domenica 8 maggio 2016

Settis: «Vogliono demolire la Costituzione». Parte la mobilitazione

di Simona Maggiorelli
L'archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis è fra gli intellettuali che negli ultimi anni hanno maggiormente contribuito a riportare al centro del dibattito culturale la Costituzione, anche come lungimirante manifesto politico che attende ancora una piena attuazione. Lo ha fatto scrivendo sferzanti pamphlet come Italia s.p.a. (2007) contro la svendita del patrimonio d’arte. E poi saggi come Paesaggio Costituzione, cemento (2010) contro la deregulation, l’abusivismo e il consumo di suolo che va contro la salvaguardia del paesaggio e Costituzione incompiuta (2013) in cui sviluppa – con Montanari, Maddalena e Leone – la riflessione di Calamandrei che già il 2 giugno del 1951 scriveva della festa della Repubblica comeLa festa dell’incompiuta.
Ma il docente della Normale e presidente del comitato scientifico del Louvre si è occupato di Costituzione anche in numerosi articoli e interventi, molti dei quali (comprese le 15 tesi per l’Italia apparse su Left nel 2013) sono ora raccolti nel volumeCostituzione!, pubblicato da Einaudi come i libri precedenti. Il volume sarà presentato al Salone del libro di Torino il 15 maggio. L’autore e il giurista Gustavo Zagrebelsky dialogheranno sul tema Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla.
Costituzione! è certamente il libro più politico di Salvatore Settis, non solo perché fin dall’introduzione il professore entra direttamente nel dibattito sulla riforma costituzionale. Quello compiuto dal governo Renzi non è il primo attacco alla Costituzione, precisa il professore, che nel volume ricorda molti precedenti compreso la riforma Bossi-Berlusconi del 2005 (che prevedeva lo Stato federale e il rafforzamento del presidente del Consiglio e del governo) fino alla modifica dell’art.81 da parte di Monti. Venendo al presente non possiamo dimenticare che «la riforma della Costituzione Renzi Boschi è partita con il governo Letta e, come tutti sanno, è stata stimolata da Giorgio Napolitano», dice Settis a Left. «Ma il tema della Costituzione è troppo importante per accontentarsi di prendersela singolarmente con il premier Renzi e con il ministro Boschi o con chiunque altro. Bisogna parlare delle ragioni per cui, in un momento storico come questo, anziché applicare la Carta nei suoi punti più importanti, per esempio il diritto al lavoro e il diritto alla salute, dobbiamo invece cercare di modificarla per dare più forza al governo, dicono loro»….
Rispetto a questo tipo di ideologia liberista che innerva la riforma Renzi-Boschi, incentrata sul vecchio modello di Homo oeconomicus, l’impianto della Carta varata nel 1948 sembra straordinariamente moderno e lungimirante, lasciando intendere in filigrana una visione articolata e complessa dell’essere umano, che non ha solo bisogni materiali ma anche esigenze più profonde. Pensiamo per esempio all’art 3 della Carta che parla di uguaglianza ma anche di «pieno sviluppo della persona umana» (art. 3 secondo comma), che parla di libertà di pensiero e di parola (art. 21), libertà dell’arte, della scienza e del loro insegnamento (art.33), di diritto alla cultura alla conoscenza e alla ricerca (art. 9) e così via. «La nostra Carta così come è e, se vinceremo il referendum, continuerà ad essere, ci garantisce dei diritti che oggi purtroppo vengono violati in continuazione» chiosa Settis. « La Carta, così com’è oggi, è un’arma per rivendicarli. Quando leggo, in relazione ai tagli alla sanità, che la durata media della vita degli italiani si è ridotta e in modo molto sensibile al Sud penso: ma è davvero questo che vogliamo? È questo che farà ripartire l’economia? È questo che renderà i cittadini più felici? Oppure dobbiamo tornare a una più rigorosa applicazione dell’art. 32 sul diritto alla salute e al diritto ad un ambiente sano? L’art. 32 che parla di diritto alla salute e l’art. 9 che tutela il paesaggio vanno di pari passo, sono la stessa cosa, Non faremmo meglio a considerare la Costituzione che c’è per vedere se la possiamo applicare? È stupefacente che mentre cambiano la Carta non gli venga nemmeno in mente di dire che ci sono alcuni articoli non attuati» Qualche esempio? «Se l’art. 32 fosse applicato migliorerebbe la sanità. Invece tagliano. Basterebbe migliorare la pubblica istruzione. Invece tagliano. Migliorare la ricerca invece tagliano». Anche l’ultimo sbandierato finanziamento del Cipe di 2,5 miliardi di euro per università e ricerca, in realtà, come è stato notato da più parti, nasconde che il fondo ordinario passa da 2,7 a 2,5 miliardi, con un taglio di 200 milioni di euro. «Senza contare che la riforma in corso è solo un passaggio, se noi cittadini non riusciamo a fermarla – paventa Settis – non può che essere il primo atto di una demolizione totale della Costituzione». Per questo come il professore auspicava nel libro Azione popolare (2012) occorre una appropriata capacità di reagire da parte dei cittadini, serve una ampia mobilitazione dal basso. Anche per questo il 7 maggio il mondo della cultura è sceso in piazza a Roma per Emergenza cultura. Molti storici dell’arte, archeologi e professionisti dei beni culturali si mobilitano in difesa dell’art. 9. «Va benissimo – commenta Settis – ma l’art.9 non è un mazzo di fiori in una stanza vuota. È un pezzo di una architettura che comprende anche il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, all’accesso alle cure sanitarie e così via». Molte altre manifestazioni seguiranno. Giustizia e libertà ne annuncia già numerose fino al referendum di ottobre. «Un fatto molto positivo è il documento firmato da 56 costituzionalisti contro questa riforma. Fra loro ci sono 11 presidenti emeriti della Corte Costituzionale, mentre non c’è nessun presidente emerito della Consulta, nemmeno uno, che si sia pronunciato in favore della riforma. Se gli italiani hanno orecchie per sentire e occhi per vedere io credo – conclude Settis – che il risultato del referendum dovrebbe essere un sonorosissimo “No”».

Fonte: Left

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