martedì 3 maggio 2016

Per capire la storia vera in Brasile guardate che Presidente vorrebbe la destra

di Glenn Greenwald 
Non è facile per gli estranei raccapezzarsi tra tutte le affermazioni contrastanti sulla crisi politica del Brasile e sul tentativo in corso di deporre la sua presidente, Dilma Rousseff, che solo 18 mesi fa ha vinto la rielezione con 54 milioni di voti. Ma il mezzo più importante per capitale la natura veramente antidemocratica di ciò che sta avendo luogo consiste nel guardare la persona che gli oligarchi brasiliani e i loro organi mediatici stanno tentando di insediare a presidente: il vicepresidente Michel Temer, macchiato di corruzione, profondamente impopolare e al servizio degli oligarchi. Fare questo getta una luce chiara su che cosa sta davvero succedendo e sul perché il mondo dovrebbe essere profondamente turbato.
Il capo della sezione del Brasile del New York Times, Simon Romero, ha intervistato Temer questa settimana ed ecco come inizia il suo eccellente articolo.
"Un recente sondaggio ha rilevato che solo il due per cento dei brasiliani voterebbe per lui. E’ sotto esame per testimonianze che lo collegano a un colossale scandalo di mazzette. E un giudice dell’alta corte ha stabilito che il Congresso dovrebbe prendere in considerazione di procedere alla sua incriminazione.
Michel Temer, il vicepresidente del Brasile, si sta preparando a prendere il timone del Brasile il mese prossimo se il Senato deciderà di sottoporre a processo la presidente Dilma Rousseff."
Come può una qualsiasi persona razionale credere che la rabbia contro la corruzione stia muovendo lo sforzo dell’élite di deporre Dilma quando essa sta ora insediando a presidente uno che è accusato di corruzioni molto più gravi di quelle di lei? E’ un’evidente farsa. Ma ecco qualcosa di ancora peggiore.
La persona che è terza come candidato alla presidenza, appena dopo Temer, è stata denunciata come svergognatamente corrotta: il fanatico evangelicale e presidente della Camera Eduardo Cunha. E’ quello che ha capeggiato la procedura di incriminazione della presidente anche se è stato colto l’anno scorso ad accantonare milioni di dollari di bustarelle in conti bancari svizzeri, dopo aver mentito al Congresso quando ha falsamente negato di avere conti in banche estere. Quando Romero ha chiesto a Temer del suo atteggiamento nei confronti di Cunha una volta che assumerà il potere, ecco come Temer ha risposto:
Temer si è difeso e ha difeso i suoi alleati di vertice che sono sotto un temporale di accuse nel piano. Ha manifestato sostegno a Eduardo Cunha, il presidente tormentato da scandali della camera bassa che sta guidando il tentativo al Congresso di incriminare la presidente, affermando che non chiederebbe a Cunha di dimettersi. Cunha sarà il prossimo nel turno per la presidenza se vincerà Temer.
Di per sé questo dimostra l’enorme truffa che sta avendo luogo qui. Come il mio compagno, David Miranda, ha scritto questa mattina nel suo editoriale sul Guardian: “E’ ora diventato chiaro che la corruzione non è la causa del tentativo di deporre la due volte eletta presidente del Brasile; la corruzione, invece, è solo un pretesto”. In risposta le élite mediatiche del Brasile affermeranno (come ha fatto Temer) che una volta che Dilma sarà incriminata, allora altri politici corrotti saranno certamente chiamati a rispondere delle loro azioni, ma esse sanno che questo è falso, e lo rende chiaro lo scandaloso sostegno di Temer a Cunha. In effetti articoli di stampa mostrano che Temer sta programmando di insediare a procuratore generale – il contatto governativo chiave per le indagini sulla corruzione – un politico specificamente raccomandato da Cunha per tale posizione. Come spiega l’editoriale di Miranda: “Il piano vero dietro l’incriminazione della Rousseff consiste nel por fine all’indagine in corso, proteggendo in tal modo la corruzione, anziché punirla”.
Ma c’è un motivo più vitale a muovere tutto questo. Guardate chi sta per prendersi l’economia e le finanze del Brasile una volta che la vittoria elettorale di Dilma sarà azzerata. Due settimane fa la Reuters ha scrittoche la principale scelta di Temer per gestire la banca centrale è il capo della Goldman Sachs in Brasile, Paulo Leme. Oggi la Reuters ha scritto che “Murilo Portugal, il capo della più potente lobby dell’industria bancaria del Brasile” – e a lungo funzionario del FMI – “è emerso come candidato forte a diventare ministro delle finanze se Temer assumerà il potere”. Temer ha anche promesso che abbraccerà l’austeritàper la popolazione già sofferente del Brasile: egli “intende ridimensionare il governo” e “tagliare le spese”.
In una redditizia telefonata giovedì scorso a JP Morgan, il celebrativo amministratore delegato del Banco Latinoamericano de Comercio Exterior SA, Rubens Amaral, ha esplicitamente descritto l’incriminazione di Dilma come “uno dei primi passi verso la normalizzazione del Brasile” e ha detto che se il nuovo governo di Temer attuerà le “riforme strutturali” che la comunità finanziaria desidera, allora “decisamente ci saranno opportunità”. Notizie dei nominati preferiti di Temer suggeriscono fortemente che il signor Amaral e i suoi compagni plutocrati saranno soddisfatti.
Contemporaneamente gli organi mediatici brasiliani dominanti Globo, Abril (Veja), Estadao – che l’editoriale di Miranda discute ampiamente – sono virtualmente unificati a sostegno dell’incriminazione, come in Niente Dissenso, e sono andati incitando le proteste di strada sin dall’inizio. Perché ciò è rivelatore? Giornalisti Senza Frontiere ha diffuso giusto ieri la sua Classifica della Libertà di Stampa 2016 e ha collocato il Brasile al 103mo posto nel mondo a causa delle violenze contro il giornalisti ma anche a causa di questo fatto chiave: “La proprietà dei media continua a essere molto concentrata, specialmente nelle mani di grandi famiglie industriali che sono spesso vicine alla classe politica.” Non è di una chiarezza cristallina ciò che sta accadendo qui?
Dunque, per sintetizzare: le élite finanziarie e mediatiche brasiliane stanno fingendo che la corruzione sia il motivo per deporre la presidente due volte eletta del paese mentre cospirano per insediare e dare potere alle figure politiche più corrotte del paese. Gli oligarchi brasiliani saranno riusciti a spodestare un governo moderatamente di sinistra che ha vinto quattro elezioni dirette nel nome della rappresentanza dei poveri del paese e stanno letteralmente consegnando il controllo dell’economia brasiliana (la settima più vasta del mondo) alla Goldman Sachs e ai lobbisti dell’industria bancaria.
Questa frode perpetrata qui è tanto sfacciata quanto è devastante. Ma è lo stesso disegno che si è visto ripetutamente in giro per il mondo, particolarmente in America Latina, quando una élite minuscola scatena una guerra, autoprotettiva e opportunista, ai fondamentali della democrazia. Il Brasile, il quinto paese più popoloso del mondo, è stato un esempio ispiratore di come una giovane democrazia possa maturare e prosperare. Ma ora quei principi e quelle istituzioni democratiche sono sotto totale assalto da parte di quelle stesse fazioni mediatiche e finanziarie che hanno soppresso la democrazia e imposto la tirannia nel paese per decenni.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: The Intercept
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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