Intervista a Burhan Sönmez di Paolo G. Brera
Tre anni fa migliaia di giovani occuparono piazza Taksim per impedire al governo di costruire un centro commerciale e una moschea abbattendo il parco Gezi e il centro culturale Atatürk. Sulla facciata del palazzo c'erano due bandiere e una grande foto del padre della Turchia laica, oggi c'è una bandiera del paese tra due grandi foto di Erdogan; e la piazza ogni sera è invasa da migliaia di sostenitori del presidente.
Burhan Sönmez, lei fu uno dei leader della protesta. Che effetto le fa Taksim oggi?
"Quella piazza l'abbiamo persa tre anni fa. Fummo fermati dal governo, dalla polizia e dai soldati. Hanno ucciso così tanta gente, così tanti feriti... Siamo stati sconfitti dalla violenza. Oggi, invece, loro sono a Taksim perché hanno il supporto del governo, dell'intelligence, dei servizi segreti e adesso persino delle Forze armate. Noi siamo civili, loro l'intera comunità di istituzioni".
Ma i civili hanno votato e la maggioranza è con Erdogan.
"La democrazia parlamentare prevede che la gente voti e il partito che vince governi. Ma la seconda parte della democrazia è che lo faccia in linea con la legge. Loro hanno avuto legittimamente la maggioranza, ma non governano democraticamente".
Perché dunque il popolo sostiene Erdogan?
"Per ragioni come il linguaggio che usa, pro Islam e religioso. E' un leader e una persona forte, e questo alla gente piace. Tanti politici nel mondo ottengono vaste maggioranze, ma non vuol dire che abbiano ragione. Lo rispetto, è stato eletto in modo democratico, ma non sta agendo bene".
Dov'è finita la gente di Gezi park?
"In Turchia abbiamo due poteri sbagliati. Da una parte i militari che hanno tentato il golpe: non è democratico né legale. Dall'altra il partito di governo, l'Akp di Erdogan: non rispettano la legge né la Costituzione secolare. Ora queste due forze sbagliate combattono tra loro, e la gente come me non prende parte in questa lotta perché siamo contro entrambe. Noi però lottiamo in modo democratico. A Gezi Park milioni di persone scesero in strada senza armi, niente fucili o violenza. La gente cantava e urlava. Ma polizia, soldati e la gente di Erdogan li uccisero, quei civili".
Intellettuali, scrittori, giornalisti e migliaia di giudici sono in galera. Cosa si aspetta dal futuro?
"Se quei soldati avessero vinto avrebbero governato in modo violento. Ha vinto Erdogan, e spero che lui e il suo partito governino democraticamente, anche se ne dubito. Sono corrotti, coinvolti negli affari e in Borsa. E opprimono le opposizioni: uccidono i civili curdi, oggi hanno chiuso cinque siti internet di sinistra solo perché sono contro Erdogan".
Ci sarà mai un'altra Gezi park, con la folla in piazza per contestare Erdogan.
"Non credo, non ora: c'è troppa violenza, non penso che la gente debba rischiare la vita. Noi ci siamo espressi in modo pacifico per il futuro della Turchia, ma se lo fai oggi ti uccidono. La notte scorsa sei soldati sono stati decapitati dalla gente, proprio come fa l'Is".
Ha paura per la sua libertà o la sua vita?
"Niente è certo, in Turchia. A chiunque può succedere qualcosa, lo si mette in conto".
Pensa che Erdogan sarà sconfitto democraticamente?
"Se non ci credessi dovrei andarmene".
Fonte: La Repubblica

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