La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 7 aprile 2016

Il tentato colpo di stato in Brasile cerca di capovolgere i risultati delle elezioni

di Mark Weisbrot
Se state seguendo le notizie del subbuglio politico in Brasile, potrebbe essere difficile capire che cosa sta realmente accadendo. Questo spesso succede quando c’è un tentativo di golpe nell’Emisfero Occidentale, e specialmente quando il governo statunitense ha un interesse nel risultato. Di solito l’informazione su quell’interesse , e il ruolo di Washington, è la prima vittima del conflitto (Tra gli esempi del ventunesimo secolo, ci sono: il Paraguay nel 2012, Haiti nel 2011 e nel 2004, l’Honduras nel 2009, l’Ecuador nel 2010 e il Venezuela nel 2002).
Primo, non c’è dubbio che questo sia un golpe in corso. E’ un tentativo da parte dell’élite tradizionale del Brasile che comprende, come uno dei più importanti protagonisti, i maggiori media, di ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali del 2014 in Brasile. Il motivo per cui sperano di mettere in stato di accusa la presidente Dilma Rousseff del Partito dei Lavoratori (PT dalle sue iniziali portoghesi) non ha nulla a che fare con la corruzione o con qualsiasi grave reato.
L’accusa è che il governo usava denaro preso a prestito nel 2014 per continuare a far apparire che il surplus del bilancio primario rientrava nei suoi obiettivi. Questa però è una cosa che altri presidenti avevano fatto e non è certo un reato grave. Un paragone: quando i Repubblicani al Congresso degli Stati Uniti minacciarono di chiudere le attività federali per il tetto dell’indebitamento nel 2013, l’amministrazione Obama usò molti trucchi nella contabilità per estendere la scadenza e ci furono poche polemiche al riguardo.
Anche le accuse contro l’ex Presidente Luiz Inácio Lula da Silva sono dubbie anche se risultano essere vere. Soprattutto, gli accusati non hanno dimostrato alcuna connessione con il grosso scandalo di corruzione “Lava Jato” (lavaggio delle macchine) o con qualsiasi altro caso di corruzione. Lula – come è oramai noto l’ex presidente – è accusato di possedere una proprietà sul lungomare, che egli nega di avere che è stata ristrutturata da un’impresa edile brasiliana, e di ricevere denaro per i suoi discorsi da varie grosse aziende. Soprattutto, comunque, queste sono cose avvenute dopo che Lula aveva lasciato la presidenza. Sebbene il senatore del Vermont, Bernie Sanders abbia giustamente criticato la sua rivale nelle elezioni presidenziali Hillary Clinton per le ricevute di milioni di dollari avuti dalle grosse aziende per i suoi discorsi, fatti non è illegale negli Stati Uniti o in Brasile.
Il principale giudice che indaga su questi casi, Sérgio Moro, ha dovuto scusarsi con la Corte Suprema per aver fatto trapelare alla stampa le conversazioni intercettate tra Lula e la Rousseff e anche tra Lula e il suo avvocato, e tra sua moglie e i loro figli. Anche la detenzione di Lula per l’interrogatorio, con notizie fatte trapelare in anticipo ai media e che coinvolgono 200 poliziotti, malgrado il fatto che Lula si fosse sempre sottoposto agli interrogatori volontariamente, non hanno lasciato alcun dubbio circa la natura politica dell’indagine. Se Moro avesse qualche prova che collega la Rousseff o Lula alla vera corruzione, è probabile che alcune di queste sarebbero state oramai diffuse, dato che Moro ha fatto trapelare conversazioni personali e private intercettate soltanto per creare loro imbarazzo.
L’élite anti-democratica e corrotta del Brasile sta cercando di riportare il paese a l suo passato pre-democratico, quando l’elettorato non poteva interferire con la scelta dei leader. Purtroppo non è stato così tanto tempo fa: la dittatura che è durata fino al 1985
era stata installata nel 1964 con un golpe appoggiato dagli Stati Uniti con il quale hanno una certa rassomiglianza i tentativi attuali.
In quanto al ruolo degli Stati Uniti oggi, non è un segreto che a Washington piacerebbe liberarsi di tutti i governi di sinistra nella regione. Durante il viaggio di Obama del mese scorso in Argentina, e in altre dichiarazioni pubbliche da parte di funzionari statunitensi, è stato detto chiaramente che erano contenti di dare il benvenuto al nuovo governo di destra in quel paese. Hanno anche invertito la loro politica attuata contro il precedente governo di sinistra, di bloccare i prestiti all’Argentina da parte di “prestasoldi” internazionali come la Banca Inter-Americana di sviluppo e la Banca Mondiale. La prova del ruolo degli Stati Uniti nei summenzionati golpe è documentata oltre ogni ragionevole dubbio in tutti questi, tranne che per l’Ecuador, dove non ci sono prove solide. Dato, però, che non c’è stato quasi mai un golpe in questo emisfero contro un governo di sinistra senza un qualche coinvolgimento degli Stati Uniti, non c’è da meravigliarsi che molti ecuadoregni credano che gli Stati Uniti erano (e restano ) coinvolti anche nel loro paese.
Tale congettura non è irragionevole riguardo al Brasile, dove Washington intervenne nel 2005 a sostegno di uno sforzo legislativo che mirava a indebolire il governo del Partito dei Lavoratori. Anche la massiccia azione di spionaggio del Brasile – specialmente della compagnia petrolifera Petrobras, controllata dallo stato – che hanno rivelato Edward Snowden e Glenn Greenwald nel 2013, punta in questa direzione. Potrebbe essere una coincidenza che tutte queste informazioni sulla Petrobras siano state raccolte dal governo statunitense proprio prima degli scandali nella compagnia; oppure forse Washington condivideva delle informazioni con i suoi alleati nell’opposizione brasiliana. E non c’è dubbio che i maggiori protagonisti in questo tentativo di golpe – persone come gli ex candidati presidenziali José Serra e Aécio Neves – siano alleati del governo statunitense.
Naturalmente il governo del PT non sarebbe così nei guai oggi, anche coi media che capeggiano l’accusa – se l’economia che l’anno scorso si è ridotta di uno stimato 3,8% – fosse in una forma migliore. E questo, purtroppo, si deve principalmente agli errori dei legislatori del PT: dalla fine del 2010, hanno iniziato a imbarcarsi in una serie di tagli alla spesa pubblica, in aumenti del tasso di interesse e in altre misure che bloccarono l’economia, seguite da un’austerità anche più rigorosa nel 2015 che provocò una profonda recessione di cui non si vede la fine. La disoccupazione è salita da un minimo storico del 4,3% nel dicembre 2014, all’8,2% di oggi. Questo non doveva accadere; con oltre 360 miliardi di dollari in riserve di valuta straniera, il Brasile non è limitato dalla bilancia dei pagamenti e perciò potrebbe recuperare con politiche macroeconomiche di espansione.
La Rousseff e Lula sono di nuovo alle corde e davanti a nemici potenti, ma sarebbe prematuro escluderli. Hanno affrontato battaglie più difficili; al contrario dei loro avversari e delle grosse compagnie dei media che appoggiarono la dittatura, sono stati imprigionati durante questa. Se potranno sopravvivere all’attuale tentativo di colpo di stato, avranno una possibilità di sistemare l’economia e di tornare alla loro eredità, che è, dopo tutto, un’eredità di considerevole progresso economico e sociale.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: The Hill
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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