La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 16 maggio 2016

La funzione dell'Islam nella Turchia di Erdoğan

di Enrico Strano
Luogo di incontro tra paesi balcanici e il medio oriente, porta dell’Europa e al centro di una serie di scambi con le nazioni contigue, non solo per questioni di risorse, ma anche per questioni etniche e religiose. Una parte del progetto dietro la politica di Erdoğan ricalca quelle dei sogni di molti elettori dell’AKP (il partito conservatore, attestatosi al 49,3% alle ultime elezioni) con una Turchia con un posto più centrale all’interno degli equilibri geopolitici tra i balcani, medio-oriente e asia. a strategia utilizzata, dietro la serie di successi dell’ex sindaco di Istanbul, che dapprima ha visto l’arrivo di ingenti capitali esteri grazie alla posizione che occupa nello scacchiere mediorientale, non è legata solo all’uso dei profughi come catalizzatore dei voti conservatori e di destabilizzazione di zone sottosviluppate e povere, ma anche al nascondersi costante dietro la religione: fare della Turchia la nazione di punta nel sunnismo internazionale per conquistare l’egemonia delle nazioni del medio-oriente, e strappare così la leadership economica e religiosa all’Arabia Saudita.
Facciamo un debito passo indietro per comprendere il passaggio ideologico attualmente in corso in Turchia.
I nazionalisti turchi espatriati all’estero (Inghilterra principalmente) adottarono, all’inizio del ‘900, una teoria pseudo scientifica pan-orientale di nome Turanismo, inventata dal un linguista finlandese Castrén. Queste teorie, intrise di genetica, linguistica e nazionalismo promuovevano l’unione dei popoli provenienti da Turan, in una sorta di arianesimo che vuole una discendenza diretta e unica per i più disparati popoli: ugro-finnici, uralici, altaici, ecc ecc.
Il Turanismo è stato usato sin dai tempi di Pasha per sostenere l’omogeneità culturale della Turchia, contestualmente con il Panislamismo (di cui è erede l’attuale neo-ottomanesimo ”Yeni Osmanlicilik”).
Mentre il turanismo si fa promotore di una certa idea di patria e nazione ed è una delle colonne ideologiche dei Lupi Grigi, formazione ultra-nazionalista, l’ottomanesimo trova invece radici nell’uso dell’Islam “moderato” (ılımlı İslam) per l’egemonizzazione e controllo dello Stato. Questa idea è stata più volte ripresa e adottata come fonte di ispirazione per la conquista lì di spazi internazionali: vedi Cipro. Ed è una delle parole chiave utilizzate dal Primo Ministro Davutoğlu. Storicamente, con Erdoğan, ci troviamo di fronte un punto di svolta. Ataturk e la sua opera di revisione dell’Islam in Turchia aveva negato la possibilità di esporre simboli religiosi e laicizzato lo stato, evitando ingerenze religiose in ambito civile: non più prono ad una religione di stato, ma ad una forte religione civile che vede in Ataturk il padre della patria, la Turchia è entrata nel novero delle democrazie vicine a quelle occidentali, mentre la attuale linea dell’AKP ed Erdogan è in contrasto con tale idea, prevedendo un ritorno all’Islam moderato come religione di stato e all’ottomanesimo: conquistare i popoli attraverso la religione, senza fare affidamento all’ideologia della nazione, come vorrebbero i Lupi Grigi e la loro espressione democratica, il partito MHP.
In questo senso, l’opera di islamizzazione dei balcani, attraverso investimenti e incentivi alle nazioni come la Bosnia e la Macedonia, alleati della Turchia in contraltare all’influenza regionale di Russia e Serbia.
Contestualmente il lavoro di affiliazione con le varie nazioni ex-sovietiche con cui è vista una identità etnica unica: Azerbaijan, Kazakhstan, Uzbekistan, Kirgizistan e Turkmenistan, come paesi fratelli della Turchia.
Scrive così dalle colonne di “Cumhuriyet” Öztin Akgüç: la Turchia di Erdoğan è un alleato dell’EU e dell’USA, e la base dell’islam moderato è un triplice pilastro: la creazione di una democrazia turca sul modello delle Filippine, la privatizzazione delle aziende nazionali turche e “la guerra al terrore” come atto preventivo alla formazione di gruppi islamici estremisti.
Tutto ciò in vista della fine del Trattato di Losanna previsto per il 2023, con la possibilità che in essa vedono i complottisti turchi: il Trattato scadrebbe, secondo una clausola segreta, dopo cento anni, e sarebbe appunto questa l’occasione per il default dei confini non solo turchi, ma di tutto il medio oriente, situazione utile per ricreare il vecchio impero ottomano, allargando i confini dell’attuale Turchia fino a sud alla penisola araba, e perché no? Anche ad est e ovest, inglobando i vari paesi dell’orbita ex-sovietica.

Fonte: Sinistra in Europa 

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