di Conn Hallinan
Nell’ultimo quarto di secolo ci sono stati pochi momenti spartiacque nella storia politica della Spagna. Come un ben coreografato pas de deux il Partito Socialista dei Lavoratori (PSOE) di centrosinistra e il Partito Popolare (PP) di centrodestra si sono alternati al governo del paese. Ma le elezioni del 2015 hanno cambiato tutto questo. Partiti nuovi arrivati a destra e a sinistra hanno operato uno sfondamento, punito i due partiti maggiori e forzato una seconda tornata elettorale il 26 giugno che potrebbe essere un punto di svolta in una crescente campagna per invertire le politiche di austerità che hanno diffuso povertà e disoccupazione in tutto il continente.
Il voto dello scorso dicembre ha visto il PP scendere di 63 seggi e perdere la maggioranza. Ma gli elettori hanno castigato anche i socialisti, con il partito che ha perso 20 seggi. Molti dei seggi che in precedenza andavano ai due partiti maggiori sono passati al partito di sinistra Podemos e, in misura minore, al partito di destra Ciudadanos. Nel parlamento attuale il PP controlla 123 seggi, i socialisti 90, Podemos 69 e Ciudadanos 40. I partiti regionali degli indipendenti baschi, catalani e delle Isole Canarie detengono 28 seggi. Il parlamento ha 350 seggi e la maggioranza è di 176.
Le nuove elezioni si sono rese obbligate quando nessuno dei partiti è stato in grado di formare una maggioranza funzionante. Il PP e Ciudadanos sono allineati politicamente, ma insieme non raggiungono la maggioranza. I socialisti, Podemos e i partiti regionali – la maggior parte dei quali è di sinistra in varia misura – avrebbero potuto formare un governo, ma il Partito Socialista si rifiuta di avere qualsiasi cosa a che fare con i separatisti catalani.
Anche se i sondaggi indicano che gli spagnoli probabilmente voteranno circa allo stesso modo di dicembre, un nuovo venuto ha modificato il terreno elettorale e aumentato la pressione sui socialisti di centrosinistra affinché compiano una scelta: seguire l’esempio del Portogallo, dove il Partito Socialista ha formato un fronte unito con il Blocco della Sinistra e l’alleanza Comunisti/Verdi, o imitare i socialdemocratici tedeschi e aderire a una “grande coalizione” e fare causa comune con la destra.
Il “nuovo venuto” è “Unidos Podemos” (Uniti possiamo), una coalizione di Podemos e della Sinistra Unita (UL). Nessuno si aspetta che la nuova alleanza conquisti la maggioranza, ma la maggior parte degli analisti prevede che nel peculiare sistema elettorale spagnolo la coalizione potrebbe aumentare la sua rappresentanza del 25 per cento, o di un numero di seggi tra i 15 e i 20. Ciò farebbe scavalcare il PSOE dalla nuova formazione, rendendo United Podemos (UP) il secondo più vasto blocco del parlamento. Il PP rimane il numero uno e sulla via di aumentare leggermente il 29 per cento ricevuto alle ultime elezioni.
La geografia elettorale della Spagna attribuisce un forte peso alle aree rurali, dove PP e il Partito Socialista sono forti. Mentre per eleggere qualcuno a Madrid ci vogliono 128.000 voti, ce ne vogliono solo 38.000 in alcune aree della campagna. Le regole favoriscono anche la forza regionale rispetto al sostegno generale. A dicembre UL ha conquistato quasi un milione di voti, ma ha ottenuto solo due rappresentanti. Altri partiti hanno ottenuto in media un seggio ogni 60.000 voti.
Unidos Podemos ha tensioni interne, ma entrambi i partiti le hanno messe da parte per il momento. Ad esempio, Podemos è a favore di una continua appartenenza alla NATO, mentre Sinistra Unita si oppone all’alleanza militare. UL si oppone anche all’attuale struttura dell’Unione Europea e sollecita una“rifondazione” dell’organizzazione.
Ciò su cui entrambi concordano è sul porre fine al punitivo regime d’austerità spagnolo e sull’affrontare la sconvolgente disoccupazione nel paese. Il tasso nazionale di disoccupazione è del 21 per cento, con un catastrofico 45,5 per cento per i giovani dai 25 anni in giù. Il sistema dell’istruzione è in uno stato di collasso e c’è una crisi nazionale degli alloggi. Di fronte a queste condizioni l’UP ha deciso di accantonare i disaccordi sulla NATO e sulla UE e di far causa comune.
Questo è esattamente ciò che ha fatto la sinistra in Portogallo, dove i disaccordi sulla NATO e sulla UE sono stati messi da parte a favore del congelamento delle privatizzazioni, della revoca degli aumenti delle imposte, dell’aumento del salario minimo e dell’aumento dei finanziamenti dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria. E’ fuori discussione che alla fine le differenze emergeranno, ma la sinistra portoghese ha deciso che quando la casa brucia, salvare gli abitanti ha la precedenza. Se il Partito Socialista spagnolo farà lo stesso rimane una domanda aperta.
Per certi versi le divisioni nella sinistra spagnola sono minori di quelle nell’alleanza portoghese: parte dell’UP – specificamente Podemos – sostiene l’appartenenza alla NATO e alla UE. Ma l’opposizione del PSOE all’indipendenza catalana è un grosso sbarramento sulla di un’alleanza con l’UP. Anche Podemos ritiene che la Catalogna dovrebbe restare parte della Spagna, ma sostiene il diritto dei catalani a tenere un referendum sull’argomento.
L’ostilità del Partito Socialista all’indipendenza catalano lo rende alleato del PP e di Ciudadanos. Quest’ultimo è stato creato per opporsi all’indipendenza catalana e il PP ha guidato una campagna grettacontro Barcellona. Quando i catalani hanno vietato i combattimenti di tori, Madrid ha reso il combattimento di tori un “patrimonio culturale nazionale” per bloccare il divieto. Quando i catalani hanno agitato la loro bandiera nazionalista “Estelada” alla partita finale di calcio della Copa del Rey, il governo ha tentato di impedirlo. Un tribunale ha impedito alle autorità di vietare la bandiera e Barcellona ha sconfitto Madrid nella partita.
Il leader del PP e primo ministro provvisorio Mariano Rajoy sta esercitando pressioni sui socialisti affinché aderiscano a una grande coalizione cui, sinora, questi ultimi si sono opposti. Ma il PSOE è profondamente diviso. Alcuni nel partito preferirebbe andare a letto con la destra che spezzare il pane con Podemos United. Altri temono che se il Partito Socialista entrerà in una grande alleanza con il Partito Popolare, i socialisti finiranno con subirne le conseguenze. I partiti di centrosinistra che si uniscono ai partiti di centrodestra tendono ad avere cattivi risultati quando ci sono le elezioni.
Il Partito Socialista Greco è stato decimato dal partito di sinistra Syriza quando il primo è entrato in una grande coalizione con la destra. L’alleanza del Partito Liberale con il Partito Conservatore in Gran Bretagna si è rivelata un disastro. Oggi il Partito Liberale a malapena esiste. E la grande coalizione dei socialdemocratici tedeschi con l’Unione Cristiano-Democratica della cancelliera Angela Merkel ha visto i socialisti, un tempo potenti, scendere sotto il 20 per cento nei sondaggi. In Spagna il mantello della “sinistra” passerebbe chiaramente all’alleanza UP, cosa che il Partito Socialista teme moltissimo.
Ci sono differenze profonde nella sinistra europea che rendono difficile l’unità. I partiti socialisti in Portogallo e in Spagna, ad esempio, sono a favore del rimborso dei debiti dei loro paesi alle banche europee e al Fondo Monetario Internazionale (FMI). I partner dell’alleanza del Partito Socialista portoghese e la Sinistra Unita spagnola pensano che il debito non sia rimborsabile e che, in ogni caso, sia iniquo perché la maggior parte del debito è conseguenza della crisi economica del 2008 determinata dalla speculazione irresponsabile di banche private. Gli speculatori possono aver perso i loro soldi ma il conto lo stanno pagando i contribuenti.
Esiste una potenziale via d’uscita dalla situazione attuale, ma dovrà superare interessi potenti e un sistema economico profondamente viziato.
Tali “interessi” sono i detentori del debito, che spaziano da governi alla Banca Centrale Europea e al FMI.
Il vizio sta nell’edificio dell’eurozona, che è costituita dai 19 paesi dell’Unione Europea a 28 membri che usano la moneta comune, l’euro. Come dice l’economista Thomas Piketty, l’eurozona ha “una moneta unica con 19 debiti pubblici diversi, 19 tassi d’interesse su cui i mercati finanziari sono completamente liberi di speculare, 19 imposte sulle imprese in sfrenata competizione tra loro, senza una rete comune di sicurezza sociale o uno standard comune dell’istruzione; questo non ha possibilità di funzionare e non lo farà mai”.
Piketty sostiene che la rigidità dell’eurozona sul debito e la sua strategia per risolvere il problema – austerità e ancora austerità – ha “strozzato” la ripresa, particolarmente in Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Persino dove le economie dei paesi stanno finalmente crescendo – Spagna e Irlanda – i loro debiti sono in effetti più alti di quanto lo erano quando hanno istituito i regimi di austerità. E la “crescita” non è dovuta alla strategia economica della UE, bensì piuttosto al basso costo del petrolio e al declino del valore dell’euro.
Piketty propone una conferenza sul debito, simile a quella che salvò la Germania postbellica. Syriza ha a lungo sollecitato una simile riunione. Una tale conferenza potrebbe tagliare il carico del debito, ridurre i tassi d’interesse ed estendere i rimborsi.
Tuttavia l’eurozona dovrebbe anche essere democratizzata. L’attuale parlamento europeo include stati non membri dell’eurozona ed è in larga misura impotente. Le decisioni sono prese prevalentemente dalla non eletta Troika: FMI, Banca Centrale Europea e Commissione Europea. Una cosa che potrebbe essere fatta immediatamente sarebbe istituire un’aliquota d’imposta comune sulle imprese, che potrebbe essere utilizzata per finanziare miglioramenti delle infrastrutture e dell’istruzione.
E’ improbabile che la Germania appoggi un approccio simile, ma la Germania rappresenta il 25 per cento della popolazione e del PIL della UE, mentre Francia, Italia e Spagna insieme rappresentano il 50 per cento. Si aggiungano Irlanda, Portogallo e Grecia e la Germania e i suoi alleati risultano una distinta minoranza.
L’Italia sta apertamente appoggiando la riduzione del debito e l’allentamento delle regole dell’eurozona, e la Francia ha già sollevato il problema di una struttura politica della UE più democratica e trasparente, in linea con quanto propone Piketty.
Si può fare? Non sarà facile, ma la Germania è sempre più isolata e i paesi del sud dell’eurozona hanno un bisogno disperato di un sollievo dalle infinite tornate di austerità. Inoltre non sono più convinti che tale strategia ridurrà il carico dei loro debiti e stimolerà le loro economie. In realtà la maggior parte del debito non è rimborsabile indipendentemente da quanta austerità sia applicata.
Ci sono alcuni jolly nelle elezioni imminenti. Sia il PP sia il PSOE sono stati macchiati dalla corruzione e due ex governatori socialisti dell’Andalusia sono appena stati accusati di pagamenti illegali a sostenitori. L’affluenza sarà probabilmente inferiore a quella delle elezioni di dicembre, ma le efficaci organizzazioni di base della sinistra saranno in grado di compensare ciò.
Le elezioni spagnole arrivano in un momento critico per l’Unione Europea e un governo di Madrid che si opponga alla strategia economica sempre più screditata della Troika potrebbe modificare gli equilibri nella direzione immaginata da Piketty.
Ciò, tuttavia, dipenderà dal fatto che il Partito Socialista decida di unirsi alla sinistra o di entrare in una grande coalizione con la destra.
Una mancata unione delle sinistra aprirà la porta alla risorgente estrema destra dell’Europa, la cui xenofobia e il cui razzismo hanno guadagnato terreno in tutto il continente. Il solo modo per contrastare efficacemente l’estrema destra consiste nel democratizzare l’Unione Europea e nel perseguire politiche economiche che offrano lavoro e migliorino il tenore di vita. Solo la sinistra può realizzare un programma simile.
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Dispatches from the Edge
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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