzazione aprì la strada a personaggi come Silvio Berlusconi, che avrebbe imperversato sulla scena politica fino al 2011, quando i suoi burattinai decisero di sostituirlo con personaggi più controllabili, visto che egli aveva fatto errori gravi, come quello di cercare alleanze strategiche con Putin e con Gheddafi.
Per contro, la finalità dell'operazione Lava Jatonon è quella di togliere di mezzo personaggi un tempo utili e sostenuti e divenuti scomodi, ma quella di annientare una forza politica, il Partito dei Lavoratori (PT) che, arrivata nel 2003 alla presidenza della repubblica [2] ha governato con grande consenso popolare, ottenendo per il paese progressi altrimenti impensabili. Per citarne alcuni: 40 milioni di brasiliani usciti dall'indigenza; accesso allo studio per oltre il 90% dei ragazzi in età scolare; milioni di case consegnate a persone con bassa rendita; nel 2014 l'ONU cancella il Brasile dalla mappa della fame nel mondo. E tutto ciò dando impulso alla economia di un paese che, pur senza essere riuscito ad abbandonare il suo ruolo di produttore di commodities, conquista una posizione importante nel quadro economico mondiale. Si pensi che Lula aveva terminato il suo secondo mandato presidenziale con un'approvazione popolare di oltre l'80%, cosa questa che gli ha permesso di investire questo ingente patrimonio di popolarità, chiedendo all'elettorato PT di votare Dilma Rousseff, e garantendo che avrebbe governato all'insegna della continuità con il suo governo.
Quindi, a differenza di Mani Pulite, che è stata appena un'operazione di manutenzione della politica di un paese come l'Italia che non ha mai cessato di essere controllato e asservito,Lava Jato è uno dei tanti attacchi, forse il più importante, che dal 2003 vengono mossi alla democrazia brasiliana, per poter scalzare dal potere il PT facendo terreno bruciato attorno a tutti i suoi esponenti di spicco. In altre parole, nel 2003, con l'elezione di Lula alla presidenza della Repubblica, i poteri forti locali e internazionali hanno perso il controllo del paese, il quale ha potuto, grazie a ciò, imboccare un cammino socioeconomico virtuoso, che lo avrebbe portato ad accrescere sempre più la sua sovranità e a liberarsi dalle catene coloniali che ancora lo imprigionavano. Questi attacchi, che potremmo definire veri e propri tentativi di colpo di stato, avevano già prodotto per i golpisti un risultato notevole: il 2 dicembre 2015, una delle tante richieste di impeachment fatte contro Dilma Rousseff dai suoi avversari politici viene accolta dal presidente del Senato. Essendo totalmente priva di basi giuridiche, tale richiesta non ha grandi probabilità di rendere disponibile all'ingordigia degli oppositori l'ambito posto al Planalto, ma ha fornito al Brasile un grande risalto mediatico internazionale di valenza molto negativa, con una immediata grave conseguenza: in gennaio 2016 Standard and Poor's declassa ulteriormente il Brasile a BB.
Questi brillanti risultati incoraggiano Sérgio Moro a proseguire sulla strada intrapresa. Ora che Dilma è quasi sistemata, bisogna assolutamente liberarsi di una figura ingombrante come Lula, che potrebbe ricandidarsi alle elezioni del 2018, con grande rischio per le élite che possa essere rieletto. Bisogna tenere presente che Lula, oltre ad essere uscito dal suo secondo mandato con grande approvazione popolare, aveva ricevuto ovazioni a livello internazionale. In un articolo di Brasil Económico si dice di Lula: "...uno dei pochi presidenti della storia (non soltanto del Brasile, ma di tutte le democrazie) che sono usciti dal governo con maggior approvazione popolare di quella che avevano al momento dell'elezione".
Il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, in occasione della visita di Lula a Berlino nel dicembre 2009, dice di lui: "Il politico più popolare del pianeta [...] davanti al quale i potenti del pianeta fanno la fila" e ancora "Trattato in modo informale e cordiale da Angela Merkel, [...] è adorato dall'80% dei brasiliani".
Ebbene, Sérgio Moro, che aveva già da tempo intrapreso una serie di indagini su Lula, in un delirio di onnipotenza, decide di sferrare un colpo che avrà un'enorme ripercussione mediatica: l'arresto di Lula, come un malvivente da quattro soldi. La ripercussione mediatica internazionale c'è stata: basti pensare che solo in Italia, tra il 5 e 6 marzo sono stati pubblicati oltre una dozzina di articoli sull'arresto di Lula. Ma questa volta il giovane e ambizioso Sérgio sbaglia il suo calcolo: ancora una volta il processo sociale torna alla ribalta con grande potenza e offusca gli scenari fasulli che i media avevano preparato per la rappresentazione. Il PT, dopo momenti di difficoltà vissuti nei mesi passati, ritrova la forza e la volontà di ricompattarsi. Fernando Henrique Cardoso, ex presidente della Repubblica che ha preceduto Lula, e che fa parte del partito che è il principale avversario del PT, capisce al volo la situazione e propone un dialogo: una grande alleanza nazionale per il bene del Brasile.

Fonte: Megachip Globalist

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