La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 9 agosto 2016

Via le maschere

di Gustavo Esteva
L’intrigo che creano le autorità per nascondere sotto il tappeto l’orrore e la loro ottusità aumenta la confusione… e il pericolo. Lanciate verso l’abisso, vogliono farci precipitare con loro. Il nuovo modello educativo è stato presentato con rulli di tamburo e colpi di grancassa. Il ministro dell’Educazione e l’attuale presidente della Conferenza Nazionale dei Governatori (CONAGO), Gabino Cué, hanno detto che rappresenta l’essenza della riforma educativa. Adesso, tre anni dopo (la legge fu approvata nel dicembre 2012, ndr)? Perché l’essenziale è stato tenuto segreto e non è stato sottoposto a dibattito prima di fare la legge e attuare la riforma?


Poco più tardi Gabino Cué ha contagiato i governatori con la sua improvvisa passione per il nuovo modello, ed essi hanno eseguito alla lettera le istruzioni che trasmetteva. Hanno applaudito senza riserve il documento … sebbene non avessero avuto il tempo di leggerlo.
Cué ha detto che si trattava di un documento concluso. Ha usato la prima accezione della parola: perfetto, completo. Non ha mai fatto riferimento alla seconda accezione, che in realtà è quella che si dovrebbe applicare: malandato, deteriorato, vecchio, infermo…
Il Presidente (Enrique Peña Nieto, ndr) l’ha contraaddetto immediatamente, spiegando che si trattava di un documento preliminare. Non è una decisione imposta, non è un modello imposto, non è cioè: questo è quel che si deve insegnare. Al contrario, stiamo per costruirlo. Abbiamo presentato un lavoro preliminare da discutere, deve essere oggetto di dibattito. Peña Nieto confessava così che ancora non riescono a chiarirsi su quale sia l’essenza della riforma.


Ciononostante, il sottosegretario Miranda ha subordinato il dialogo al modello: le altre tematiche verranno regolate nella misura in cui verrà compreso il modello educativo. Il modello verrà discusso in riunioni apposite. Intanto, la CNTE e tutti noi dobbiamo impegnarci a capirlo. Ci consentiranno di aggiungere nastrini e note a pié di pagina, ma perché si possano negoziare i dettagli dobbiamo arrenderci, accettando la riforma educativa e il suo modello, come pure le ingiustizie e gli arbìtri commessi per imporla.
La riforma era compresa nel Patto per il Messico; tutti i partiti politici se ne sono fatti complici. López Obrador, tuttavia, aveva detto che la respingeva e aveva civettato con la CNTE; sembrava volersi smarcare da quel consenso. Ma non per molto. Il 14 luglio ha preso le distanze dal movimento. Non ha considerato fattibile né conveniente abrogare la riforma educativa; così ha proposto una semplice modifica della legge per abrogarne gli aspetti più negativi. Ha usato ora la stessa espressione che aveva applicato anni addietro per il neoliberismo: eliminarne gli spigoli più negativi. Come i cosiddetti governi progressisti del sud(américa, ndr), non si è proposto quindi di abbandonare l’orrore neoliberista: sarebbe stato sufficiente renderlo più digeribile per la gente… Non ci si deve ingannare: che si tratti della riforma educativa o delle politiche neoliberiste, è sempre la stessa solfa.
Tutte le maschere stanno cadendo. Atti e mistificazioni con la riforma educativa rivelano la classe di funzionari che ci affligge, il suo insopportabile comportamento. Quei funzionari hanno sperimentato a Tuxla una variante di Nochixtlán e hanno mostrato ciò che sono nel massacro di Chamula. Dobbiamo aggiungere questo nome alla lunga lista, quella di Ayotzinapa, dell’asilo ABC, di Acteal, dei femminicidi di Juárez, di Nochixtlán, all’interminabile sequenza di morti e desaparecidos…


A Chamula non sono stati pochi. Non sono morte solo le autorità corrotte. C’è stato molto di più; le comunità si sono portate via i loro morti e i feriti. E tutto Chamula sa bene chi è stato, come e perché è stato compiuto il massacro. E’ difficile contenere l’indignazione di fronte a quanto è accaduto.
La banda criminale che occupa le strutture di governo e le mette al servizio del capitale sta ormai perdendo la pazienza. Fa pressione sul cartello defli imprenditori per eliminare la resistenza. E i governi ricorrono a tutte le varianti della strategia controinsurrezionale: la forza letale della polizia o dei paramilitari, in alcuni casi; in altri casi una casta indigena, come quella creata dal PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale, ndt) a Chamula, che per questo è stata chiamata comunità rivoluzionaria istituzionale.
Di fronte non troveranno una popolazione passiva e sprovveduta. Tutt’altro. La resistenza acquisisce ogni giorno più forza e consapevolezza. Rap, corridos, graffiti,decime, danze e mille forme di solidarietà creativa e radicale stanno dando un’espressione popolare e profonda a ciò che gli artisti sentono nei villaggi, nei quartieri, fra la gente. Non sono una semplice cassa di risonanza: hanno l’antenna innalzata per decifrare quello che sta arrivando.
E ciò che sta arrivando è sempre più chiaro… sebbene sia impossibile anticipare le forme che assumerà. Non è più una semplice resistenza. C’è un contenuto di ribellione. Il No alla riforma, condiviso in modo crescente, si intreccia con molti altri No, con il malcontento generale. Si stringono relazioni, si tessono accordi, si plasma un’articolazione sempre più efficace fra le forze di quelli che stanno in basso, fra le organizzazioni di base, le comunità e le loro autorità, fra la gente comune. È sorprendente vederli imboccare le loro strade, opponendosi a tutte le classi politiche, a tutti i partiti, al capitale. Si organizzano, proprio come ci chiede con insistenza il subcomandante Moisés.

Articolo pubblicato su la Jornada
Traduzione a cura di Camminar Domandando
Fonte: comune-info.net

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