lunedì 16 maggio 2016

Grecia, il punching-ball della Germania

di Roberto Savio
La Grecia è di nuovo all’onore delle cronache poiché scade un nuovo negoziato tra il paese sotto attacco e i suoi creditori. Sta tornando con forza la divisione Nord-Sud dell’Europa (mentre la relazione Est-Ovest appare sempre più senza rimedio). Il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble si è ripresentato con la sua peculiare visione dell’economia come branca della disciplina etica e morale, e non come lettura della realtà. Ha chiesto ai greci di non “farsi distrarre” dalla crisi dei profughi e di non dimenticare il loro compito principale, che consiste nel rimborsare il loro debito. La richiesta è di tagliare il 2% del PIL nel caso non ci sia un avanzo di bilancio del 3,5% entro il 2018. Parametri simili non sono mai stati raggiunti da alcun paese del mondo se non occasionalmente e solo per brevi periodi. E sono totalmente fuori dalla realtà in una piccola economia che ha perso il 25% del suo PIL in sette anni e sta affrontando una grave deflazione a causa dell’assenza di domanda e di una spaventosa disoccupazione causata dai programmi di austerità.
Ciò ha portato a una situazione un tempo inimmaginabile: il FMI, contro il quale si sono tenute migliaia di dimostrazioni di massa in tutto il mondo come simbolo di intransigenza di bilancio e di totale disprezzo dei problemi sociali, è stato, contro i desideri della Germania, la forza a favore di un approccio più indulgente. Il FMI ha dichiarato che o si adottano alcune misure per tagliare l’impossibile importo del debito, o si riducono gli interessi, o si allungano le scadenze, oppure non parteciperà ai negoziati. Questo la Germania non può permetterselo.
Schaeuble sta rappresentando non solo la generale avversione dei cittadini tedeschi nei confronti dell’indulgenza a favore di paesi del Sud, che hanno speso oltre i loro mezzi e devono essere disciplinati, ma c’è anche il timore di fare il gioco del partito di estrema destra Alternative fuer Deutschland (AfD), che ora è proiettare a essere una forza decisiva alle prossime elezioni tedesche. I suoi elettori, oltre a essere anti-euro e anti-profughi, si oppongono anche a qualsiasi aiuto alla Grecia e a qualsiasi solidarietà europea. Così Schaeuble sta facendo il duro non concedendo munizioni all’AfD.
Questa strategia dei partiti di estrema destra di impossessarsi della piattaforma politica ha indotto i partiti tradizionali, e specialmente i socialdemocratici, ad assumere posizioni incompatibili con il loro elettorato, senza alcun guadagno visibile. Un buon esempio viene dalle dimissioni del primo ministro austriaco, Werner Faymann, che ha rovesciato l’originale posizione di apertura ai migranti passando a erigere barriere e a rifiutarsi di applicare ai profughi le norme europee. Faymann ha dichiarato: “Non lasceremo all’estrema destra la bandiera del freno ai profughi”. Il risultato è che il Partito della Libertà è arrivato secondo alle elezioni regionali di settembre nell’Austria settentrionale. Faymann ha preso allora una posizione più dura, minacciando di chiudere il confine con l’Italia. E il 24 aprile il candidato del Partito della Libertà, Norbert Hofer, ha vinto la prima tornata delle elezioni presidenziali con più di un terzo dei voti. Per la prima volta dalla fine della guerra il presidente non proverrà da uno dei due partiti tradizionali, il Partito Socialdemocratico e il Partito Austriaco del Popolo che hanno ricevuto insieme solo il 22% dei voti nella prima tornata. E’ chiaro che questa strategia dà legittimità ai partiti di estrema destra e aliena i tradizionali fedeli.
Schaeuble ha accusato Draghi, con la sua politica monetaria di bassi interessi (che colpisce quelli con forti tradizioni di risparmio, come Germania e Olanda), di essere responsabile del 50% dell’aumento dei voti a favore dell’AfD. La crescente perdita di leadership morale in Germania, sempre più incentrata su un’agenda nazionale, e allo stesso tempo sollecitante gli altri paesi a seguire le sue priorità, sta diventando un problema serio per l’Europa. Gli economisti sanno bene che la flebile domanda ancora esistente in Grecia è dovuta in larga misura anche ai pensionati che agiscono da rete di sicurezza in un paese con una vasta disoccupazione giovanile. Ma ora, dopo undici tagli alle pensioni, la richiesta è di un ulteriore nuovo taglio del 6%. Nel frattempo gli ospedali sono privi di garza, le scuole di libri, il trasporto pubblico è nel caos e il paese è in ginocchio.
Schaeuble deve aver letto lo studio della Scuola Europea di Management e Tecnologia di Berlino (ESMT). Lo studio dimostra che il 95% dei sussidi alla Grecia è andato al salvataggio delle banche (in larga misura tedesche e francesi) che erano sovraesposte in titoli greci. Secondo l’ESMT solo 9,7 miliardi di euro, su un totale di 184,6 miliardi, sono arrivati ai cittadini greci. Circa 86,9 miliardi sono andati al pagamento di vecchi debiti, 52,3 miliardi a pagare interessi accumulati e 37,3 miliardi a rifinanziare le banche greche. Perché Schaeuble non presenta queste cifre ai cittadini tedeschi per mostrato che non è una questione di solidarietà, bensì di interessi dei creditori?
C’è una chiara mancanza di un’analisi su quanto diverse siano la Germania di Bonn da quella di Berlino. Il tratto più saliente è che la Germania di Bonn è stata un motore attivo dell’Integrazione Europea. Per far accettare la proposta tedesca della creazione di una Banca Centrale Europea, Helmut Kohl accettò che il primo governatore non fosse un tedesco (fu Win Duisenberg, un olandese). Per i tedeschi, che temevano l’abbandono del marco forte a favore dell’ignoto euro, fu davvero uno shock. Ora Draghi ha dovuto lottare per eliminare gradualmente le banconote da 500 euro (largamente utilizzate per operazioni illecite), perché ricordavano ai tedeschi la loro banconota da 500 marchi.
E Schaeuble (e la Merkel) che dicono sempre agli altri che cosa devono fare, sono diventati improvvisamente sordi quando altri hanno fatto lo stesso con loro. Il FMI ha nuovamente ripetuto ciò che anche l’OCSE va dicendo da molto tempo. Berlino dovrebbe reinvestire nell’economia almeno parte del suo avanzo economico, come misura urgente e necessaria per accelerare la ripresa dell’Europa. Il FMI è ora venuto nuovamente fuori con la stessa richiesta, ma Schaeuble trova più comodo attaccare Draghi che attuare alcune delle raccomandazioni del FMI.
Il Parlamento tedesco deve approvare una legge che da accesso al sistema nazionale dello stato sociale solo ai residenti in Germania da almeno cinque anni. La Germania sta subendo la Gran Bretagna, che ha questa clausola nei negoziati con l’Europa per evitare l’uscita dall’Unione Europea. Questo è il primo risultato negativo delle concessioni fatte alla Gran Bretagna, che tra cinque settimane terrà un referendum sull’Europa. Si era sempre temuto che tali concessioni avrebbero creato un precedente per altri stati membri. La Germania è il primo.
Così l’agonia greca è qui a ricordare a tutti noi che la costante ascesa di partiti xenofobi e nazionalisti in ogni elezione non ha generato fino ad ora una reazione appropriata dei partiti tradizionali, e specialmente di quelli della sinistra.
Gli xenofobi stanno mirando a formare una coalizione internazionale e Marine Le Pen sta per condurre una campagna in Gran Bretagna contro l’Unione Europea. E’ interessante, tuttavia, che Donald Trump si sia rifiutato di incontrare nessuno di loro, non a causa di differenze ideologiche, ma perché non è interessato a ciò che avviene oltre i confini statunitensi. Ha espresso opinioni positive su Vladimir Putin, come hanno fatto anche tutti i partiti europei di destra (la Russia ha persino concesso un prestito al partito della Le Pen). Tutto questo dovrebbe indurci a riflettere a fondo quando vediamo l’Europa, di nuovo guidata dalla Germania, donare 6 miliardi di dollari a un Recep Erdogan apertamente autocrate; e bloccare un milione di profughi siriani (e aprire le porte a 70 milioni di turchi).
La democrazia è al tramonto … Forse dovremmo obbligare gli studenti a leggere “L’autoritarismo diventa globale: la sfida alla democrazia”, scritto da Christopher Walker, Marc Plattner e Larry Diamond. Ripetono ciò che sappiamo: che in tempi di crisi la credibilità di un uomo forte aumenta esponenzialmente. Ma la loro analisi è aggiornata e preoccupante. E dobbiamo solo guardare alle ultime elezioni presidenziali nelle Filippine per vedere che ha vinto un incrocio tra un uomo forte del passato, come Ferdinand Marcos, e un nazionalista e xenofobo stridente come Trump. Rodrigo Duterte ha vinto le elezioni promettendo l’esecuzione di migliaia di criminali, l’espulsione di stranieri e di “non lasciare che le finezze della democrazia compromettano la necessità di misure eccezionali contro la corruzione e la criminalità”. Com’è possibile che udiamo lo stesso linguaggio in così tante parti diverse del mondo? Dovremmo concordare che siamo in una crisi globale economica, sociale e di valori, che la globalizzazione attuale sta morendo e perciò siamo in un periodo di transizione a qualcosa di cui non abbiamo alcuna idea?

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: IPS
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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