mercoledì 15 giugno 2016

Dieci cose da sapere sul reddito di cittadinanza

di David Evangelisti 
E’ un tema centrale della campagna elettorale di Chiara Appendino, impegnata nel ballottaggio per diventaresindaco di Torino. Il M5s lo propone a livello nazionale come misura centrale di sostegno alle famiglie con il reddito più basso. Il Pd continua a dirsi contrario, Matteo Renzi lo ha ribadito più volte. L’ultima sabato scorso: “Altro che panzane, altro che invenzioni strampalate di chi dice ‘diamo a tutti i soldi, anche se non lavorano’. Diamo invece a tutti un lavoro e un’opportunità”. Una piccola dimostrazione del reddito di cittadinanza a Livorno c’è, anche se temporaneo, limitato a 100 famiglie e in via sperimentale. I beneficiari hanno ricevuto il primo assegno. L’intervento, voluto dalla giunta M5s del sindaco Filippo Nogarin, prevede l’erogazione di 500 euro in favore di 100 persone, per un periodo di 6 mesi.
“Quando leggi storie come quella di Tito – aveva scritto Nogarin alla vigilia del primo turno delle Comunali, il 5 giugno – capisci che la politica con la P maiuscola può fare la differenza. Abbiamo messo in piedi una misura sperimentale di sostegno ai più bisognosi e lo abbiamo fatto senza pesare sul budget già risicato destinato alle politiche sociali. Un ammortizzatore sociale che vorremmo rendere strutturale, ma da soli non possiamo farlo. Per questo mi rivolgo senza indugi sia allaRegione che al governo“.
Progetto sperimentale di 6 mesi, mille richieste
Il progetto è di natura sperimentale ma l’assessore al Sociale Ina Dhimgjini assicura: “A partire dal 2017 il reddito di cittadinanza diventerà strutturale. Quanto stanzieremo e quante persone potranno beneficiarne? Al momento è ancora troppo presto per dirlo, stiamo analizzando varie ipotesi. Ci auguriamo comunque che questo strumento venga utilizzato anche in altre città”. Vediamo come funziona nella città toscana. Il bando per accedere al contributo è stato lanciato il 17 dicembre 2015 e si è chiuso il 15 gennaio. Le domande arrivate sono state 997, ma di queste 73 sono state respinte per mancanza dei requisiti richiesti. “Abbiamo verificato ogni singola domanda – sottolinea Nogarin – epurando le liste provvisorie dai furbetti dell’Isee e da chi aveva provato a inoltrare una doppia richiesta pur facendo parte dello stesso nucleo familiare”.
Budget di 300mila euro per 6 mesi e 100 famiglie
Per il reddito di cittadinanza locale la giunta ha stanziato complessivamente 300mila euro. L’assegno mensile, dal valore di 500 euro, verrà erogato in favore di 100 beneficiari per un periodo di 6 mesi. L’intervento è a tutti gli effetti operativo: i primi assegni mensili sono infatti stati erogati a fine maggio. Dhimgjini sta inoltre lavorando sugli aspetti organizzativi e burocratici legati ai progetti di volontariato “a cui i 100 assegnatari potranno collaborare, come prevedeva il bando”. Il Comune sottolinea: “Il reddito di cittadinanza è uno strumento importante: deve però basarsi sul principio di reciprocità“. In un primo momento l’amministrazione comunale sembrava non voler render note le generalità degli ammessi alla graduatoria: “Questione di privacy, stiamo valutando”. Alla fine però è stata scelta la strada della trasparenza massima: la graduatoria definitiva con tanto di nomi e punteggi (compresi gli esclusi) è stata pubblicata sul sito del Comune.
Le opposizioni: “E’ solo un bluff elettorale”
Le opposizioni, Pd in testa, hanno definito il progetto grillino “un bluff e unospot per le elezioni comunali basato in realtà su tagli al sociale“.L’assessore ha sempre rispedito al mittente le accuse, sostenendo che “il progetto si basa su risorse aggiuntive”. A Livorno in precedenza aveva fatto discutere l’azzeramento di 300 social cards per un totale di 326mila euro. La decisione della giunta M5s aveva fatto arrabbiare la Caritas e le associazioni di volontariato. In contemporanea all’erogazione dei primi assegni di reddito di cittadinanza Dhimgjini ha precisato: “Sono stati messi in liquidazione anche tutti gli altri contributi sociali relativi alla prima parte del 2016: borse lavoro, ex social cards, contratti collaborativi, contributi per famiglie indigenti e tutti i sussidi per la prima infanzia e i contributi affitto: in totale si tratta di 425 cittadini a rischio di esclusione sociale, utenti già presi in carico e seguiti dai servizi sociali”.
Condizioni per accedere alla graduatoria
Può essere ammesso al reddito di cittadinanza “un solo componente per nucleo familiare”. Il beneficiario dovrà inoltre fornire immediata disponibilità al lavoro al centro per l’impiego territorialmente competente e “rendersi disponibile a svolgere lavori socialmente utili eventualmente indicati dal Comune per almeno 4 ore settimanali”. Egli dovrà inoltre rendersi disponibile a partecipare “a progetti eventualmente gestiti dai Comuni, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni”. Tutto ciò per un massimo di 8 ore settimanali. La partecipazione ai progetti è comunque facoltativa “perdisabili o soggetti non più in età lavorativa”. Il beneficiario avrà comunque l’obbligo di comunicare “tempestivamente” agli enti preposti ogni variazione di tutti quei fattori “che comportino la perdita del diritto”.
Isee sotto i 6530 euro, minimo 35 anni
A beneficiare dell’assegno può essere un cittadinoitaliano o di un paese dell’Ue, ma anche unextracomunitario purché in possesso del permesso di soggiorno. Condizione essenziale in ogni caso è che il soggetto sia residente nel Comune “da almeno 5 anni dalla chiusura del bando”, che abbia un’età compresa tra i 35 anni e il limite previsto per l’età pensionabile e che al momento della presentazione della domanda non svolga attività lavorativa. Tra i requisiti richiesti anche l’appartenenza a un nucleo familiare con Isee non superiore a 6530 euro. Niente assegno se in famiglia si posseggono autovetture con potenza superiore agli 80 Kw acquistate negli ultimi 12 mesi. L’attribuzione deipunteggi per la formazione della graduatoria si basa su tre fattori distinti. Il disciplinare prevede l’assegnazione di 30 punti per un Isee pari a zero: negli altri casi (Isee tra 0,1 e 6.530 euro) il punteggio viene assegnato in maniera proporzionale. Sotto la lente anche la composizione numerica del nucleo familiare: chi vive in un nucleo di oltre 4 personeha diritto a 20 punti (15 in nuclei tra 3 e 4 persone, 10 tra 1 e 2). Chi inoltre risulta essere disoccupato “da almeno 12 mesi” può beneficiare di altri 10 punti. L’erogazione dei 500 euro viene revocata se il beneficiario rifiuta una proposta di lavoro (anche di tipo “socialmente utile”) da svolgere nel Comune di residenza oppure “qualora receda senza giusta causa dal contratto di lavoro”. Stesso meccanismo in caso di “svolgimento contemporaneo di attività di lavoro irregolare“.
La Svizzera ha bocciato il reddito di cittadinanza
La Svizzera il 5 giugno ha bocciato con un referendum il reddito di cittadinanza per tutti. I no sono stati il 76,9 per cento. La proposta era quella di introdurre un “reddito di base incondizionato” per ogni cittadino, dalla nascita fino al decesso per condurre “un’esistenza dignitosa” e partecipare alla vita pubblica, anche senza lavorare. Nessuno dei 26 cantoni del Paese ha approvato il testo. Nel referendum non si specificava un importo preciso, delegando la questione al legislatore, ma i promotori dell’iniziativa avevano ipotizzato la somma di 2.500 franchi al mese per gli adulti (circa 2.250 euro) e di 625 franchi per i minorenni. Erano contrari alla proposta (avanzata da un comitato indipendente) il governo, la maggioranza dei partiti e gli imprenditori. In base a indagini demoscopiche condotte prima della votazione, due argomenti contro il reddito di base incondizionato hanno fatto breccia tra gli elettori: il timore che un reddito mensile garantito agisse da disincentivo al lavoro e la convinzione che la proposta – il cui costo era stato stimato in circa 208 miliardi di franchi all’anno (quasi 190 miliardi di euro) – non fosse finanziabile.
M5s: “Ma il testo svizzero non c’entra niente col nostro”
Secondo il M5s la proposta svizzera non c’entra niente con il modello proposto dal Movimento. Secondo i Cinquestelle, infatti, “costa 14,9 miliardi di euro solo l’1 per cento del Pil non il 20 per cento come sostiene il Pd. E le coperture ci sono“. In più l’altra “differenza riguarda i beneficiari. Mentre la proposta svizzera prevedeva un reddito per tutti i cittadini svizzeri, dalla nascita alla morte, la proposta del M5S riguarda solo le persone che vivono sotto la soglia di povertà“. Inoltre “la seconda differenza riguarda i requisiti per poter percepire il reddito. Mentre la proposta svizzera non prevedeva alcun obbligo per ricevere il reddito, quella del M5S prevede diversi obblighi collegati alla continua formazione e ricerca del lavoro che se non rispettati fanno perdere il diritto al reddito”.
L’esperienza di Trento (voluta da Dellai, maggioranza)
Nel 2009 la provincia autonoma di Trento – guidata da Lorenzo Dellai, ora parlamentare di maggioranza – ha introdotto il “reddito di garanzia”. L’intervento, come spiegava un’analisi del 2013 dilavoce.info, prevede l’erogazione di un beneficio monetario il cui importo è pari alla differenza tra l’effettiva condizione economica del nucleo e la soglia di povertà relativa, definita in base alle caratteristiche del nucleo stesso. Per esempio una famiglia di tre componenti, con un reddito di 700 euro mensili ha diritto a una integrazione di circa 400 euro. La somma è poi eventualmente integrata di un importo per il sostegno del canone d’affitto. L’intervento era tuttavia per quattro mesi, rinnovabili dopo verifica e per non più di tre volte in due anni. In tre anni – da fine 2009 a fine 2012 – i nuclei beneficiari furono circa 10mila, con una media di “ingressi” mensile pari a 251 unità.
Il reddito di garanzia in Europa
In Europa 26 Paesi su 28 – tutti tranneItalia e Grecia – hanno adottato da tempo forme di reddito minimo garantito per consentire ai loro cittadini più deboli di vivere una vita dignitosa, così come l’Europa chiede fin dal 1992. L’ultimo Stato ad aver introdotto una misura simile è stato l’Ungheria. In caso di perdita del lavoro il reddito minimo scatta quando è scaduta l’indennità di disoccupazione (che in Italia è l’ultima tutela disponibile) e il disoccupato non ha ancora trovato un nuovo impiego.

Fonte: Il Fatto Quotidiano 

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