giovedì 11 agosto 2016

Ricetta Sanders per i democratici Usa: tasse ai ricchi, più welfare, lotta alle disuguaglianze

di Roberto Festa
E’ stato un discorso sul “filo del rasoio”: da un lato volto a rivendicare i diritti della classe media e ad auspicare una maggiore redistribuzione della ricchezza; dall’altro, attento a non inquietare e allontanare i più ricchi, che finanziano generosamente la sua campagna. Hillary Clinton ha parlato alla New School di New York e ha esposto i principi centrali della sua strategia economica. Il discorso, ispirato in larga parte dal Nobel Joseph Stiglitz, è stato soprattutto un tentativo di rispondere alle critiche e ai malumori dei settori piùprogressisti del partito democratico. Nella stessa direzione – placare le critiche da sinistra – va l’altro annuncio importante di queste ore: la Clinton sta per rendere pubblici i nomi dei principali finanziatori della sua campagna.
Già la scelta come luogo del proprio discorso della New School– nel cuore del Greenwich Village, uno dei santuari del pensiero liberal e progressista – è significativa dell’obiettivo della Clinton. Quello di una virata “a sinistra”, per venire incontro a larghi settori dell’elettorato democratico, che sono poi quelli che vanno a votare con più convinzione alle primarie e di cui la Clinton ha bisogno, per dare slancio alla campagna. “Crescita e giustizia economica”, era lo slogan scelto dalla candidata per illuminare il suo programma. Aumento delle entrate per la middle-class, espansione della rete di servizi sociali, maggiori tasse per i più ricchi sono stati tra i punti toccati nel discorso.
“La sfida più importante del nostro tempo è far crescere i redditi della maggioranza degli americani”, ha detto la Clinton, che ha sottolineato come la ripresa economica di questi anni non si sia sostanziata in un vero e proprio aumento dei salari, “mentre i costi per il college, e per la sanità” sono diventati sempre più pesanti. “Dobbiamo aumentare le entrate per gli americani che lavorano duro” ha aggiunto la Clinton, “e questa sarà la missione dal primo all’ultimo giorno della mia presidenza”. In questo sforzo di definire un progetto progressista e rivolto alla classe media, la candidata ha anche preso apertamente le distanze dagli sfidanti repubblicani che appaiono più pericolosi a questo punto della corsa presidenziale. Scott Walker, Marco Rubio e Jeb Bush“sostengono un’economia ‘trickle down’ che aumenta le entrate dei più ricchi, taglia loro le tasse e lascia che le grandi corporations scrivano le loro regole”, ha scandito con forza la Clinton.
Secondo un sondaggio New York Times/CBS, due terzi degli americani ritengono che il Paese dovrebbe avere una distribuzione della ricchezza più equa, e dunque la candidata democratica segue il trend generale. L’appello alla middle-class e a un’America più giusta è però sembrato soprattutto rivolto a quei settori del partito democratico – i più a sinistra, quelli che fanno riferimento a Bernie Sanders e a Elizabeth Warren – a disagio nei confronti di una candidata che ha fatto dell’alleanza con Wall Street e con i poteri forti dell’economiae della finanza uno dei cardini della propria carriera politica. Da tempo, almeno dall’esordio della sua candidatura, il mondo progressista chiede alla Clinton prese di posizione più decise su temi quali la tassazione delle grandi rendite e gli abusi del sistema finanziario. Senza queste prese di posizione, è stata la minaccia, potrebbe mancare alla Clinton l’appoggio di gruppi e settori importanti del partito.
In questo il discorso alla New School è stato davvero “sul filo del rasoio”, volto a contemperare esigenze e interessi spesso in contrapposizione. Di fronte a una platea di militanti, ma di fronte anche a molti dei manager di Wall Street che rappresentano il cuore dei suoi finanziatori, la Clinton ha detto che bisogna “mettere un freno ai rischi eccessivi di Wall Street e raddrizzare quelle storture che consentono a certi finanzieri di evitare di pagare milioni in income taxes”. La Clinton ha promesso anche di rafforzare l’implementazione del “Dodd-Frank Act”, la legge passata nel 2010 che regolamenta il sistema finanziario americano. Detto questo, la candidata non ha però fatto proprio il populismo radicale di Sanders e della Warren; non ha parlato di nuove tasse su determinati prodotti finanziari, né di limitare le entrate da capogiro delle “big banks”. Di fronte a una domanda esplicita sul “Glass-Stegall Act”, la legge del 1933 che suo marito Bill contribuì a cancellare nel 1999 (e che è considerata all’origine delle commistioni truffaldine tra banche commerciali e d’investimento), un consigliere della Clinton ha risposto che “non pensiamo alla sua reintroduzione”.
L’appello alla classe media nel discorso alla New School arriva comunque nelle stesse ore in cui l’ex-first lady fa un’altra mossa volta a rassicurare il suo elettorato progressista. Il team Clinton ha infatti annunciato di essere pronto a rendere pubblici i nomi dei “bundler”, quei sostenitori il cui compito è mettere insieme, raggruppare migliaia di contribuzioni alla campagna elettorale. La legge americana impone ai candidati di accettare poche migliaia di dollari da ciascun finanziatore, e quindi il ruolo dei “bundler”, che costruiscono vaste reti di gruppi e singoli a sostegno dei candidati, diventa essenziale. I loro nomi, sempre secondo la legge, non devono per forza essere resi pubblici. La scelta della Clinton vuole quindi rispondere agli attacchi dei repubblicani, che la accusano per presunti e troppo stretti legami col mondo finanziario ed economico; ma la scelta è anche un messaggio di “trasparenza” rivolto ai suoi sostenitori, cui la candidata implicitamente dice: “Non sono prigioniera di interessi particolari”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano 

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