di Mario Barcellona
Una sinistra “a venire” non ha più indiscusse organizzazioni di massa ed attivi movimenti omogenei su cui contare, che si accendano per mobilitare la società oltre i loro stessi confini, non ha più le fabbriche di un tempo e i “fieri compagni del servizio d’ordine”, né le masse bracciantili e le “cavallerie contadine”. Ha di fronte una “moltitudine” singolarizzata, spesso diffidente verso le sinistre storiche, ancora abbagliata dalle luci del consumo e del successo, per lo più ormai estranea al confronto di un tempo tra socialismo e individualismo, di frequente partecipe di un’idea di libertà che non si distingue più dal liberismo, talvolta distratta e tuttavia sempre delusa e ancora una volta espropriata.
Questa “moltitudine” non ha di per sé orecchie per intendere un nuovo orizzonte, non è lì ad attendere che qualcuno la chiami – come un tempo – alla “riscossa” ed alla “rinascita”. E però neanche sembra disposta a mobilitarsi su parole di “realismo”, di “piccoli passi”, di cauto “rinnovamento morale”, di “attenzione” al futuro del mondo giovanile o alle nuove povertà, per quanto in piena buona fede possano essere pronunciate.
Fonte: filosofiainmovimento.it

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