La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 24 maggio 2016

Il colossale pasticcio del Pd che inquina memoria della sinistra e le basi della Repubblica

di Franco Astengo
L’attuale gruppo dirigente del PD dopo essersi mosso, per anni, sulla linea della distruzione della memoria storica della sinistra italiana e aver costruito un vero e proprio Pantheon del tutto estraneo a quella tradizione politico - culturale rifiutando anche la stessa opzione socialdemocratica classica, ha improvvisamente riscoperto, per ragioni di un’infinita colpevole strumentalità, la vocazione riformista di quel PCI delle cui ragioni di esistenza storica si sono fatti beffe giudicandola un’anticaglia da rottamare. Per cercare di tirarsi fuori dalle secche di un inaudito pasticcio combinato con la “deforma” costituzionale questi “lorsignori” (riprendendo la definizione di Fortebraccio) fanno finta, addirittura, di riscoprire Berlinguer e Ingrao.
Questo tentativo di pura appropriazione di un’identità che non appartiene certo all’attuale PD nasce, prima di tutto, dalla posizione assunta dal congresso dell’ANPI nel corso del quale si è decisa, a grandissima maggioranza, una dichiarazione di voto favorevole al “NO” nel referendum costituzionale.
La scelta compiuta dall’ANPI ha molto innervosito questi suscettibili detentori del potere convinti che “il tutto” fosse loro dovuto come portatori del nuovo, inoppugnabile, verbo della politica italiana: non è così, c’è ancora chi ragiona con la propria testa ed è capace di opporsi ai tentativi di svilimento della democrazia che stanno dentro ai progetti di deformazione della realtà costituzionale.
Colpisce, in questo frangente, il ritardo e la debolezza con la quale hanno reagito quegli esponenti del PD che pure nella sinistra italiana, e segnatamente nel PCI, avevano comunque militato e che oggi non appaiono proprio in grado di affermare un minimo di riferimento alla propria identità storica: una debolezza che, comunque, era già insita al tempo del processo di liquidazione del partito oltre vent’anni fa.
Liquidazione del PCI avvenuta semplicemente sulla base dell’idea (perdente) dello sblocco del sistema politico e non sulla base di opzioni teoriche e politiche fondate su analisi concrete riguardanti il mutamento dello stato di cose in atto, in quel tempo.
Un’opzione, quella espressa nel momento della liquidazione del PCI, quasi da “liberi tutti”, da rincorsa al potere in nome di una ritrovata e liberatoria “autonomia del politico”.
“Autonomia del politico” così intesa di rivelarsi un boomerang molto pericoloso, dando via libera a veri e propri “spiriti animali” di ricerca del potere personale.
Una liquidazione del PCI avvenuta semplicemente sulla base dell’opzione di un’indiscriminata governabilità, posta al di fuori – come oggi si sta tentando di codificare anche costituzionalmente da parte del governo Renzi – dal quadro della democrazia repubblicana.
Tirando in ballo, però, Berlinguer e Ingrao (che pure nella loro azione politica ebbero limiti e compirono errori che non possono essere sottaciuti o dimenticati) è stato toccato un tasto molto delicato e complesso da affrontare.
Deve essere chiaro che il PCI non è stata una qualunque formazione politica liberal – borghese ma è stata la forma politica del comunismo italiano.
Questo fatto deve essere ricordato sempre e comunque e quella memoria, prima di tutto politica ancora che storica, non deve essere semplicemente difesa ma affermata anche attraverso espressioni coerenti di soggettività politica.
Così deve anche essere sempre ricordato come il contributo dato alla Costituzione fu fornito da “quel” Partito Comunista, in autonomia rispetto alle altre posizioni politiche presenti in quel momento, si realizzò per il tramite di un compromesso “alto” fondato sulla centralità del Parlamento inteso come “specchio del paese”.
Quel Partito Comunista che rappresentava, prima di tutto, ben precise classi sociali messe in rapporto con settori dell’intellettualità all’interno di una idea organica di espressione “egemonica” della propria precisa identità politica.
L’eredità storica, culturale, politica di quel passaggio, di quell’idea di democrazia repubblicana, non è stata ripresa da alcuno: anzi questa mancata ripresa di lascito politico sta alla base della distruzione della sinistra avvenuta nel corso di questi anni.
In questo modo si aprì la strada alle idee maggioritarie, di governabilità presidenzialista, personalistica, autoritaria e necessariamente populista che hanno trovato oggi il loro (auguriamoci provvisorio) punto di saldatura nel colossale pasticcio di questa deformazione costituzionale che dovrebbe essere sottoposta a referendum.
La democrazia italiana sta affondando in un coacervo assurdo di mistificazione, arroganza, pressapochismo storico – culturale che va urgentemente bloccato mentre il sistema minaccia di franare nel segno di una forte disaffezione e di una sostanziale neghittosità sociale e politica.

Fonte: Controlacrisi

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.