La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 10 maggio 2016

Grecia: i creditori avvoltoi sgomitano per il loro prossimo boccone

di Dick Nichols 
Ci sono voluti solo nove mesi perché le relazioni tra lo stato greco quasi in bancarotta e i suoi creditori – il “Quartetto” di Commissione Europea, Banca Centrale Europea (BCE), Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) – sbandassero sull’orlo della crisi.
Queste relazioni sono regolate dal terzo memorandum di salvataggio tra la Grecia e la Commissione Europea che il governo a guida SYRIZA del primo ministro Alexis Tsipras è stato costretto a mandar giù il 12 luglio dell’anno scorso, nonostante il popolo greco avesse respinto una versione precedente con il 60% dei voti al referendum del 5 luglio 2015. Il memorandum impegna l’ESM a fornire al paese 86 miliardi di euro in cambio del fatto che un governo greco posto sotto stretto controllo attui un pacchetto di “riforme” richiedenti tagli alle pensioni, aumenti delle tasse, privatizzazioni e liberalizzazione del mercato del lavoro.
Il 22 aprile Jeroen Dijsselbloem, il presidente olandese dell’Eurogruppo (dei ministri delle finanze dell’area euro) ha affermato che era stato raggiunto un accordo di massima tra i creditori che avrebbe visto il governo greco obbligato ad attuare un pacchetto di 3 miliardi di euro di tagli “contingenti” extra se il paese avesse cominciato a restare indietro riguardo ai suoi obiettivi di riduzione del debito. La “contropartita” per la Grecia era una dichiarazione che l’Eurogruppo era “pronto ad avviare discussioni su possibili opzioni per concedere alla Grecia un certo taglio del debito”.
Al tempo stesso erano poste in sospeso persistenti differenze tra l’Unione Europea e il FMI su quale combinazione di misure avrebbe meglio prodotto un buon comportamento economico da parte della Grecia, in modo da affrontare il governo a guida SYRIZA con un fronte unito dei creditori.
Dalla metà del 2015 la posizione del FMI, specialmente tra i suoi economisti e il personale “sul campo”, è stata che senza un taglio del debito la Grecia non può conseguire i suoi obiettivi di riduzione del debito, richiedendo avanzi primari di bilancio (prima del pagamento degli interessi) dell’1,75% del PIL nel 2017 e del 3,5% nel 2018. Conseguentemente se la UE non riesce ad accettare di ristrutturare il carico debitorio della Grecia, il FMI non può partecipare al programma di salvataggio, poiché ciò gli farebbe violare le sue stesse regole che vietano di finanziare paesi con un debito insostenibile.
Per il FMI l’obiettivo di avanzo primario della Grecia nel 2018 dovrebbe essere l’1,5% del PIL, ironicamente la stessa cifra proposta dall’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis nel corso degli infruttuosi negoziati dell’anno scorso tra la Grecia e i suoi creditori. Comunque il prezzo di qualsiasi taglio del debito e di qualsiasi accordo cui il FMI parteciperebbe deve essere una “riforma significativa”, specialmente del sistema previdenziale greco pesantemente sottofinanziato.
Secondo Varoufakis, in uno scritto del 3 aprile su Der Spiegel, il capo europeo del FMI Poul Thomses gli aveva già detto a febbraio dell’anno scorso che “al minimo 54 miliardi di euro del debito greco rimasto dopo il primo ‘salvataggio’ dovrebbe essere cancellato immediatamente in cambio di serie riforme2.Scrivendo sul blog del FMI, iMFdirect, l’11 febbraio, Thomsen ha affermato che “il FMI non vuole che la Grecia attui aggiustamenti draconiani di bilancio in un’economia già gravemente depressa” ma ha insistito che “nessun taglio del debito rendere sostenibile il sistema previdenziale greco senza riforme delle pensioni … tali difficili decisioni non può essere procrastinate sulla base di supposizioni irrealistiche”.
Quest’ultima frase era un colpo alle proiezioni economiche della Commissione Europea per la Grecia. La posizione della maggioranza dell’Eurogruppo, diretta principalmente dal ministro tedesco delle finanze e dalla Bundesbank, è stata che non doveva esserci alcuna riduzione del carico del debito pubblico greco (oggi a 311 miliardi di euro, il 176,9 del PIL), poiché l’economia greca, secondo le proiezioni della UE, sta tornando alla crescita. Inoltre il sospetto intransigente all’interno dell’Eurogruppo, espresso più costantemente dal ministro tedesco delle finanze, è che la Grecia userà sempre la riduzione del debito per eludere interventi sugli sprechi del settore pubblico, sulla dipendenza dallo stato sociale e sulla cronica evasione fiscale.
Comunque il motivo più forte per le allegre proiezioni di crescita della Commissione Europea – intransigenza sul taglio del debito e prestiti extra secondo necessità (definiti “far finta di niente e prorogare”) non è mai citato. Nelle parole di Varoufakis:
"Far “quadrare” i conti richiede l’ammissione della signora Merkel che, nel 2010, per ottenere il consenso dei suoi parlamentari a fondi di salvataggio che il governo greco insolvente avrebbe poi passato a banche tedesche e francesi, ha fatto loro una promessa che non poteva essere mantenuta: che la bancarottiera Atene avrebbe rimborsato ogni centesimo con gli interessi! Una simile ammissione oggi sarebbe veleno politico per una Cancelliera già indebolita."
Il 22 aprile il direttore generale del FMI, Christine Lagarde, nel riaffermare che il carico del debito greco era insostenibile come attualmente strutturato, si è mossa più in prossimità della posizione tedesca quando ha sottolineato la posizione forma del FMI che il carico avrebbe potuto essere reso sostenibile senza alcun taglio del genere citato da Thomsen a Varoufakis. Misure come prorogare le scadenze dei prestiti, porre un tetto al pagamento degli interessi, avere periodi di grazia sul rimborso e collegare i programmi di rimborso ai tassi di crescita potevano presumibilmente alleggerire il carico distribuendolo nel futuro. La Lagarde ha anche appoggiato la proposta dell’Eurogruppo di un aggravio “contingente” di 3 miliardi di euro.
Lo stesso Varoufakis aveva proposto l’anno scorso che il carico debitorio della Grecia fosse reso tollerabile con questo approccio, ma senza adottare la ricetta d’austerità del FMI:
"Il pacchetto di austerità del FMI è disumano perché distruggerà centinaia di migliaia di piccole aziende, toglierà fondi ai più deboli della società e metterà il turbo alla crisi umanitaria. E non è necessario, poiché una crescita significativa ha più probabilità di tornare in Grecia sotto le nostre proposte politiche di por fine all’austerità, di prendere di mira gli oligarchi e di riformare l’amministrazione pubblica (anziché attaccare, di nuovo, i deboli)."
Un articolo del 29 aprile sul sito greco Macropolis ha descritto l’attuale stato delle cose tra i creditori della Grecia: “Il FMI, e conseguentemente la Germania e altri stati membri dell’Eurozona, favoriscono misure di standby chiaramente delineate e promulgate ora in modo che non ci sia modo per il governo greco di sfuggire dal suo impegno se gli obiettivi di avanzo primario dell’1,75% del PIL nel 2017 e del 3,5% nel 2018 non saranno raggiunti. Agli occhi del Fondo questo metodo assicurerebbe che gli interventi siano mirati esul lato della spesa, anziché consentire ad Atene di aumentare di nuovo le tasse per coprire qualsiasi deficit”(corsivo aggiunto).
Il giudizio del governo a guida SYRIZA sembra essere che può probabilmente conservare la sua base centrale di sostegno se è libero di rispettare gli impegni del memorandum sulla riduzione del deficit più mediante aumenti delle imposte (si spera a carico dei ricchi) e dei contributi di previdenza sociale, piuttosto che mediante tagli, specialmente ai diritti dell’attuale generazione di pensionati. A oggi questi ultimi hanno avuto la promessa di Tsipras e del ministro della previdenza sociale e del lavoro Georgios Katrougalos che le loro pensioni, già tagliate in salvataggi precedenti, sono al sicuro.
Tuttavia se prevalesse l’idea di FMI-Germania che gli impegni devono essere mantenuti mediante tagli, il governo potrebbe benissimo cadere, considerata la sua stretta maggioranza (153 seggi su 300) e il fatto che alcuni singoli parlamentari di SYRIZA hanno già detto che voteranno contro qualsiasi ulteriore taglio. Il 25 aprile il ministro delle finanze, Euclid Tsakalotos, ha detto che non c’era modo che la proposta di alzare un’altra scure sul collo della Grecia non sarebbe passata in parlamento, specialmente quando i negoziatori greci hanno già concordato 5,4 miliardi di euro di aumenti delle imposte e di tagli a futuri diritti previdenziali.
La controproposta greca è che nel caso non sia raggiunto un obiettivo di avanzo primario, un meccanismo automatico imponga tagli generalizzati a tutti i ministeri, ma con la discrezionalità del ministro delle finanze di esentare un ministero dai tagli a condizione che essi siano applicati altrove. Nel momento in cui scrivo (4 maggio) la Commissione Europea e alcuni governi membri della UE sono, secondo Macropolis, soddisfatti da questa offerta, ma il governo tedesco e il FMI devono ancora dichiarare le loro posizioni.
La prossima riunione dell’Eurogruppo, fissata al 9 maggio, dovrebbe rivelarle. Così come stanno le cose la Grecia sta ancora una volta guardando a una stretta creditizia e a 3 miliardi di euro di rimborsi alla BCE e al FMI entro la fine di luglio. Ancora a febbraio il ministro delle finanze Tsakalotos ha dichiarato che se la prima revisione (in origine scaduta a ottobre) del rispetto del memorandum da parte della Grecia si trascina a maggio o giugno il paese sarà “fritto”.
Dietro l’impasse
Perché importanti differenze tra il FMI e l’Eurogruppo a guida tedesca sono state messe sotto controllo (almeno per ora)? Il cuore del problema è che i creditori della Grecia non possono permettersi divisione con l’avvicinarsi del momento in cui il paese deve adottare le misure più sostanziali – e dolorose – prescritte dal terzo memorandum.
Da quando quell’accordo è stato firmato lo scorso luglio il governo a guida SYRIZA ha fatto passare tre tornate di misure per soddisfare le richieste dei creditori. Esse hanno:
aumentato l’età della pensione a 67 anni e cominciato a cancellare progressivamente i pensionamenti anticipati;
ridotto le pensioni future dei lavoratori autonomi che si ritirano dopo il gennaio 2017;
aumentato i contributi dei pensionati per l’assistenza sanitaria da 4 al 6%;
spostato molti prodotti ad aliquote fiscali indirette più elevate, aumentato l’imposta sui combustibili per gli agricoltori e cominciato a cancellare progressivamente le esenzioni fiscali indirette per le isole Greche e aumentato l’imposta sul reddito sui redditi agricoli dal 13 al 26%, e
aumentato dal 4 al 6% il tasso d’interesse applicato ai debiti fiscali da 5.000 euro in su nei piani greci di rateizzazione del pagamento degli arretrati fiscali.
Al tempo stesso il governo ha cercato di distribuire la sofferenza
applicando un’imposta del 23% sull’istruzione privata (in precedenza esente da imposte);
aumentando l’imposta sul tonnellaggio all’industria greca delle spedizioni marittime del 20% entro il 2020 e mantenendo lo speciale contributo dei vettori di cargo stranieri fino al 2019;
aumentando la tassa sul lusso e il prelevamento fiscale di “solidarietà” sui redditi superiori a 50.000 euro, e
adottando un “programma parallelo” di misure sociali per difendere i più vulnerabili (maggiori dettagli più avanti in questo articolo).
In cambio dell’applicazione di queste misure la Grecia ha sinora ricevuto 23 miliardi di euro di “esborsi”, 13 miliardi per il rimborso di debiti e 10 miliardi per ricapitalizzare l’insolvente settore bancario greco. Secondo la Campagna per il Giubileo del Debito se e quando la Grecia riceverà gli interi 86 miliardi di euro più i 6 miliardi di euro di attesi incassi dalle privatizzazioni, i 94 miliardi di euro totali saranno stanziati per i rimborsi del debito, la ricapitalizzazione delle banche e l’aumento delle riserve valutarie della Grecia.
Comunque il governo a guida SYRIZA è stato in grado di registrare un certo numero di guadagni minori: ha incassato 2 miliardi di euro di imposte evase e di arretrati fiscali, ricapitalizzato le banche utilizzando solo un quinto dei fondi disponibili e ha presieduto a un’economia che nel 2015 si è contratta meno di tutte le proiezioni (dello 0,3%). A novembre 2015 la produzione industriale è in effetti aumentata del 3,3% e il bilancio del governo ha mostrato un avanzo primario dello 0,7% del PIL nel 2015 rispetto all’obiettivo del memorandum di un deficit dello 0,25%. Tuttavia quest’ultimo “guadagno” è stato in larga misura dovuto alla massiccia discesa (10,5 miliardi di euro) della spesa previdenziale nel 2015 rispetto al 2009.
Le tre tornate di leggi adottate dal parlamento greco per attuare le prescrizioni dei memorandum hanno prodotto ondate di proteste di agricoltori, marinai, lavoratori della metropolitana, studenti, professionisti e sindacalisti del settore pubblico e uno sciopero generale il 4 febbraio. SYRIZA è anche scesa dietro Nuova Democrazia nei sondaggi d’opinione, con la percentuale di approvazione del primo ministro Tsipras ora alla pari di quella del nuovo leader di Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis.
Sarebbe sorprendente se così non fosse. Oltre agli aumenti delle imposte e ai tagli allo stato sociale il governo Tsipras ha dovuto vendere porti e aeroporti a prezzi minimi ed è stato costretto dall’Unione Europea a convertire la Grecia in un recinto di trattenimento di decine di migliaia di profughi di Siria, Iraq, Afghanistan e altri paesi colpiti dalla guerra. Secondo il più recente sondaggio Kapa, condotto a metà aprile per il quotidiano dichiaratamente anti Syriza To Vima, il 45,2% degli intervistati considera l’afflusso di profughi una minaccia, rispetto al 30,6% che lo considera un’opportunità (24,2% gli indecisi).
E tutto questo avviene prima che la “irrisolvibile equazione” del sottofinanziamento del sistema pensionistico greco sia stata affrontata seriamente. Il suo deficit nel 2015 ha richiesto l’arrivo di 17,9 miliardi di euro (il 10% del PIL greco che si è ridotto del 25% dal 2008) dal bilancio statale, al fine di rabboccare i fondi pensione contributivi del paese, le cui entrate sono crollate con la caduta dei salari e l’aumento della disoccupazione.
Al tempo stesso e persino mentre chiede il taglio del debito, il governo greco continua ad agire come se un avanzo primario del 3,5% entro il 2018 fosse un obiettivo realizzabile. In un articolo del 14 aprile sulFinancial Times Tsipras ha scritto che il suo governo aveva “raggiunto un accordo con tutte le istituzioni europee e internazionali che controllano il salvataggio sulla dimensione del pacchetto fiscale che deve essere introdotto per gradi nei prossimi due anni per raggiungere l’obiettivo di bilancio primario del 2018”. Tuttavia Tsipras ha espresso preoccupazione per l’insistenza del FMI a “cambiare il disegno delle riforme in un modo che lascia intatti il loro risultato e la loro semplicità, ma rende la riforma significativamente meno progressista, spostando una quota considerevole del carico sui relativamente poveri” (corsivo aggiunto).
In precedenza, in una riunione del 6 marzo del comitato centrale di SYRIZA, Tsipras aveva esposto la sua visione di dove si trovava il governo a guida SYRIZA nella lotta per ottenere il taglio del debito nel contesto delle differenze tra UE e FMI:
"I passi che certamente dobbiamo compiere non saranno realizzati in condizioni di tranquillità ma in un contesto di forti conflitti con la dirigenza economica e politica, con gli oligarchi e le reti di interessi, con il sistema mediatico e quelle parti della burocrazia statale che oggi stanno perdendo i loro privilegi a causa del nostro intervento. Il conflitto è iniziato. Il conflitto infuria. E in questo conflitto quelli che hanno sempre vinto, questa volta non vinceranno. Questa volta vinceranno il popolo e i gruppi sociali più deboli.
Stiamo applicando un accordo difficile, prodotto di evidente ricatto e compromesso … Un accordo che alla fine della prima revisione aprirà la via all’essenziale, necessaria discussione sulla riduzione dell’attuale valore netto del debito, cioè a un accordo, come ha detto ieri uno dei nostri ministri, con un obiettivo da cui si possa vedere Itaca e non un infinito Calvario …
La prima revisione sarà completata il più presto possibile, nonostante le tattiche dilatorie del FMI dei giorni recenti. Questo è dovuto al fatto che, per la prima volta, c’è da parte della Grecia e delle istituzioni europee una sostanziale convergenza sia sulle stime del prossimo periodo sia sui dati economici e di bilancio di oggi…
L’insistenza del FMI su differenze riguardanti le cifre significa che oggi ha una differenza sullo stesso programmo che stiamo applicando. Non un disaccordo tecnico, bensì uno politico.
E’ per questo che è certo che la UE – poiché la questione la riguarda direttamente – presto sarà chiamata al livello più alto, politico non tecnocratico, a chiedere a tutti di rispettare l’accordo firmato il 12 luglio 2015 [1]."
A febbraio Emile Roemer, leader in visita del Partito Socialista Olandese, dopo un incontro con Tsipras ha scritto che:
"Abbastanza considerevolmente le istituzioni europee recentemente sembrano davvero riconoscere un certo valore agli sforzi greci. Oggi, tuttavia, è il FMI che sta creando problemi e pretendendo ancora una volta una nuova ingerenza nelle pensioni, che già sono state ridotte enormemente. Questo non è possibile, dice Tsipras. “Speriamo ora nel sostegno della UE, ora che abbiamo rispettato i nostri accordi. La Grecia non può essere governata da istituzioni internazionali”."
Chiaramente il governo a guida SYRIZA sta facendo tutto il possibile per portare a termine la revisione del primo memorandum, non solo al fine di ricevere il successivo esborso, disperatamente necessario, e vedere le banche greche avere accesso ai finanziamenti della BCE, ma anche per creare la sensazione che sei anni di recessione economica e sofferenza sociale stanno finalmente per finire.
SYRIZA deve essere distrutta
L’articolo di Tsipras sul Financial Times è arrivato dieci giorni dopo che Wikileaks aveva pubblicato unatrascrizione di una conversazione privata del 18 marzo tra il capo europeo del FMI Thomsen e Delia Velkouleskou, capo della missione del FMI in Grecia. La discussione si era concentrata su due problemi: come far capire agli europei che gli obiettivi di riduzione del debito nei memorandum erano impossibili, considerate le proiezioni del FMI sulla probabile crescita dell’economia greca, e come far sì che i greci accettassero serie riforme in cambio della riduzione del debito. Thomsen ha detto: “Non accetterò un pacchetto di piccole misure. No.”
La Velouleskou e Thomsen ipotizzavano che il solo modo per far ragionare l’Eurogruppo e i greci consisteva nel far sì che la Grecia si trovasse di fronte a un “evento creditizio” o aspettare che un evento simile – insolvenza di una rata di rimborso del debito – stesse per verificarsi.
La trascrizione fatta trapelare ha scatenato l’ira in Grecia, con Tsipras che ha scritto al capo del FMI Lagarde per chiedere “se la Grecia può fidarsi, e continuare a negoziare con loro, di dirigenti del FMI che … sembrano star minacciando il ritardo del processo nella convinzione che solo un evento creditizio funzionerà per ottenere concessioni”.
La Lagarde ha replicato insinuando che i greci avevano intercettato la conversazione tra Thomsen e la Velkouleskou (“è cruciale che le vostre autorità assicurino un contesto che rispetti la riservatezza delle loro conversazioni interne”) affermando contemporaneamente che “siamo ancora a considerevole distanza dal disporre di un programma coerente che io possa presentare al Consiglio Esecutivo”. E’ poi seguita la vendicativa accettazione da parte del FMI degli obiettivi di avanzo primario del memorandum (basati sulle “previsioni irrealistiche” della Commissione Europea!) e del pacchetto di tagli “contingenti” dell’Eurogruppo.
In una lettera aperta del 29 aprile di otto membri del parlamento europeo, dai loro caucussocialdemocratici, verdi e della sinistra si sintetizza l’attuale ginepraio in cui si trova il governo a guida SYRIZA: “Pur attuando più di 100 misure convalidate dall’Eurogruppo da settembre e rispettando appieno i termini dell’ultimo accordo raggiunto a luglio, Alexis Tsipras sta correndo il rischio di un ultimatum negativo, come desiderato da alcuni creditori quali il FMI e Wolfgang Schaeuble … I creditori hanno avuto due obiettivi dal luglio 2015: imporre le misure d’austerità del memorandum e cacciare Tsipras. Hanno conseguito il primo e stanno ovviamente ancora perseguendo il secondo.”
La strategia consiste nell’accrescere la sofferenza che il governo a guida SYRIZA deve infliggere alla sua base di sostegno come prezzo per ottenere ciascuna nuova tranche di un finanziamento disperatamente necessario: in questo modo si spera che il governo divenga così impopolare che la conservatrice Nuova Democrazia possa sconfiggerlo alle prossime elezioni, che potrebbero essere convocate in anticipo a causa del rifiuto di alcuni parlamentari di SYRIZA di appoggiare la nuova ondata di misure di austerità.
Al tempo stesso può essere screditata in tutta Europa l’idea di un’alternativa di sinistra radicale, specialmente con l’obiettivo di minare la posizione delle forze anti-austerità alle prossime nuove elezioni in Spagna, fissate per il 26 giugno. Se la Germania e il FMI rifiuteranno l’alternativa di Tsakalotos al pacchetto di tagli “contingenti” dei creditori – l’impegno a rispettare obiettivi di deficit in caso di mancato conseguimento, ma con flessibilità per il governo greco circa la decisione su come farlo – sarà una chiara conferma della loro intenzione di destituire SYRIZA dal governo quanto prima politicamente praticabile.
Alle riunioni di metà aprile della Banca Mondiale e del FMI (prima che il FMI e l’Eurogruppo arrivassero alla loro posizione negoziale congiunta), il ministro tedesco delle finanze Schaeuble stava ancora insistendo che la Grecia non ricevesse alcun taglio del debito, descrivendo ciò come “un tentativo di non fare che indiscutibilmente va fatto”. All’epoca Tsakalotos ha commentato: “Schaeuble è dedito a tre cose che non sono possibili contemporaneamente: dobbiamo avere un accordo; deve parteciparvi il FMI; non occorre che concediamo nulla sul debito. Queste tre cose sono incoerenti tra loro. Una di queste tre non funzionerà. O non avremo un accordo, o il FMI non vi parteciperà, o avremo qualcosa sul debito”.
Poiché la riunione dell’Eurogruppo del 21 aprile ha prodotto la sua intensificazione della linea dura dei creditori nei confronti della Grecia, i commentatori economici prevalenti si sono grattati la testa sul perché i creditori restino dediti a politiche che sono destinate a mantenere il paese in recessione. Ad esempio, l’ex capo del mega-fondo Pimco e presidente del Comitato sullo Sviluppo Globale di Obama, Mahomed El-Elianha scritto il 22 aprile:
"Evitando un’azione decisiva per affrontare l’eccesso di debito, il paese e i suoi creditori hanno contribuito a una situazione che è deludente per tutti. I partner europei della Grecia non hanno nulla di sostanzioso da mostrare per i miliardi di euro che hanno prestato al paese. Il FMI e la BCE, che sono andati avanti con l’approccio “far finta di niente e prorogare”, hanno messo a rischio la lorol credibilità. Ma i maggiori perdenti sono stati i cittadini greci, che sono passati attraverso le sofferenze di uno dei programmi di austerità più severi della storia ma ancora non riescono a vedere la fine del tunnel."
Paul De Grauwe e Lorenzo Codigno, dell’Istituto Europeo della London School of Economics, hannoavvertito il 26 marzo che i pericoli della Grexit “appaiono considerevolmente sottovalutati di questi tempi” e, se si verificasse, “rappresenterebbe un colpo permanente all’integrazione economica e finanziaria” e un fattore destabilizzante permanente nell’Eurozona.
Scrivendo sulla pubblicazione finanziaria conservatrice statunitense Forbes il 22 aprile, la giornalista Frances Coppola ha trovato un paragone adeguato per trattamento della Grecia da parte dei creditori nel saccheggio della Germania da parte delle nazioni vincitrici dopo la prima guerra mondiale. Citando il classico Le conseguenze economiche della pace di Keynes, ha detto:
"L’obiettivo del 3,5% non ha nulla a che fare con la realtà … Esiste solo per mantenere la finzione che il debito greco sia sostenibile ed evitare così che i creditori europei debbano far digerire ai loro elettorati la spiacevole verità che la Grecia non sarà mai in grado di rimborsare questi soldi. Infligge sofferenza al popolo greco senza alcuno scopo, esclusivamente per placare i creditori.
Indubbiamente molti di voi si stanno chiedendo come il FMI possa mai partecipare a questa “pace cartaginese”. Ma anche il FMI è un creditore. Rivuole i suoi soldi indietro. Né i creditori europei né il FMI sono fondamentalmente interessati a rimettere in piedi la Grecia. Ciò su cui non sono d’accordo è di quanto sostentamento abbia bisogno la Grecia per restare viva abbastanza da rimborsarli. Sono tutti vampiri."
Pur non negando in alcun modo il comportamento vampiresco dei creditori della Grecia, l’articolo della Coppola trascura il punto importante che l’obiettivo centrale del Quartetto consiste nel liberarsi dell’inaffidabile governo SYRIZA e nel sostituirlo con un compiacente governo di Nuova Democrazia o di un’alleanza più vasta. Certamente il conservatore Partito del Popolo in Spagna sarebbe molto lieto di veder cadere l’amministrazione a guida SYRIZA prima delle elezioni spagnole del 26 giugno, così come ne sarebbe lieta l’intera dirigenza europea.
Dissenso in SYRIZA
Il 27 aprile Tsipras ha chiesto a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo dei capi di stato della UE, di convocare una riunione del Consiglio Europeo per discutere la proposta dell’Eurogruppo di un piano di tagli d’emergenza da 3 miliardi di euro per la Grecia. Tusk si è rifiutato, affermando: “Sono convinto che ci sia ancora lavoro da fare da parte dei ministri delle finanze che devono evitare una situazione di rinnovata incertezza per la Grecia”. (Ciò ha fatto suonare campane d’allarme nei mercati azionari e obbligazionari dei titoli greci: i buoni di tesoro a 10 anni sono balzati di 50 punti base al 9,14% mentre l’indice del mercato azionario di Atene è sceso del 4,3%).
L’amministrazione a guida SYRIZA si trova ora nel suo angolo più stretto sinora. Ha vinto le elezioni del 20 settembre con un messaggio che l’accordo sul memorandum, anche se molto cattivo, era il meglio che si poteva ottenere. Inoltre ha sostenuto plausibilmente che ci si poteva fidare solo di SYIRIZA per mettere in atto un programma per difendere la popolazione più vulnerabile della Grecia dall’impatto del memorandum e per continuare la lotta contro la dirigenza mediatica e politica corrotta del paese.
Quanto è stato realizzato? Secondo Stavros Pangiotidis, consigliere capo sulle politiche sociali dell’ufficio del primo ministro greco, scrivendo sul sito Transform! il 7 marzo, il programma parallelo del governo ha visto 2,5 milioni di greci senza assicurazione sanitaria avere accesso al sistema di assistenza sanitaria pubblica, il reclutamento di 3.500 medici extra, la fornitura di energia elettrica e acqua gratuite alle famiglie più povere, trasporti pubblici gratuiti ai disoccupati e pasti scolastici caldi gratuiti a 200.000 studenti. Altri piani comportano il reclutamento di insegnanti e docenti universitari e un rafforzato finanziamento della ricerca scientifica al fine di arrestare l’allarmante fuga di cervelli dalla Grecia.
Il 24 febbraio il parlamento greco ha anche adottato una nuova legge sul reclutamento dei dipendenti pubblici, con l’ottica di por fine alla cultura “partitocratica” dello stato greco, che ha visto posti pubblici distribuiti in cambio di sostegno politico e la burocrazia statale operare da campo di addestramento di apparatcik di partito. Contemporaneamente la televisione è diventata soggetta a licenza e la cricca di baroni mediatici del paese dovrà ora soddisfare criteri specifici – e pagare lo stato – per ottenere licenze televisive.
Nel suo discorso alla riunione del comitato centrale di SYRIZA a marzo, Tsipras ha elencato altre misure intraprese dal governo, tra cui posti di lavoro per i giovani e programmi di addestramento da incentrare in aree con la disoccupazione giovanile più elevata. Molti di questi programmi sono joint-venture con movimenti di sostegno sociale, come Solidarity4All, e finanziati con ricorso al crowdfunding.
Ciò nonostante, solo sei mesi dopo la sua vittoria elettorale di settembre e nonostante i suoi migliori sforzi, il messaggio di SYRIZA pare logorarsi. In un contesto di continua rivolta sociale, si sentono sempre più all’interno della coalizione radicale voci che esprimono preoccupazione per la crescente alienazione popolare dal governo.
Il 15 aprile, secondo il sito Macropolis, il “movimento dei 53”, il più a sinistra dei raggruppamenti interni a SYRIZA e con 11 parlamentari tra cui Tsakalotos, ha diffuso una dichiarazione che diceva che, anche se SYRIZA era stata capace di argomentare in modo abbastanza convincente alle elezioni di settembre che era stata costretta a firmare il terzo salvataggio, il memorandum era ora sempre più visto come il programma proprio della coalizione di sinistra, piuttosto che un programma imposto dai creditori della Grecia. Il gruppo ha anche criticato la lentezza dei progressi nell’attuazione del programma parallelo e ha sottolineato che era necessario molto di più per conservare la fiducia dei sostenitori di SYRIZA.
Più significativamente, ha affermato di non essere d’accordo con l’opinione della dirigenza Tsipras che SYRIZA debba restare al governo a tutti i costi, affermando che il governo dovrebbe “cadere eroicamente opponendosi alla troika interna ed esterna, anziché in modo umiliante per mano della stessa società [greca].”
L’umore attuale
Il più recente sondaggio Kapa offre un’istantanea dell’attuale umore contraddittorio in Grecia, anche se dovrebbe sempre essere tenuto presente che To Vima è uno dei nemici mediatici più ostili del governo SYRIZA.
Secondo il sondaggio, il 70,6% degli intervistati ha una visione negativo o molto negativa del modo in cui il governo sta conducendo i negoziati con i creditori della Grecia; il 79,7% disapprova il suo lavoro complessivo e il 55% si oppone ad altre misure d’austerità (e voterebbe contro di esse se si tenesse un referendum).
Ciò nonostante non esiste alcuna maggioranza per una politica alternativa a quella attualmente seguita dall’amministrazione Tsipras. Ad esempio il 38,5% appoggerebbe una rottura dei negoziati con la Troika, il 29% pensa che dovrebbero essere conclusi in ogni modo possibile, e il 27% ritiene che dovrebbero essere trascinati per ottenere i migliori risultati possibili. Il 56,2% pensa che il FMI dovrebbe essere escluso da qualsiasi nuovo accordo, mentre il 28,6% vuole che vi sia incluso.
Solo il 34,3% vuole che qualsiasi accordo finale sia sottoposto a referendum, mentre il 46,3% vuole che sia votato dal parlamento. Una maggioranza limitata (46,3% contro 38,4%) vuole che l’opposizione parlamentare appoggi un tale accordo.
Il sostegno alla permanenza nell’Eurozona è al 60%, nonostante gli ultimi sei anni di austerità brutale, ma con il 44,5% che prende in considerazione che la Grecia valuti un’uscita dall’euro nei prossimi cinque anni.
Il settanta per cento degli intervistati pensa che sia possibile un governo migliore di quello attuale, ma la maggioranza si oppone a elezioni anticipate (con il 48% contro il 40%).
Nuova Democrazia è ora avanti a SYRIZA nella maggior parte dei sondaggi d’opinione. Tsipras non è più inequivocabilmente preferito come primo ministro e il numero degli elettori indecisi è balzato in su, anche se non c’è stata alcuna svolta percepibile a uno qualsiasi dei partiti minori (di sinistra, di centro o di destra).
Questo, tuttavia, può cambiare: Unità Popolare, il partito sorto dai membri di SYRIZA oppositori del terzo memorandum e pronti a consentire la Grexit sta per avere il suo congresso fondativo mentre l’ex presidente del parlamento, Zoe Constantopoulos, è pronta a lanciare il suo nuovo partito ‘Vela verso la libertà’.
Partita finale?
A febbraio Tsipras ha detto a Roemer che “se nei prossimi pochi mesi non riusciremo a mostrare che c’è della luce alla fine del tunnel, tutto questo sarà stato inutile. Allora la classe media e gli agricoltori si ribelleranno e il nostro paese finirà in preda al caos”.
Considerate le armi nelle mani dei suoi nemici è difficile non essere prudenti riguardo alle possibilità che l’assediato governo a guida SYRIZA sopravviva alle sfide che ha di fronte. Sul fronte economico la stessa fragile ripresa è vulnerabile a una ripetizione della crisi di liquidità del giugno dell’anno scorso e all’insolvenza sul finanziamento del FMI. Un evento simile renderebbe il capitale privato ancor meno preparato a investire in Grecia, mentre SYRIZA continua nel governo e questo quando gli investimenti totali nel 2015 sono stati solo il 30% di quelli del 2007.
Il sistema bancario resta molto sensibile agli shock, specialmente mentre il 43,5% di tutti i prestiti è classificato come incagliato (superato solo da Cipro al 50%) e le banche rimangono riluttanti a concedere prestiti, anche a clienti solvibili. Inoltre la Banca di Grecia stima che la crisi dei profughi abbia raschiato via lo 0,3-0,4% del PIL in costi diretti, con i costi indiretti ancora da calcolare.
Né tutta la sofferenza sociale ha prodotto granché in vantaggi quanto ad accresciuta competività delle esportazioni (prezzi relativamente bassi di esse). In un post del novembre 2013 sul sito di Macropolisl’economista Yiannis Mouzakis ha segnalato che una caduta del 23% del costo del lavoro tra il 2009 e il 2013 non è stata accompagnata da alcuna caduta significativa dei prezzi; le aziende hanno intascato il maggior margine invece di trasferire il risparmio del costo del lavoro sotto forma di prezzi inferiori.
L’impatto si manifesta nel trascurabile aumento delle esportazioni greche prodotto dalla brutale “svalutazione interna” e dalla distruzione della domanda interna sofferta dall’economia, solo dell’11,2% più elevata nel 2015 rispetto al 2009. Altre economie cui è stata inflitta questa medicina, ad esempio il Portogallo, hanno almeno visto una crescita del 30% delle entrate da esportazioni.
Quanto alla dimensione della cancellazione del debito presa in considerazione dai creditori del paese, la Campagna per il Giubileo del Debito ne ha sintetizzato il valore come segue:
"Le irrisorie proposte dell’Eurozona circa il cosiddetto “sollievo dal debito”, prorogando le scadenze in cui il debito deve essere rimborsato, non avrebbero alcun impatto sui rimborsi del debito della Grecia sino al 2030 e impallidiscono rispetto al sollievo offerto dai paesi europei, Grecia inclusa, alla Germania dopo la seconda guerra mondiale. Le proposte dell’Eurozona limiterebbero i pagamenti della Grecia a circa il 37% delle entrate governative e al 33% delle esportazioni, più elevati che virtualmente in qualsiasi paese del mondo oggi. E dieci volte i rimborsi del debito tedesco dopo la cancellazione del debito ricevuta dalla Germania nel 1953."
Inoltre la Grecia, come l’Argentina, affronta la possibilità che i cosiddetti “fondi avvoltoio” detentori del suo debito avviino cause legali pretendendo il rimborso del pieno valore facciale (e non il valore “rasato” concordato nel secondo memorandum).
Persino lo scenario più ottimistico – che la Grecia sperimenti una “ripresa” come Spagna, Irlanda e Portogallo – vedrà gran parte del beneficio andare a quelli che nella società ne hanno meno bisogno: il settore finanziario e altro grande capitale e i molto ricchi.
Quali fattori, allora, potrebbero forse impedire che la posizione di Germania-FMI prevalga nei negoziati? Come sempre, i creditori devono calcolare quale potrebbe essere il prezzo politico di tale linea dura. Potrebbe:
aggravare la lotta di resistenza all’interno della Grecia, consolidando forze a sinistra di SYRIZA e complicando il compito di insediare un’amministrazione più affidabile incentrata su Nuova Democrazia;
resuscitare lo spettro della Grexit e dell’instabilità dell’euro in un momento in cui la dirigenza europea è impegnata a evitare la Brexit;
offrire un altro esempio della brutalità dell’autorità costituita dell’Unione Europea che diverrebbe un fattore nelle elezioni spagnole del 26 giugno, in cui non è escluso che alleanze di Podemos, Sinistra Unita e varie formazioni nazionaliste di sinistra possano sorpassare il Partito Socialista Spagnolo dei Lavoratori (PSOE) riducendolo lungo il percorso a un’irrilevanza simile a quella del PASOK, e
persino contribuire a produrre un governo di sinistra nello stato spagnolo dopo il 26 giugno, spostando il rapporto di forze su scala europea e potenzialmente trasformando la cancellazione del debito da bella idea a decisa possibilità.
Tutto questo getta benzina sul fuoco dello stretto margine di manovra della Grecia contro i suoi creditori. Considerato ciò, il governo a guida SYRIZA resisterà o soccomberà alla loro aggressione?

Nota


Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Links.org
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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