di Michele Prospero
Circola un tweet di Gad Lerner che recita così: “Stefano Fassina prendesse anche il doppio dei voti che gli danno i sondaggi resta ininfluente: ha senso una sinistra di mera testimonianza?”. I 140 caratteri sono un obbligo all’economia di pensiero che nella contrazione delle parole impedisce costruzioni di significati. E però questa frase minima dice molto, è un pensiero compiuto e anche denso di senso.
Lerner esplicita una concezione del voto che è in perfetta sintonia con i tempi della post-democrazia. Cioè il voto non è per lui una espressione di fiducia, un veicolo di riconoscimento. Marx avrebbe detto che il voto è “l’espressione cosciente della fiducia del cittadino”. Ma nei tempi che corrono fiducia e coscienza sono valori che la democrazia non si può permettere, meglio archiviarli a favore di un calcolo delle utilità. Il voto è per Lerner uno strumento che va piegato alle esigenze dell’influenza.
Fa parte della razionalità strumentale, va giudicato con il metro dell’economia: conviene o no accordare una preferenza di voto?
Fa parte della razionalità strumentale, va giudicato con il metro dell’economia: conviene o no accordare una preferenza di voto?
La politica, che dovrebbe determinare l’agenda, orientare gli scopi, diventa in questo modo un calcolo, uno strumento. Il privato con i suoi parametri utilitaristici domina la sfera pubblica condannando all’oblio ogni riferimento a fini, idealità. Prima si calcola, sulla base degli esistenti rapporti di forza, chi può vincere e poi si sceglie autoriducendo il proprio sentimento politico. Anche nel voto, non bisogna dare spazio a un ideale, a una visione. E’ necessario calcolare costi e benefici perché nell’agire politico ciascuno deve comportarsi da mercante.
Nell’esercizio del voto, che è il solo momento che resta al cittadino per dire qualcosa in uno spazio pubblico privatizzato, ognuno deve rinunciare al proprio libero convincimento. Ogni autenticità è bandita. Il voto, che dovrebbe esprimere una volontà, deve essere invece condizionato da un’autorinuncia preventiva. Così la rappresentanza perde significato, è la fabbrica del falso, della simulazione, del trionfo dell’homo oeconomicus. Per essere influenti occorre accettare l’ininfluenza del proprio credo politico, della opinione, della rabbia, del disincanto.
Nel suo tweet Lerner applica alla politica il codice dominante dell’economia marginalista. Adattata il recente conio neoliberista che strapazza fini, ideali di giustizia perché scopi ideali che non mostrino una sonante influenza non meritano alcuna considerazione. Sono di per sé irrazionali. Però ricondurre al metro dell’influenza la razionalità del singolo è rischioso, in nuce questo canone comporta l’abolizione della democrazia: la influenza maggiore la esercita il vincitore e quindi tutti dovrebbero concordare con il giocatore favorito.
L’obiettivo del voto è il comportamento massimizzante volto all’influenza, al “si vince”. Così viene escluso ogni orientamento della sfera pubblica secondo istanze, valori, interessi collettivi. E’ riduttivo e scivoloso il canone di Lerner che nel caso estremo significa che se non vinci non meriti considerazione, sei un soggetto non razionale. E la razionalità del voto è nient’altro che l’effetto gregge, l’induzione a seguire alle urne il leader che i sondaggi indicano come il predestinato.
L’influenza di non avere influenza è in fondo la ricetta di Lerner. La rinuncia preventiva a esprimere un valore politico diventa per lui il solo valore accettabile. Nel momento della presenza deve prevalere l’assenza. Nel giorno della scelta deve dominare la non scelta. Si vota per non farsi ascoltare. La voce deve essere afona. Quello che uno sente e crede, non deve penetrare nell’ambito istituzionale perché nel voto occorre inseguire il richiamo del nichilismo come marchio dell’utilità immediata. Una sfera pubblica di soggetti che non argomentano, calcolano, che non lottano, si piegano e scelgono sulla base dell’influenza o prospettiva di successo è molto povera di significati. Recide la sfera ideale delle motivazioni. Il calcolo suggerisce la defezione, la rinuncia, l’uscita o il conformismo.
Il ragionamento di Lerner può essere rovesciato. Testimonianza la fa chi per essere influente vota con Verdini o gli eredi di Cosentino, non chi preferisce altro, seguire un grande ideale come quello di sconfiggere alla radice l’insediamento nefasto del partito della nazione pronto per il plebiscito autunnale. E per questa sua costosa ma autentica volontà di potenza vota Fassina.
Fonte: pagina Facebook dell'Autore

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