La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 18 aprile 2016

Non è che l'inizio: noterella pratica sul dopo referendum

di Gianluca Graciolini
C'era la possibilità di fermare una grande porcata di un governo amico dei petrolieri e dell'economia fossile e criminogena. Una porcata ancora a rischio di infrazione delle normative europee sulla concorrenza. Una delle tante porcate di questo governo. Per boicottare il voto hanno messo in campo ogni stratagemma: l'indizione ravvicinata, il silenzio mediatico sulle ragioni del Sì, la propaganda bugiarda a reti tv e grandi giornali unificati, il trucco di un invito esplicito, ossessivo e beffardo all'astensione in un Paese in cui l'astensionismo elettorale, anche per il voto politico, ha raggiunto livelli patologici: è di gran lunga il primo partito in Italia.
E poi c'era la difficoltà, in tempi così brevi e in queste condizioni, di ricondurre a senso generale, a rilevanza nazionale, come ad opzioni tra due diverse visioni di futuro energetico, due contrapposti modelli di economia e due strategie alternative di politica industriale, una scelta e una norma le cui conseguenze sono state percepite considerevoli solo per i territori direttamente interessati dagli impianti. Una sorta di effetto Ninmby all'incontrario e viziato da miopia.
Fuori dai denti, hanno pesato anche i consueti tratti distintivi del carattere degli italiani: indifferenza, rassegnazione, menefreghismo, individualismo esasperato e, certo che sì, un analfabetismo funzionale che tocca i suoi apici proprio sulle grandi questioni politiche e civili. Come altrove tentai di spiegare il populismo di governo di Renzi trae linfa dalla palude di questa gelatinosa maggioranza silenziosa, imbelle, qualunquista e conservatrice.
Eppure: 15 milioni di italiani hanno votato e quasi 14 milioni hanno votato Sì. Un'enormità, oltre 11 milioni in più dei voti per le primarie del Pd che nel 2013 incoronarono Renzi segretario, quasi tre milioni in più dei voti del Pd alle elezioni europee, al suo massimo storico.
È stata una sconfitta? Probabile, ma una sconfitta in questo caso e in tali condizioni, prevista ed annunciata. Ma anche un buon viatico: quei voti e le generose mobilitazioni che l'hanno resi possibili sono una massa critica eccezionale, una poderosa avanguardia di minoranze vive ed attive che ci fanno ben sperare per l'esito degli impegni in corso d'opera. Dalla raccolta di firme per i referendum sociali e per le leggi di iniziativa popolare su scuola, ambiente, Jobs act ed Italicum, ad ogni situazione di movimento e di sabotaggio contro il sistema vigente, da ogni singola iniziativa di partecipazione o di rottura in ogni singolo territorio, fino alla madre di tutte le battaglie del referendum di ottobre, contro la cancellazione della Costituzione e lo stravolgimento autoritario della democrazia italiana. Passando ovviamente per le amministrative, dove dobbiamo contribuire a che il voto per il Partito della Nazione si risolva in un bagno di sangue.
Domenica non era che che l'inizio. Uniamo i fronti di mobilitazione, a partire da quella del 7 maggio contro il Ttip, coordiniamoci meglio e di più, proviamo a darci una strategia comune di azione e di liberazione, facciamo di tutti questi momenti di resistenza civile un'unica stagione costituente per l'alternativa al renzismo che si vuol far regime in nome del dogma neoliberista e per conto delle oligarchie finanziarie. Al lavoro e alla lotta!

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