di Robert Fisk
Qualcosa è andata alla deriva all’interno dell’ambito morale della nostra copertura delle notizie? La settimana scorsa 64 afgani sono stati ucciso nell’attentato con la bomba più potente che sia mai esplosa a Kabul in 15 anni. Almeno 340 persone sono state ferite. I Talebani hanno fatto brillare i loro esplosivi proprio presso il muro dell’élite della forza di sicurezza ‘– state attenti alla parola ‘élite” che si supponeva proteggesse la capitale. Intere famiglie sono state annientate. Nessuna autopsia per loro. La televisione locale ha mostrato un intera famiglia – padre, madre tre figli fatti saltare in aria e ridotti a pezzi in un millisecondo, mentre il servizio di ambulanze della città riferiva che il suo intero “parco” costituito da una miseria di 15 mezzi, era impegnato per le operazioni di soccorso. Un’ambulanza era così zeppa di feriti che le porte posteriori si sono staccate dai loro cardini.
Ma questa settimana è morto anche Prince.
Dunque: l’Afghanistan è il paese verso il quale noi e i nostri partner dell’UE stiamo allegramente rimandando i rifugiati con la motivazione che Kabul e le province attorno sono “sicure”.
E’ una bugia, naturalmente – tanto sfacciata e potenzialmente cruenta quando le famigerate armi di distruzione di massa che sostenevano fossero in Iraq nel 2003.
E’ una bugia, naturalmente – tanto sfacciata e potenzialmente cruenta quando le famigerate armi di distruzione di massa che sostenevano fossero in Iraq nel 2003.
Allora avevamo già promesso agli afgani – nel 2001- che non li avremmo delusi. Dicevamo che non li avremmo dimenticati come avevamo fatto dopo la guerra sovietica. Una promessa di Blair, naturalmente, e quindi priva di valore.
C’è stata un’altra notizia alla televisione afgana, la settimana scorsa, che recava con sé delle oscure implicazioni per il futuro. Un giova uomo che si chiama Sabor, è stato dichiarato colpevole dell’uccisione due consulenti americani, e ha detto alla corte che non aveva assolutamente nessun rammarico. I media sociali afgani cominciarono a riempirsi di commenti a sostegno dell’uomo. Era “realmente un afgano” diceva uno.
“Un vero Afgano”. Alla faccia dell’Afghanistan e del suo governo totalmente corrotto e della nostra continua rivendicazione che appoggiamo questa amministrazione fasulla e che i nostri consulenti sono là per produrre, beh, non la “democrazia Jeffersoniana”, come ammisero timidamente gli americani nel 2003 – ma almeno la stabilità.
Poi c’è stata la più recente catastrofe nel Mediterraneo. Fino a 500 rifugiati e migranti si pensa che siano affogati dopo che dei rifugiati su una piccola imbarcazione che stava lasciando la Libia sono stati trasferiti su una barca più grande dove viaggiavano Egiziani, Etiopi, Somali e Sudanesi. I sopravvissuti sono stati fatti sbarcati in Grecia; alcuni di loro avevano visto affogare le loro famiglie. Non ci sono state fotografie della barca affondata. Nessuna autopsia per loro, naturalmente. Nessun piccolo Ayalan Kurdi è stato trascinato a riva su una soffice spiaggia per le macchine fotografiche. I rifugiati sono semplicemente andati direttamente giù nelle profondità dell’oceano per raggiungere le altre migliaia di scheletri che non sono mai riusciti ad arrivare in Europa. Non fate la riflessione che cinquecento vite sono quasi esattamente un terzo dei passeggeri morti sul Titanic. Non dite che un altro milione di esseri umani è probabile che scelgano questo passaggio sul Mediterraneo ora che stiamo chiudendo lo stretto tra la Grecia e la Turchia.
Perché Prince è morto questa settimana.
No, non porto rancore per coloro che piangono questo brillante musicista e la rivoluzione sociale che ha rappresentato. La ‘superstar’ di ‘Purple Rain’ (Pioggia viola) aveva i suoi fan anche in tutto il Medio Oriente. Oggi ci sono tantissimi utenti di Facebook che esprimono il loro dolore per questa morte. Mi chiedo però se non stiamo passando il limite. Quando i conduttori delle reti televisive esprimono le loro condoglianze al sindaco di Minneapolis e quando la Torre Eiffel è diventata viola, deve certamente arrivare un momento in cui ci chiediamo se il nostro senso delle priorità non abbia perso ogni prospettiva. Uno di quei tre bambini morti a Kabul non poteva forse diventare un ‘Prince’? Oppure i bambini che c’erano tra le cinquecento anime sulla barca affondata nel Mediterraneo? Lui o lei non potevano diventare una ‘superstar’? Che dire del fatto che pochi presentatori hanno espresso il loro dolore anche per le loro morti? Il colore sarebbe stato nero invece che viola, naturalmente. Le luci della Torre Eiffel si sarebbero dovute spegnere.
Ma questo non accadrà. Perché ‘Prince’ è morto questa settimana.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
/Originale : The Independent
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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