domenica 18 settembre 2016

Ancora non ci siamo, Signor Presidente

di Sergio Farris 
Matteo Renzi sta evidentemente cominciando ad avvertire che l’indice di gradimento del suo governo è in caduta libera. Al notevole insuccesso registrato in occasione delle ultime elezioni amministrative ed ai timori di non riuscire a far approvare dall’elettorato la riforma costituzionale (all’interno del Partito Democratico si è addirittura formata una fronda interna dichiaratamente impegnata a favore del NO al referendum) si sono sommati i deludenti dati economici del secondo trimestre 2016. Il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha dovuto ammettere di dovere essere costretto ad operare una revisione al ribasso delle previsioni di crescita per l’anno in corso.
Uno spettacolo con il quale, in verità, abbiamo ormai una certa familiarità, tanto da chiederci se per caso non vi sia qualcosa di sbagliato nei modelli impiegati per fornire le suddette previsioni.
Ieri l'altro, al vertice dei capi di stato e di governo UE di Bratislava, il Presidente del Consiglio italiano non si è presentato alla conferenza stampa congiunta tenuta dalla Cancelliera tedesca Merkel e dal Presidente francese Hollande. Renzi ha poi dichiarato di non condividere il documento presentatogli (‘non devo fare una recita a copione per far vedere che siamo tutti uniti’) con le relative conclusioni in tema di immigrazione e di crescita. Ha finito così per attaccare la politica della UE, la quale non prende impegni più vincolanti sulla crisi dei migranti e non adotta una politica economica per la crescita.
E’ più probabile, tuttavia, che una presa di posizione così netta sia stata dettata dalla sensazione di avere perso la stima del paese. Dopo due anni durante i quali Renzi si era sempre fatto vanto di avere rispettato le regole, alla fine emerge, com’era prevedibile, la constatazione che tali regole sono una camicia di forza.
Condivido il fatto che Renzi abbia finalmente messo sul tavolo i veri problemi dell’Unione: ‘dobbiamo avere la consapevolezza che il fiscal compact non ha funzionato, lo dicono i numeri; dobbiamo tornare a crescere non solo in Italia ma in tutta Europa’; e ancora: ‘ci dovrebbe essere un ritorno in termini di investimenti interni europei per i 90 miliardi di surplus commerciale tedesco’
Purtroppo, però, Renzi indica ancora nell’abbassamento delle tasse la via maestra per il rilancio del paese, abbracciando così il “giavazzismo”. Deficit temporanei per la riduzione delle imposte.
Ancora non ci siamo: quando sentiremo dire, finalmente, che l’abbassamento delle tasse in genere (dato che il moltiplicatore fiscale della tassazione è inferiore rispetto al moltiplicatore della spesa pubblica) e gli sgravi fiscali alle imprese in particolare, non sono il metodo più equo ed efficace per uscire dalla crisi?
E quando sentiremo dire che il ‘jobs act’ è stato sostanzialmente inutile in termini di crescita dell’occupazione?

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