di Francesco Erspamer
C'è un'emergenza media, in tutto il mondo ma soprattutto in Italia. Nel senso che i giornali fanno schifo e una percentuale troppo alta di giornalisti è costituita da sciacalli che senza muoversi dai loro appartamenti romani (o newyorkesi, nel caso dei pagatissimi corrispondenti esteri) spacciano per informazione le loro escursioni voyeuristiche sul web. Prendete un qualsiasi quotidiano; per esempio il Corriere online in questo momento: il titolo di testa è sulla giovane donna che si è uccisa per la vergogna di un video girato in un momento di debolezza e su cui si sono gettati i soliti psicolabili e i loro manipolatori; ma non gli basta averla spinta al suicidio, adesso vogliono lucrare anche sulla sua morte. Subito sotto la notizia di una minorenne stuprata: ma più che denunciare la violenza al giornale importa far sapere che il filmato dell’atto è stato postato su Whatsapp.
E poi innumerevoli cazzate, quasi tutte basate su video e sull’autorità assegnata loro dall’essere diventati “virali”, a convincere la parte peggiore del pubblico, in pieno analfabetismo di ritorno, che l’unica realtà sia quella virtuale, rassicurantemente ripetitiva e superficiale e strettamente controllata appunto dai giornalisti e dalle multinazionali che li pagano. Così un cieco diventa l’“idolo della rete”, una qualsiasi atleta in costume “fa impazzire i social”, alcuni ricchi stronzetti provocano “boom di ascolti e una rivolta sul web”: tutte iperboli, tutte balle: la rete se ne frega di quel cieco, le natiche di Lindsey Vonn vengono scordate in due minuti e la presunta rivolta è di quelle che piacciono al neocapitalismo, limitata a qualche becero insulto o a un emoticon.
E poi innumerevoli cazzate, quasi tutte basate su video e sull’autorità assegnata loro dall’essere diventati “virali”, a convincere la parte peggiore del pubblico, in pieno analfabetismo di ritorno, che l’unica realtà sia quella virtuale, rassicurantemente ripetitiva e superficiale e strettamente controllata appunto dai giornalisti e dalle multinazionali che li pagano. Così un cieco diventa l’“idolo della rete”, una qualsiasi atleta in costume “fa impazzire i social”, alcuni ricchi stronzetti provocano “boom di ascolti e una rivolta sul web”: tutte iperboli, tutte balle: la rete se ne frega di quel cieco, le natiche di Lindsey Vonn vengono scordate in due minuti e la presunta rivolta è di quelle che piacciono al neocapitalismo, limitata a qualche becero insulto o a un emoticon.
Questi diversivi non sono innocui: sono una precisa strategia di abbassamento della coscienza civile, della solidarietà sociale, della vigilanza politica. Il mondo e l’Italia hanno troppi problemi per potersi permettere simili livelli di spazzatura; occorre superare l’ubriacatura liberista e il mito della deregulation, occorre recuperare un minimo di moralità e di intransigenza. Altrimenti a restaurarle ci penseranno le guerre prossime venture, il terrorismo, la violenza, e i totalitarismi e gli integralismi che seguiranno.
Fonte: pagina Facebook dell'Autore

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