di Giovanni Russo Spena
Si è svolto nei giorni scorsi a Bruxelles un incontro molto importante , promosso e coordinato da Eleonora Forenza, parlamentare europea del PRC e dell' AltraEuropa ,con l'associazione ACAD, l'Osservatorio contro la repressione,giuristi e avvocati democratici, sul tema "Vittime dello Stato,tortura in Europa ".
E' stato presentato il dossier sulle vittime della brutalità della polizia in Italia, vittime degli abusi in divisa. L'incontro ha assunto un particolare rilievo sia politico che emotivo per le parole pronunciate dai parenti delle vittime : Ilaria Cucchi, Lucia Uva, Rudra Bianzino,Osvaldo Casalnuovo, Claudia Budroni, Grazia Serra, Andrea Magherini, Domenica Ferrulli. E' straordinaria la loro comune capacità, partendo dal proprio dolore, di giungere alla comprensione dei meccanismi generali della repressione, diventando rappresentanti di una campagna di massa. La Forenza e il gruppo parlamentare GUE hanno assunto l'impegno di incalzare sul tema la Commissione Europea. Occorre, infatti, impegnarsi per invertire la tendenza in atto: l'Unione Europea si sta trasformando, da Stato dei diritti (come era auspicato nel "manifesto di Ventotene") in " Stato di eccezione permanente".
In Italia la subalternità della stragrande maggioranza del sistema politico verso i poteri militari e di polizia (a cui viene garantita, anche da parte della magistratura, massima impunità) produce due tremendi effetti: la presenza organica della tortura nelle carceri e nei luoghi di detenzione e la mancata approvazione da parte del Parlamento del reato di tortura da introdurre nel Codice penale. Nonostante le ripetute condanne europee. La Camera dei deputati ha approvato un pessimo testo. Ma nemmeno questo testo è stato approvato dal Senato, ove giace nel dimenticatoio.
Evidentemente l'asse governativo Renzi/Alfano non sopporta alcun condizionamento, neppure lieve, ai poteri di polizia. Eppure, con l'associazione Antigone ed altre associazioni avevamo, di recente, raccolto 54000 firme ed ottenuto una condanna all'Italia da parte della Commissione per i diritti umani per due detenuti torturati nel carcere di Asti. Abbiamo anche deciso, a Bruxelles, di impegnarsi per chiedere al Parlamento italiano l'abolizione di reati voluti personalmente da Mussolini nel Codice penale per reprimere gli oppositori politici. Primi tra tutti i reati di "devastazione " e "saccheggio", per i quali il nostro carissimo compagno Davide Rosci sta scontando una ingiusta e feroce condanna. In Italia, in questi mesi, contro chi lotta in fabbrica, in Val Susa, nel territorio, per il diritto all'abitare e contro la precarietà viene adottato un odioso armamentario teso a prevenire il conflitto: dai Daspo, alle moltissime misure preventive, ai domiciliari, ai fogli di via, ecc.
E non dimentichiamo le condanne pecuniarie per azioni di lotta (scioperi, occupazioni, picchetti, ecc.) che, applicate a tanti giovani e regazze, rovinano vite,rapporti familiari. L'Italia è diventato laboratorio delle peggiori leggi repressive europee. Basti ricordare la spagnola "legge mordacchia" contro la quale si stanno battendo le sinistre, la costituzionalizzazione dello stato di emergenza in Francia, i campi di concentramento e le galere etniche contro i migranti. Potremmo parlare, con Laval, di "fuga dalla democrazia", che è nelle viscere della globalizzazione liberista. La repressione, la tortura sono il "fronte interno" della guerra "permanente" che è entrata nella vita quotidiana, nell'immaginario di insicurezza e paura collettiva. Del resto, le lobbies militari, industriali, poliziesche sono oggi integrate nelle lobbies finanziarie globali.Tutti i paesi europei, non a caso, aumentano le spese militari e, soprattutto, le spese di polizia. In alcune zone dell' Europa e dell'Italia vige una sorta di assedio permanente, di legge marziale. Non dimentichiamo le tragedie del passato: l'articolo 48 della Costituzione di Weimar del 1919 divenne il fondamento giuridico del regime mazional/socialista perché faceva assurgere a centrale il concetto di "sicurezza pubblica", intesa come "ragion di Stato".
Pensiamo,infatti, alle tecnologie securitarie, ai dispositivi biometrici, alle impronte digitali, alla videosorveglianza in ogni angolo di strada. Sono dispositivi, come ci ricorda Agamben, tutti nati nelle carceri ed oggi estesi a tutti gli spazi pubblici. E' la deriva biopolitica del potere moderno. E' la deriva verso lo"Stato del controllo". Occorre un grande impegno democratico, perchè la libertà, o sappiamo,è indivisibile. Nessuno si salverà da solo.
Fonte: controlacrisi.org

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