La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 26 settembre 2016

Le mani della finanza sul referendum costituzionale

di Franco Astengo
“Affari e Finanza” di Repubblica si occupa del ruolo della banca d’affari JP Morgan in rapporto con il governo italiano. Ricordiamo prima di tutto l’orientamento politico sostenuto da questa banca e cominceremo a capire molte cose : Report della banca d'affari statunitense, considerata dal governo Usa responsabile della crisi dei subprime: "I sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano caratteristiche inadatte a favorire l'integrazione. C'è forte influenza delle idee socialiste". E cita, tra gli aspetti problematici, la tutela garantita ai diritti dei lavoratori.
Su JP Morgan, che attraverso un’operazione di “derivati” il cui costo lo Stato italiano sta ancora pagando in maniera occulta senza che ciò compaia come passività nella contabilità nazionale favorì l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea, conta molto il governo Renzi per mettere in sicurezza il sistema bancario italiano, quello di MPS , CARIGE e Banca Etruria.
Anzi, sempre nella definizione usata dall’articolo di “Affari e Finanza” JP Morgan è definita la “più preziosa alleata di Palazzo Chigi nelle scelte più importanti di economia pubblica degli ultimi anni”.
Naturalmente tutto ciò comporta anche l’occupazione “fisica” del potere: Marco Morelli alla guida di MPS, Matteo Del Fante ad di Terna, Giovanni Gorno già numero uno di Cassa Depositi e Prestiti, mentre Vittorio Grilli, già ministro, siede nel board della banca americana.
Grilli che, nel frattempo : “Ieri Repubblica ha confermato che i manager della banca e quattro dirigenti di via XX Settembre dovranno presentarsi alla Corte (dei Conti n.d.r). Secondo l'edizione online sarebbero Maria Cannata, attuale direttore del Debito, il suo predecessore Vincenzo La Via, Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro poi passato in forze proprio a Morgan Stanley e anche Vittorio Grilli, anche lui ex direttore generale del Tesoro”.
La vicenda in questione è così riassunta : “Alcuni contratti derivati sottoscritti dall'Italia, secondo i magistrati, erano delle vere e proprie speculazioni andate male. Tanto da consentire a Morgan Stanley di guadagnare 1,3 miliardi a fronte di un esborso di 47 milioni di euro, riporta Repubblica”.
Fino a questo punto siamo di fronte a un classico delle truffe legate alla finanziarizzazione dell’economia.
E’ il caso però di approfondire due punti : quello sopra riportato riguardante il parere di JP Morgan sulle Costituzioni europee e la definizione della stessa banca d’affari come alleata di Palazzo Chigi.
Non nascono forse da questo connubio le deformazioni costituzionali approvate dalla maggioranza di un Parlamento eletto con una legge elettorale giudicata incostituzionale dall’Alta Corte ?
Se sviluppiamo seriamente questo innegabile perverso intreccio troviamo ragioni profonde per respingere, attraverso il “NO” nel referendum queste davvero improprie deformazioni costituzionali.
Soprattutto però troviamo ragioni per comprendere al meglio il degrado della nostra vita pubblica così collegata strettamente agli interessi di questo perverso processo di finanziarizzazione dell’economia che, al di là della propaganda, è il vero motore occulto dell’inquinamento della democrazia di cui stiamo tragicamente soffrendo.

Fonte: Controlacrisi.org 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.