martedì 26 aprile 2016

L’occupazione di Klinika: rivitalizzazione dell’anticapitalismo a Praga

di Nikolay Savov 
Negli ultimi anni le occupazioni sono state un fenomeno prevalentemente marginale nella Repubblica Ceca. Tuttavia, con la creazione del centro sociale autonomo Klinika in una clinica abbandonata per malattie polmonari, gli occupanti si sono presentati con un approccio nuovo. Ora il movimento sta uscendo ancora una volta dalla periferia. Mediante la sua proposta di uno spazio autogestito basato su principi di autonomia Klinika ha reintrodotto la critica delle concezioni capitaliste della democrazia e della libertà rimaste in larga misura indiscusse dopo la caduta del regime totalitario comunista nel 1989. Questo nuovo esperimento si è da allora guadagnato con successo sostegno popolare in un periodo di risorgente nazionalismo ceco, che domina attraverso una politica di paura dei migranti.
Attualmente Klinika attua una militanza carnascialesca con immagini di una moltitudine impenitentemente pacifista di iniziative produttrici di comunità, mobilitando gruppi sociali che a loro volta difendono il centro contro ricorrenti manovre istituzionali per chiuderlo. Questo ha rivitalizzato la politica anticapitalista locale che sta rifuggendo il settarismo e si rivolge alla società più in generale e ha un impatto diretto su di essa.
Quest’ultima ha risposto in modi che dimostrano fratture nella società ceca tra quelli che cercano alternative al sistema dominante ed elementi fascisti emergenti, che sempre più influenzano la politica istituzionale.
La nascita di Klinika
Dalla chiusura dell’occupazione Milada a Praga nel 2009 è stato un periodo di calma per la politica degli occupanti nella Repubblica Ceca. Fino all’autunno del 2014, quando attivisti hanno reclamato una clinica abbandonata per creare un centro sociale autonomo, la scena mancava di uno spazio condiviso per dar voce alla sua politica alternativa e per creare un ambiente sicuro per attività comunitarie.
Pur emergendo dal movimento degli occupanti, con molti provenienti dal collettivo Obsad’ a Zij! (Occupa e vivi!) che aveva lottato per anni per mettere all’ordine del giorno il problema degli spazi vuoti abbandonati, Klinika è stata intesa come qualcosa di più vasto di un’occupazione. Diversamente da progetti precedenti, il centro autonomo di “Red Zizkov” (come è anche noto il suo quartiere) aspirava sin dalla sua ideazione a essere più aperto, estendendosi oltre il “ghetto attivista”.
Ciò richiedeva una strategia di costruzione di un’immagine pubblica favorevole, che ha costretto gli occupanti a evitare di inquadrare la loro azione in termini di occupazione, poiché ciò era visto negativamente dal pubblico. La percezione popolare identificava gli occupanti come drogati, impossibili da cacciare da una proprietà. Invece l’accento è stato posto sul progetto di un centro sociale, gestito da attivisti, mirante a creare uno spazio autosufficiente senza concessioni, donatori o finanziamento statale. Un ulteriore scopo consisteva nel mostrare che un altro modo di fare – contrario alla logica del mercato – è possibile.
Quando a novembre 2014 gli occupanti hanno preso possesso di una clinica abbandonata, sono state rapidamente diffuse lettere di spiegazione in tutto il quartiere, è stato creato un numero telefonico pubblico e sono seguite assemblee aperte, coinvolgendo i vicini nelle pulizie e organizzando varie attività sociali e culturali. La comunicazione attraverso i media sociali è stata tanto intensa quanto il lavoro nell’edificio, con media tradizionali che hanno diffuso anch’essi immagini di Klinika, mettendo a confronto l’edificio fatiscente che nessuno voleva con i tentativi di riportarlo alla vita.
Dieci giorni dopo è arrivata la cacciata.
Non era né inattesa né scoraggiante. I tre mesi successivi hanno visto un’intensa campagna per reclamare Klinika, culminata in una vasta dimostrazione che è stata cruciale per la determinazione del collettivo di mantenere pressione sulle autorità. Il risultato è stato che molte persone famose hanno deciso di appoggiare la causa di Klinika, il che ha determinato l’attenzione necessaria che alla fine ha indotto il ministro delle finanze a offrire un contratto di affitto gratuito per un anno per conto del proprietario della sede, a partire dal 2 marzo 2015.
La mancanza di un tetto e il diritto alla città
Klinika fa parte di una tradizione di sinistra che si oppone alle forze onnipresenti del capitalismo neoliberista. Ma gli sviluppi nel piccolo centro autonomo di Praga, e attorno a esso, riflettono anche un potere creativo che possiede una propria voce genuina. L’esistenza stessa di Klinika sembra aver aperto spazi nuovi o ampliato occasioni già esistenti di azione collettiva nel campo del sessismo, del razzismo, dell’invecchiamento e di altre forme di discriminazione intersecantisi.
La lavanderia sociale di Klinika, creata in particolare per l’uso da parte dei senzatetto, ci presenta un esempio indicativo. Il problema della mancanza di un alloggio è parte della storia del centro sin dall’inizio. Paradossalmente alcune delle narrazioni adottate dai media tradizionali a difesa degli occupanti li presentavano come salvatori dell’edificio da “drogati senzatetto”. La reazione di Klinika è stata la denuncia esplicita della denigrazione di quelli che si sono trovati bloccati negli strati più bassi della società. Esprimendo il nostro sostegno ai senzatetto abbiamo ricordato come eravamo stati il bersaglio di insulti simili non molto tempo prima.
Klinika ha lanciato da allora la propria critica, sollecitando un diritto uguale per tutti alla città. Come era stato reso visibile dal collettivo Obsad’ a Zij! Prima dell’occupazione di Klinika, il problema della mancanza di un tetto esiste parallelamente ad altri – come gli “sviluppatori” immobiliari – che assumono il controllo privato della città per le proprie imprese. E’ per questo che le attività nel nostro centro autonomo sono condotte in solidarietà con quelli che stanno al fondo.
Comunque per molto tempo è stato difficile trovare un modo per concretizzare questa posizione. L’edificio era ancora in cattive condizioni, con i collegamenti a elettricità e acqua in corso di creazione e poche stanze pronte per viverci. Abbiamo trovato solo un modo per impegnarci nella crisi dei senzatetto quando un gruppo di operatori sociali ha avvicinato Klinika per chiedere uno spazio per organizzare la loro lavanderia sociale. Pochi mesi dopo è divenuta uno dei molti progetti autonomi del centro.
La politica dell’autonomia
Da più di un anno ormai stiamo costruendo autonomia a Klinika, con l’obiettivo di creare uno spazio sicuro contro ogni forma di oppressione collegata alla totalità del capitalismo. Questo è uno dei nostri principi centrali, che continuiamo a sviluppare quotidianamente attraverso la pratica della creazione di un centro autonomo. Le forze individualizzatrici del capitalismo neoliberista ci hanno spinto a cercare qualcos’altro e l’esperimento in corso a Klinika è un tentativo di riscoprire la libertà nell’autonomia personale di agire, di acquisire sapere e assumere il controllo delle nostre vite.
Ciò, tuttavia, non può avvenire senza l’autonomia collettiva, che dipende dalla nostra capacità di condividere e collaborare al fine di ricostruire le nostre comunità. Questa autonomia collettiva è la forma che abbiamo adottato per consentirci di affrontare direttamente i problemi che ci interessano, sia personalmente, sia come gruppo. In questo senso l’autonomia è la nostra politica, e facciamo politica ogni giorno.
Contemporaneamente Klinika vuole anche essere un luogo dove altri vengano a organizzare le loro attività rispettando i principi della casa. Con nostra gioia pare che il principio dell’autonomia sia, in realtà, contagioso. Ha attirato molti che la riproducono su base quotidiana. Alcune iniziative, all’inizio, hanno in effetti trasferito le loro attività a Klinika solo per dimostrare il loro sostegno, ma altre sono venute precisamente per il modo in cui si fanno le cose qui.
Attualmente ci sono corsi autogestiti in sette lingue. Un collettivo di genitori, chiamato Mamatata, gestisce un asilo per i propri bambini ogni settimana. Sono anche diventati una vista familiare per le autorità, inscenando le loro attività in locali statali per protestare ogni volta che l’esistenza di Klinika è minacciata. Ci sono anche gruppi di meditazione, i frequenti seminari femministi, il negozio libero, i vari seminari, la radio di strada … e la lista continua.
Klinika perciò non è riprodotta in stretta conformità con il punto di vista ideologico del collettivo. Nel nostro caso dalla maggior parte dei membri è assunta apertamente un’identità anarchica, ma non si diventa anarchici semplicemente stando dentro Klinika o facendovi delle cose. L’”autonomizzazione” delle attività è prodotta ugualmente da iniziative esterne che trovano spazio a Klinika. E’ desiderio delle persone di affermare l’autonomia dei loro progetti; noi possiamo solo offrire lo spazio. E in modo simile allo spirito anarchico, come strutturato da Malatesta, il collettivo non vuole emancipare le persone, bensì che le persone si emancipino da sé.
Il risultato è che all’interno del nostro piccolo spazio autonomo viene alla luce una visione emancipante di libertà. Una libertà di essere, una libertà che non è negoziabile. E’ una questione di auto-organizzazione. Possiamo concepirla come un processo; il processo di messa in comune attraverso il quale Klinika sta diventando parte dei “beni comuni”. Tuttavia non dimentichiamo che ha anche origine dal rapporto antagonistico con il sistema dominante.
Dalla parte dei profughi
Mentre sviluppava il suo ambiente alternativo, Klinika è finita immersa in un’altra battaglia; una battaglia che attualmente cattura l’attenzione dell’Europa, la cosiddetta “crisi dei profughi”. Dopo l’arrivo, l’estate scorsa, delle sconcertanti notizie sulle misere condizioni nei centri di detenzione di tutto il paese, Klinika è stata tra i primi ad agire. Il centro è stato rapido nell’offrire uno spazio per donazioni e raccolte di aiuti, che è stato seguito da una grande risposta da parte di molti ansiosi di offrire sostegno. Con la dimensione della crisi dei profughi che cresceva di giorno in giorno, è stata presa la decisione di organizzare canali e distribuire aiuti anche ai centri di detenzione ungheresi e serbi.
All’epoca molti vedevano di non essere gli unici a provare empatia per i profughi. Quello avrebbe potuto essere il momento perché un movimento a favore dei profughi si avviasse nella Repubblica Ceca. In un paese in cui, secondo alcune stime, l’ottanta per cento della popolazione si oppone all’immigrazione, questo ha un grande significato.
Dopo il suo coinvolgimento nella spaventosa crisi umanitaria ai confini della Fortezza Europa, Klinika ha certamente acquistato popolarità, ma al tempo stesso si è guadagnata vasta opposizione a causa della simultanea ascesa dei gruppi nazionalisti e apertamente fascisti quali Czech Pegida – Islàm CR nechceme(Non vogliamo l’Islam nella Repubblica Ceca) – e Blok proti Islàmu (Blocco contro l’Islam), che gode di vasto sostegno, compreso quello del presidente Milos Zeman.
Entrambi i gruppi hanno identificato Klinika come loro nemico e hanno usato la loro base di sostegno ed esercitato pressioni su politici perché agissero contro il nostro centro. In questo ambiente radicale contro l’immigrazione, non dovrebbe sorprendere che Klinika abbia subito un attacco da parte di neonazisti dopo dimostrazioni antirazziste contro i confini. Dopo tale evento, il rinnovo della concessione di Klinika in affitto gratuito, che fino a quel punto sembrava avere l’approvazione del proprietario statale, ha improvvisamente subito l’ostilità delle autorità ed è stato poi negato, costringendoci ad annunciare l’occupazione illegale del nostro edificio.
Klinika sotto attacco
Il primo segno che l’atteggiamento ufficiale nei nostri confronti era cambiato è arrivato due settimane dopo l’attacco; due settimane prima che scadesse l’accordo con i nostri proprietari dell’Ufficio della Rappresentanza dello Stato nelle Questioni di Proprietà (UZSVM). Come precisava il comunicato da loro indirizzatoci, erano pressati da un’altra autorità a non prorogare il nostro contratto. La tesi era che lo status di struttura medica dell’edificio era incompatibile con le nostre intenzioni di gestire un centro sociale.
Un altro individuo influente che ha preso di mira lo UZSVM è stata il sindaco del distretto locale Hujova che ha scatenato un attacco contro Klinika definendolo un “rischio per la sicurezza”. Ella vedere il pericolo che il quartiere diventasse un campo di battaglia tra estremisti di sinistra e di destra, considerandoci uguali ai neonazisti, una visione che da allora ha espresso ripetutamente. Sfortunatamente lei non è il solo politico locale ad avere simili idee.
Anche se l’UZSVM ha affermato di non poter rinnovare il contratto non essendo l’edificio approvato per i nostri scopi, l’opinione dei legali si è pronunciata diversamente. Gli avvocati hanno rivelato che, in realtà, è solo una formalità per l’UZSVM cambiare lo status della sua proprietà. Comunque l’ente chiaramente non è stato disposto a farlo, inducendoci a ritenere che i nostri proprietari stiano agendo su basi politiche, celandosi dietro pretesti legali.
A solo giorni dalla scadenza del contratto abbiamo organizzato una dimostrazione che – con nostra stessa sorpresa – ha attirato 2.000 persone a sostegno di Klinika. La nostra kermesse in strada è scesa sul municipio locale per contestare le accuse contro di noi e vedere il bluff dell’”incapacità” del nostro proprietario a concludere un nuovo accordo. Il 2 marzo, dopo che le autorità hanno deciso di ignorare il sostegno pubblico a Klinika, abbiamo annunciato l’occupazione illegale dell’edificio, insistendo su negoziati veri.
Hanno partecipato dozzine di persone, con centinaia di altre in arrivo a infondere un’atmosfera incredibile che ha compreso molte attività nuove, per impegnarsi in discussioni o per ascoltare alcuni dei pensatori più influenti del paese che sono venuti a parlare a Klinika. La presenza della gente ha reso strategicamente svantaggioso alle autorità attuare uno sfratto. Poi è arrivata una scoperta sorprendente dei presidenti del Partito Verde che ha rivelato che l’edificio non era mai stato approvato per l’uso come struttura medica e aveva operato illegalmente per più di quarant’anni.
Comunque, anche dopo che l’UZSVM era stato colto con le mani nel sacco, il suo capodipartimento, Katherina Arajmu, si è rifiutata di cambiare idea riguardo a Klinika. Si è, invece, unita alla signora Hujova nelle sue accuse che Klinika rappresenta una minaccia per la sicurezza. Vecchie tesi riguardo all’illegalità dell’occupazione – che fino a quel punto non erano più considerate rilevanti – e sono comparse congetture riguardo al mancato pagamento delle bollette di acqua e gas, accanto ad accuse che si stavano accumulando lamentele dei vicini.
Questo rinnovato tentativo di celare i motivi veri, politici, della negazione a Klinika di uno status legale ha cominciato presto a cadere a pezzi, com’era accaduto riguardo all’argomento iniziale a proposito dello status dell’edificio. Rapporti della polizia avevano in precedenza concluso che noi non costituiamo una minaccia di alcun genere. Inoltre il portavoce della stessa ha annunciato che non c’è l’intenzione di sfrattare Klinika poiché l’UZSVM non ha perseguito tutti i modi possibili per risolvere la questione. Né ci sono state altre accuse basate su prove reali, com’è stato pure rivelato.
Perché Klinika deve vivere
Così, dopo un atteggiamento più favorevole riguardo alla proroga del contratto di Klinika priva dell’attacco neonazista al centro, le autorità hanno cercato di sfruttare tale aggressione per continuare la battaglia su un fronte burocratico e di ignorare il forte sostegno pubblico a Klinika. Attualmente la nostra occupazione prosegue con l’UZSVM che manovra per impedire qualsiasi vero negoziato con altre istituzioni che possano concederci uno status legale.
Come in molti altri paesi, assistiamo alla demonizzazione degli anarchici da parte delle autorità. Nonostante i nostri confronti pacifici, siamo considerati estremisti. Inoltre il nome di Klinika è statorecentemente diffamato dal presidente, collegandoci all’incendio di automobili e a intralci ad attività economiche (sfruttatrici). Contemporaneamente le autorità girano la testa dall’altra parte nei confronti di mobilitazioni fasciste di “cittadini preoccupati”. Dobbiamo ancora vedere qualcuno processato per l’attacco neonazista al nostro centro.
Klinika deve vivere. Non solo perché rappresentiamo un’alternativa al percorso autodistruttivo intrapreso dalla società ceca, ma perché la nostra politica preme per una vera alternativa. Klinika offre una visione di una comunità che ricostruisce sé stessa su principi di autonomia, cooperazione e autogoverno, cioè su un vero anticapitalismo.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Roarmag.org
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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