martedì 10 maggio 2016

Scuola, tutte le ragioni per scendere in piazza il 12 maggio

di Marina Boscaino 
C'è qualcuno che potrebbe pensare che la resistenza contro i test Invalsi sia un semplice atto di testimonianza, quasi un rituale che a maggio viene celebrato da pochi vetero-conservatori che non intendono soggiacere a nuovi modelli, più funzionali e all'avanguardia, di valutazione e di approccio didattico: secondo alcuni per mantenere i propri proverbiali privilegi (sic!), secondo altri per mero conservatorismo ottuso. I motivi del no, sempre spiegati e supportati da ampia letteratura scientifica, non sono mai stati presi in considerazione; del resto, avendoli elaborati dei docenti (cioè gli addetti ai lavori) e non qualche funzionario del FMI, del futuro TTIP o di Confindustria, perché si dovrebbe prestare loro attenzione?
Ancora, potrebbe esserci qualcuno che ritiene l'avversione per gli Invalsi un pretesto per fomentare un atteggiamento di resistenza “a prescindere”.
Del resto il premier sta facendo da tempo un’operazione culturale del genere, riferendola al voto per il referendum costituzionale, strumentalizzando in maniera elementare - ma evidentemente apprezzabile per molte persone dal paradigma minimale - il senso del dire no e del dire sì (l'uno negativo, a prescindere; l'altro viceversa). Speriamo che le urne sappiano ribadire che c’è chi sa dire no, quando le ragioni del no sono sacrosante.
Come c'è chi continua a dire no all’Invalsi. E lo fa non per il semplice gusto di essere contro, ma – come si diceva – per via di una convinzione saldamente poggiata su consapevolezze e analisi che vanno ben al di là dell’improvvisazione e della strumentalizzazione pretestuosa per orientare all’immobilismo.
Il 12 maggio – giorno della somministrazione delle prove nella scuola secondaria di II grado – Cobas, Unicobas e Gilda – insieme a Usb, Usi e Sgb – hanno proclamato uno sciopero generale della scuola, che – partendo dalla protesta contro i test Invalsi – si estende all’accordo sulla mobilità, al blocco del contratto e degli scatti di anzianità, al precariato (con l’inizio delle procedure concorsuali partite da pochi giorni), alla decimazione del Fondo di Istituto, ai co.co.co destinati alle segreterie delle scuole, al taglio di 2000 posti Ata. E all’applicazione della legge 107, che tanto disagio sta portando all’interno delle scuole, che stanno sperimentando veri e propri bricolage della resistenza: scuola gerarchizzata con il dirigente “uomo solo al comando”, reclutatore, valutatore di un sedicente ed improbabile quanto improponibile “merito”, decisore unico, contornato da una schiera di acquiescenti tuttofare; organico potenziato con perdita di titolarità e demansionamento dei docenti; alternanza scuola-lavoro con gli orrori dello sfruttamento del lavoro e sottrazione del tempo-scuola nei licei, dove le attività sono generalmente incongruenti e inutili rispetto agli indirizzi di studio; e molto altro ancora.
La protesta si inserisce in un clima di mobilitazione che – partendo dal successo dello sciopero Invalsi che ha coinvolto la scuola primaria il 4 e il 5 – ha avuto risultati notevoli, in particolare in alcune regioni d’Italia.
Per quanto riguarda la scuola primaria, peraltro, lo sciopero degli insegnanti è stato spesso accompagnato dalla consapevolezza dei genitori, come nel caso dell’IC Ferraironi di Roma (ex. Iqbal Masih), dove anche quest’anno gli ispettori dell’Invalsi venuti a controllare la "somministrazione" dei test hanno trovato le classi deserte. I genitori dei bambini di II e V elementare hanno boicottato le prove, mantenendo i loro figli a casa, o facendoli entrare solo dopo l'orario di svolgimento delle prove. Per consentire a tutti di boicottare i test, anche a chi non sapeva dove lasciare i figli, alcuni genitori si sono organizzati per custodire nel casale vicino alla scuola i bambini fino all'orario di conclusione delle prove. Il boicottaggio/sciopero di genitori ed insegnanti è stato un successo: il test è stato svolto solo in 2 delle 10 classi coinvolte. Si tratta di un esempio, non di un caso isolato. “Gli ispettori INVALSI per noi sono gli ispettori del tempo perso. Il tempo che, secondo loro, i nostri figli dovrebbero perdere a rispondere a test insulsi, che non riescono in alcun modo a valutare la qualità della scuola e dell'insegnamento”, sostiene Mauro Giordani, docente e padre di una bambina che frequenta quella scuola. “Il tempo che, secondo loro, i nostri figli dovrebbero perdere nell'esercitarsi a rispondere velocemente ai quiz, nell'imparare a capire ‘cosa vuole il test’, apprendendo a livellare verso il basso le loro conoscenze (e con esse l'istruzione pubblica). Il tempo che dovrebbero perdere a imparare fin da piccoli la competizione”.
Ogni anno la protesta contro gli Invalsi assume insomma i caratteri concreti della scissione che si è ormai da un ventennio determinata all’interno della scuola: quella tra gli “usi ad obbedir tacendo” (la maggior parte, coloro che acconsentono pur comprendendo l’irricevibilità dell’imposizione, incapaci di contrastare o interessati ancor più a non avere rogne con il dirigente di turno); e coloro che pervicacemente insistono, regalando al Paese non solo una giornata di lavoro e di salario, ma – soprattutto – uno dei rari momenti di libera espressione dell’opinione personale e della competenza professionale concessa dalla legge 107 e dalla autocelebrativa scuola dell’uomo solo al comando che essa configura.
Scioperare il 12 maggio, dunque, si configura quest’anno ancor di più come un gesto di assunzione di responsabilità deontologica, etica e civile da parte di chi non intende più sopportare e subire le infinite imposizioni cui i docenti italiani sono stati sottoposti – in questo caso, addirittura, a quella di una “pedagogia di Stato” e dell’invalsizzazione degli apprendimenti – nel corso degli ultimi decenni e ancor di più da quando il governo di Renzi – mai eletto in Parlamento e mai direttamente sottopostosi a un giudizio elettorale - si è autoincoronato.
Non siete stanchi anche voi di far parte di organi collegiali che (anche per nostra responsabilità) sono diventati organismi immobili ed eterodiretti, proni al volere di pochi o di uno solo, e non strumenti attivi della democrazia scolastica? Non vi sentite un po’ responsabili di come nelle scuole italiane sono stati definiti, votati e approvati Ptof e comitati di valutazione? Non siete imbarazzati per aver ascoltato tante volte (e magari anche pensato qualche volta) che ormai “la 107 è legge e non c’è più nulla da fare”? Non vi sentite un po’ colpevole di come e di quanto ciascuno di noi – chi più o chi meno – ha trascurato il proprio singolo ruolo di garante della scuola della Repubblica, assecondando invece una deriva di disinteresse ed inerzia? Non pensate che aver avallato con il silenzio il comportamento antisindacale che tanti dirigenti hanno assunto – sostituzione degli scioperanti, illegittimi ordini di servizio, cambiamento dell’orario di servizio in occasione delle prove, ad esempio – è un vulnus non solo all’esercizio dei diritti del lavoratore, ma alla democrazia scolastica e alla democrazia tout court?
Non è troppo tardi per provare ad invertire la rotta: giovedì prossimo, sciopero generale della scuola, contro Invalsi e legge 107, con manifestazioni territoriali. L’11 maggio i sindacati FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal – che hanno indetto uno sciopero per il 20, illustreranno in una conferenza stampa motivazioni e obiettivi dello sciopero stesso.
La scuola può e deve recuperare la consapevolezza della propria forza. Siamo – tra genitori, studenti e lavoratori – molti milioni di persone coinvolti in uno dei pochi potenziali presìdi di democrazia ancora parzialmente in piedi. Riappropriamoci della nostra sovranità, ricordiamoci che siamo in grado di incidere pesantemente sui destini del Paese per la nostra consistenza numerica e per la funzione che il nostro mandato configura. Facciamolo accompagnando la mobilitazione con una firma – da domani, se non l’avete già fatto – per ireferendum sociali (che contengono anche il tema delle trivelle, degli inceneritori e dell’acqua pubblica). Le informazioni sono contenute sul sito www.referendumsociali.info: contro School Bonus, Comitato di Valutazione, obbligatorietà delle ore di alternanza nel triennio delle superiori, chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico. Per lo smontaggio nelle sue espressioni più pericolose di una legge odiosa, la 107, che ancora consideriamo inemendabile, attraverso una raccolta firme, che – se raggiungesse la quota 500mila – ci porterebbe al referendum nel 2017.
La mobilitazione è pazienza e generosità. Proviamo a regalare a noi stessi e a questo Paese la speranza di un futuro non odiosamente contaminato dalla arbitrarietà arrogante di un governo autonominato e antidemocratico: scioperare, firmare per i referendum sociali, votare NO alla “riforma” costituzionale. Tre espressioni di quella partecipazione che – assieme a principi fondanti della Repubblica – vorrebbero rottamare.

Fonte: MicroMega online - blog dell'Autrice 

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