di Karim El Hadj et Violaine Morin
Il movimento Nuit debout, che occupa piazza della Repubblica a Parigi dal 31 marzo sull’onda della manifestazione contro la riforma del lavoro, è ormai anche armato di una Radio debout e di una TV debout.
Le occupazioni di piazza si moltiplicano in molte città francesi e a Bruxelles. Quale sarà lo sblocco di questo movimento e in cosa sperano i partecipanti? Abbiamo posto loro delle domande.
Philippe: Inventare una nuova forma di collettivo
Philppe, sulla sessantina, è venuto alla Nuit debout con Laure. Entrambi non sono realmente d’accordo con le nostre domande: “Perché questo dovrebbe diventare un partito? Pensate veramente che sia l’ aspetto più interessante?”
Per loro, la Nuit debout si preparava da tempo, è vicina ai movimenti apparsi in Spagna nel 2011 e in Grecia nel 2013. “C’è voluto del tempo affinché ciò potesse raggiungerci, ma ora c’è, per molteplici ragioni, prima fra tutte che ne abbiamo abbastanza dei cinque anni di governo Hollande”, analizza Philippe,” io penso anche che la gente non abbia sopportato di farsi confiscare le emozioni dopo gli attentati, soprattutto da tipi che non ci rassicurano per niente”.
Eloise è professoressa di fisica in una scuola. Avanza per Piazza della Repubblica con un cartello: “Scienza in piedi, fatemi le vostre domande”.Perché questo slogan? “Perché la scienza è di tutti”, sorride. Con questa ampia speranza di riappropriazione (dello spazio, della parola, del potere), che incarnala Nuit debout, Eloise non vede perché la sua disciplina debba rimanere nascosta nei laboratori, vittima di un’ immagine elitaria. Lo sbocco del movimento? Anche lei preferisce stare a vedere, ma spera in qualcosa “che non sia come in Spagna”, dove il movimento degli Indignados, è poi sfociato in un partito, Podemos.
Bertrand, capelli lunghi e chignon, non dà il suo vero nome. Seduto davanti a un cartello ” Assemblea Costituente” ha formato un circolo con altri partecipanti di cui annota, su un blocchetto, le idee. “Ci si allena a scrivere la Costituzione, semplicemente per renderci conto che la possiamo scrivere anche noi, ma può anche darsi che questo non porterà a niente”. La nuit deboutè, dunque, soprattutto l’ apertura di uno spazio di dialogo, di un respiro. “Le persone si scambiano idee, si prova a immaginare come si potrebbe far circolare meglio il potere nella società, e garantirlo nella costituzione”. Il tema del momento è ” Luogo e ripartizione del lavoro”.
Abdel: Un luogo centrale per diffondere una pratica militante
Ad Abdel non interessano troppo le assemblee generali. Per lui, la N.D. è un punto di partenza, un luogo di coesione per “iniziare a fare delle azioni”. Il movimento ha dunque un interesse strategico, perché veicola tutti i malcontenti. “Ho poca speranza che possa fiorire” lamenta.
Camille et Camille : “Una liberazione della parola”
Come molti altri, questi due giovani non danno il loro vero nome.
Ridendo gridano il loro nome “Camille!”, nome generico che si danno anche i manifestanti nell’ aereoporto Notre-Dame-des-Landes, perché tutti possono chiamarsi Camille, sia i ragazzi che le ragazze. Camille (donna) trova le assemblee generali un po’ inutili, durano ore e non toccano nessuno. Ma la postazione è presa, e forse è l’ inizio di qualcosa di grande.
La piazza può diventare un luogo di coesione per creare cose concrete, spiega. “Come che cosa? Dare seguito al movimento liceale, che si è formato contro la riforma del lavoro. Farli incazzare veramente, invece di rimanere solo seduti qui a parlare tra di noi.”
Camille (uomo) non ha nulla contro le assemblee generali, lui che è tesserato al sindacato SUD education, ed è abituato alle riunioni militanti.” Non è qualcosa di incompatibile, questo può sfociare in qualcosa di concreto, spiega; è già una liberazione della parola”.
Hicham: “Ho voglia di essere risolutamente ottimista”
Hicham lavora nella pubblicità. Ha preso una settimana di ferie per venire a Piazza della Repubblica, per sostenere il movimento.” Non si sperava più che questo potesse arrivare in Francia, e poi, con la legge El Khomri, è decollato”, dice con gioia.” Ho voglia di essere risolutamente ottimista. Il movimento comincia a essere distribuito, delle Nuit debout si stanno creando anche altrove in Francia e all’estero. Ci sono chances che possiamo essere presi sul serio”.
Emmanuelle, Marie, Greg, Chloé e Jules: “Dimostrargli che non siamo dei nullafacenti”
Un piccolo gruppo condivide una bottiglia di vino bianco, davanti alle candele spente del memoriale degli attentati di gennaio e novembre 2015. I ruoli si invertono per qualche secondo: ” Cosa è la nuit debout, per voi, in una frase?”, ci chiede Chloé. Scrivono in un piccolo blocchetto le risposte dei passanti.
Sono tutti studenti eccetto Jules, che fa video per Youtube. Emmanuelle studia la “Révolution en cours d’ histoire“, un testo di preparazione letterario. “Penso che in Francia abbiamo un orgoglio militante. Sin dall’infanzia ci hanno detto di essere dei resistenti, dei rompiscatole, dei sessantottini. Se non fossimo fieri di questo, oggi non saremmo qui.Marie è un po’ dubbiosa: ” Personalmente, credo che la nostra reputazione di rompiscatole venga dal fatto che la politica non ci ascolta: non cambia nulla e dunque continuiamo a lamentarci”.
Tutti sono d’accordo nel dire che il sistema politico è in panne. “Ormai la politica ha perso di significato, i politici si eleggono da soli, l’astensionismo è elevatissimo”.
Chloé, studentessa di infermeria, rilancia: “Chi ci rappresenta non ha consapevolezza di quello che succede, avanziamo troppo rapidamente rispetto a loro”. Cosa deve diventare la Nuit debout? Jules pensa che sia già una vittoria essere lì”.
Questo non basta però a Marie, che spera davvero in un cambiamento politico, e soprattutto un cambiamento nella considerazione delle nuove generazioni: “Spero che il movimento possa avere un impatto nazionale, che possiamo dimostrare che non siamo solamente dei nullafacenti seduti a Piazza della Repubblica.
Articolo pubblicato su Le Monde
Traduzione in italiano a cura di Sara Cese
Fonte: Sinistra in Europa

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