giovedì 11 agosto 2016

World Social Forum a Montreal: un altro mondo senza l’Africa?

di Danica Jorden 
Un giorno prima dell’avvio dell’edizione di quest’anno del World Social Forum (WSF 2016) a Montreal dal 9 al 14 agosto rappresentanti della società civile di numerose nazioni africane hanno annunciato la loro intenzione di boicottare i lavori a causa dell’enorme numero di visti negati a membri delle loro delegazioni. Giungono notizie che sono stati negati visti per recarsi alla riunione internazionale anche a partecipanti di America Latina, Asia e Medio Oriente. 
Dopo aver accuratamente preparato le loro domande di visto durante l’anno scorso, essersi recati a volte in ambasciate e consolati canadesi distanti e aver pagato spese al Canada, all’organizzazione del WSF (commissioni d’accesso, costi di affitto degli spazi per le loro conferenze o seminari, spese per attrezzature, spese per l’interpretariato e vari altri costi) nonché migliaia di dollari per voli, alberghi e altri costi di trasporto e sistemazione, almeno 234 leader e rappresentanti di organizzazioni comunitarie si sono visti negare i visti turistici per partecipare e tenere presentazioni alla conferenza internazionale, comprese persone che erano state invitate da, o avevano, sponsor canadesi.
Il World Social Forum è stato fondato in Brasile nel 2001 come il “Davos del popolo”, in alternativa al World Economic Forum che si tiene ogni anno in Svizzera e in cui si riuniscono gli industriali più ricchi del mondo per decidere probabilmente il destino del resto del mondo. Nel 2007 il WSF si è aperto al resto del mondo con un accento sul dare voce al Sud globale al motto di “Un altro mondo è possibile”.
Quest’anno il Forum ha adottato lo slogan “Un altro mondo è necessario. Insieme è possibile”. Il WSF 2016 è il primo World Social Forum che si tiene in un paese occidentale del nord. Oggi alcuni accusano gli organizzatori di Montreal e il governo del Canada dei pregiudizi e delle ingiustizie istituzionalizzati contro popoli non occidentali che sono al cuore della critica del WSF e il motivo della sua esistenza.
Nel periodo precedente l’evento aspiranti oratori e partecipanti alla conferenza hanno avvertito gli organizzatori del Forum che le loro lettere d’invito, parte essenziale della procedura di richiesta dei visti, non erano state ricevute. E poi molti altri hanno cominciato a ricevere notifiche di rifiuto da parte del governo canadese.
Mentre i partecipanti statunitensi possono entrare in Canada senza necessità di visto, la procedura di richiesta per i cittadini di altri paesi diventa sempre più complicata. Gli europei possono presentare in rete la domanda di un’Autorizzazione Elettronica al Trasferimento (eTA) per un modesto diritto di 7 dollari canadesi, mentre chi sta in Bangladesh, ad esempio, dovrebbe sottoporre dati biometrici (impronte digitali e foto, 85 dollari canadesi) e presentare la sua domanda di visto (100 dollari canadesi) di persona presso un’ambasciata o un consolato canadese. Una volta depositata il processo di valutazione può richiedere 30-90 giorni o più.
Le risposte preliminari a un questionario pubblicato sul sito del WSF mostrano che il 70 per cento delle richieste di visto è stato rifiutato dal governo del Canada, principalmente per tre motivi: precedenti viaggi all’estero, mezzi finanziari insufficienti e probabilmente di superare la permanenza consentita dal visto. D’altro canto il ministero dell’immigrazione del Canada afferma di offrire speciale assistenza per l’organizzazione dei visti per grandi conferenze internazionali, quali il World Social Forum.
Il Canada ha esternalizzato la sua procedura di trattamento dei visti alla società privata VFS Global, fondata a Mumbai ma oggi con sede a Zurigo.
Tra i respinti c’è la candidata alla Segreteria Generale dell’ONU Aminata Traore che era stata invitata a parlare a due delle principali conferenze del Forum il 10 agosto. Altre personalità di rilievo le cui domande di visto sono state respinte includono i leader sindacali Rogério Batista del Brasile e il palestinese Imad Temiza. Il Centro Ricerche e Informazioni sullo Sviluppo (CRID), francese, ha diffuso una dichiarazione che afferma che “partner di Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Niger, Bangladesh, Myanmar, Sri Lanka, Benin, Burkina Faso e Costa d’Avorio, ad esempio, si sono visti negare il diritto di trasferimento”. Ayana Fleur, del Congo, già a Montreal, ha affermato che dieci dei suoi colleghi sono stati respinti e non si uniranno a lei al Forum.
Scrivendo via Skype, Djabi Jalo delle Organizzazioni Giovanili Pan-Africane, ha avuto questo da dire: “Preoccupate di correggere le ingiustizie e le discriminazioni del WSF 2016 in Canada, le organizzazioni africane chiedono che il WSF 2016 sia aggiornato a tempo indeterminato in un altro paese che sia in grado di ospitare partecipanti e organizzazioni di tutti i paesi del mondo senza distinzioni. In alternativa gli africani dovrebbero impegnarsi a lanciare un Social Forum africano per compensare la loro assenza al WSF 2016, che è diventato il Social Forum dei G8. Poiché non può esserci un WSF senza l’Africa. Se c’è, usare il termine “World” [mondiale] sarebbe abusare di esso.”
Richiamando il motto del Forum, Djabi prosegue: “’Un altro mondo è necessario. Insieme diventa possibile’. Questo altro mondo è di nuovo costruito senza l’Africa”.
Molte conferenze, seminari, tavole rotonde e altre riunioni del World Social Forum 2016 Montreal saranno trasmesse via Internet su Youtube e via: En direct.

Una petizione che sollecita il governo canadese a correggere immediatamente la situazione può essere firmata all’indirizzo https://outreach.mayfirst.org/civicrm/petition/sign?sid=2

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