martedì 3 maggio 2016

Un pomeriggio londinese in compagnia di Jeremy Corbyn

di Flavia Cappellini
Come forse alcuni di voi sapranno, Momentum è un movimento direttamente riconducibile a Jeremy Corbyn, che cerca di sfruttare gli entusiasmi riaccesi nella società civile dal nuovo leader labourista per avvicinare alla leadership del partito intere fasce sociali fuoriuscite oramai dall’epoca di Tony Blair. Nota bene: con l’espressione “leadership del partito” intendo esclusivamente la figura di Corbyn stesso: in nessun evento di Momentum, ad oggi, mi è mai capitato di trovare alcun riferimento al partito Labourista – d’altronde, Momentum stesso può essere interpretato come una sorta di risposta alle polemiche e alle crisi politiche interne dei Labour, nella speranza di rispondere presto alle accuse di settarismo interne con bagni di folla intorno a Corbyn, esterni al partito.
Nel frattempo, oltre a risvegliare e mettere insieme attivismi da tempo sopiti, Momentum si sta inserendo agilmente in gruppi già organizzati ma lontani dal Labour Party come, ad esempio, gli artisti di Brixton, da cui nasce l’esperienza Momentum Arts.
Oppure, e qui entriamo nel vivo della storia, la comunità sudamericana impegnata in una lotta per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori nel settore delle pulizie impiegati nella City. Questi ultimi hanno dato vita a Momentum Latino.
Ieri sera Momentum Latino ha organizzato una giornata di workshop e musica nel quartiere Elephant&Castle, dove risiedono la gran parte dei colombiani di Londra. In un ambiente assolutamente ristretto – non saremo stati più di una cinquantina – immersi tra persone di tutte le età, dalle 4 alle 7 di sera circa, si sono susseguiti workshop, musica e interventi. Una rifugiata politica dell’epoca di Pinochet ringraziava Corbyn per il ruolo da lui giocato nel catalizzare l’opinione pubblica sulla triste storia del Cile mentre il dittatore era detenuto in UK; un rappresentante della comunità colombiana invitava i presenti a sostenere lo sciopero previsto in Colombia nei prossimi due mesi per chiedere al Governo maggior dialogo con la popolazione civile durante il processo di pace; una coordinatrice inglese di Momentum sottolineava come le comunità sudamericane stiano insegnando ai britannici nuovi valori e nuove forme di organizzazione civile e sociale. Immancabili i brasiliani a sostegno della presidente Dilma e apertamente contro l’impeachment, da loro considerato un vero e proprio colpo di Stato ad opera dei poteri forti.


Ad un certo punto, discretamente, la porta del locale si apre ed entra un signore con una scoppola in testa e la pipa in mano. Era arrivato a piedi, senza nessuna scorta, ed aveva ancora il respiro affannato dalla camminata. Si toglie il cappello degli anni 30, l’impermeabile blu stile Holmes e rimane con un girovita ascellare e una camicia a strisce, anch’essa probabilmente reduce dall’ultima manifestazione contro la guerra in Vietnam. A sorpresa, Jeremy Corbyn era passato a salutare amici e parenti presenti in sala.
Sicuramente una bella sorpresa: Corbyn si presta per le foto, cita Victor Jara, parla dei suoi legami con l’America Latina e l’importanza storica di questo continente per la sinistra europea. Sorride, muove le spalle a ritmo di un huayno peruviano. Prende appunti mentre dei bambini parlano e cantano (???). Addirittura si lancia con un improbabile accento spagnolo in un discorso sulla gioia di condividere culture e mondi differenti tra diverse etnie e nazionalità, incitando le comunità sudamericane a collaborare con la popolazione inglese per combattere la piaga dell’intolleranza e del razzismo. Io non ci potevo credere: Sembrava di stare nel bel mezzo di una cena natalizia di una famiglia allargata, e di ascoltare il nonno simpatico e saggio, con cui tutti i nipoti non perdono occasione per scambiare quattro chiacchere e per farsi raccontare un paio di storie. Era chiaro che la vicinanza con queste persone non poteva essere solo mera propaganda politica.


Nel frattempo, A., un’amica inglese che mi aveva accompagnato, inizia istericamente a giustificare il suo voto per i Tory alle precedenti elezioni: “ho votato per Cameron solo perché Miliband era un perfetto idiota! Quanto vorrei tornare indietro e poter votare Labour, ma questa volta per Corbyn! Ma le prossime elezioni saranno solo nel 2020! Can’t wait!” Cercando di consolarla le dico “Coraggio A, magari Cameron si dimette prima e tornate al voto” “What? Cameron si dimette solo se perde il referendum sulla Brexit, quindi se torniamo al voto è perché siamo usciti dall’Europa! Don’t wan’t to leave you guys!”
Mentre tentavo di strappare un sorriso all’inconsolabile A., mi avvicina un ragazzo che avevo incrociato qualche settimana prima ad una conferenza. Ci presentiamo ed iniziamo a chiaccherare: per farla breve, salta fuori che il tipo è l’ex vicino di casa di Jeremy Corbyn. Ora voi immaginatevi un ragazzo italiano, 27enne, che come tanti di noi si è trasferito a Londra ed ha passato l’inferno per cercarsi una stanza ad un prezzo accettabile in questa città, riuscendo a trovare qualcosa di abbordabile in una zona non centralissima, e ritrovandosi come vicino di casa Jeremy Corbyn.
Cavolo, pensavo, perché non ho avuto la stessa fortuna? Mentre quasi stavo per abbandonare il mio spirito al bieco sentimento dell’accidia, ecco che Corbyn si avvicina per salutare il suo ex vicino di casa. E così, mi ritrovo nel mezzo di questa conversazione semi paradossale tra i due, del tipo “Ciao” – “Ciao!” – “risolto poi quel problema con il termosifone?” – “e insomma, ancora abbiamo delle perdite” – “grazie per avermi prestato quel limone comunque, te lo ricompro in settimana!”. E cose simili. Una conversazione assolutamente regolare, che però lascia di stucco una persona dal background italiano che mai riuscirebbe anche solo a immaginare Renzi, Berlusconi, Salvini – e non so bene adesso quale altro scherzo della post modernità sia considerata leader politico a casa mia – in un contesto informale come questo. Dalla conversazione capisco che l’attuale compagna di Corbyn ha un nome latino così decido di informarmi sulla vita privata di Corbyn, e la sua forte relazione con l’America Latina diventa improvvisamente più chiara.
Dopo aver divorziato dalla prima moglie, membra del Labour Party, Jeremy Corbyn si risposa sul finire degli anni 80 con l’esiliata politica cilena e attivista per i diritti umani Claudia Bracchitta, con la quale mette al mondo tre figli. I due si conoscono nell’ambito della campagna di Amnesty International durante la dittatura di Pinochet, ed è subito amore. Il matrimonio, però, finisce per via di discrepanze in merito all’educazione del figlio maggiore dei tre: la madre, difatti, voleva iscrivere il ragazzo ad una scuola privata mentre il padre si opponeva e spingeva per una scuola pubblica. Risultato: un divorzio e l’iscrizione alla scuola privata. Anni dopo, Corbyn commentò con un lapidario: “non potevo accettare di essere come Tony Blair, dire di difendere le scuole pubbliche e iscrive i miei figli a quelle private”.


Lo stesso anno del divorzio, il 1999, una donna messicana residente a Londra di nome Marcela stava vivendo il peggior incubo della sua vita: suo marito aveva appena rapito sua figlia ed era scappato con la bambina in Messico. Marcela, disperata, inizia a bussare le porte del Labour Party chiedendo aiuto. Viene così introdotta al parlamentare di riferimento del suo quartiere, Islington North, che all’epoca era proprio Jeremy Corbyn, il quale si attivò con campagne di finanziamento ed attivò la polizia internazionale per ritrovare la bambina. La stessa Marcela, in un’intervista dell’epoca, dichiarò che senza il sostegno dell’allora parlamentare Corbyn non sarebbe mai riuscita a riavere indietro la bambina e ad assicurare alla giustizia il padre, che venne incarcerato nel 2003. Nei lunghi quattro anni di ricerca internazionale ed eventi di finanziamento a Londra, la sorella di Marcela, Laura, aveva deciso di trasferirsi in Gran Bretagna per per aiutare Marcela. Fu così che, in una campagna a Finsbury Park, conobbe Jeremy Corbyn.
I due hanno mantenuto la relazione segreta per circa un decennio, sposandosi discretamente in Messico solo nel 2013, tanto che la stampa britannica si è accorta della nuova unione solo due anni dopo, durante la campagna elettorale per la leadership del Labour party.Ecco quindi in parte spiegata la stretta relazione tra Jeremy Corbyn e l’America Latina.
Mentre fantasticavo su questa romantica storia, ieri notte, osservavo Jermey Corbyn fuori dal locale parlare con ragazzi di molteplici nazionalità per ore, guardavo sua moglie chiacchierare con le amiche ed il figlio ballare il merengue. Ed ho istintivamente simpatizzato parecchio con questo barlume di normalità tra i fasti reali e il gossip politico che circonda la famiglia reale e l’attuale premier David Cameron.
Poi, ho seguito Jeremy Corbyn allontanarsi a piedi, di notte, da solo, verso casa. Saranno state le dieci o giù di li. C’è chi dice che abbia preso la bici per tornare, Chi l’autobus. Chi invece sostiene che sia un fanatico delle passeggiate. L’immagine che mi restituiva, in quel momento, era quella di una persona decente, con una vita partigiana alle spalle e il fascino della coerenza.
Di questi tempi, non è poi tanto poco.

Fonte: Sinistra in Europa 

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