di Fabio Sebastiani
In vista del referendum sulle cosiddette riforme costituzionali Renzi spinge al massimo i motori della propaganda. Chiuso il periodo della retorica a proposito della rottamazione della classe politica, ecco che il gioco diventa improvvisamente molto più duro. Il segnale lanciato da D'Alema con l'assemblea nazionale a sostegno del "No" deve aver convinto il premier di evitare di incantarsi nel dibattito interno al Pd. Perché, quindi non mettere mano all'utilizzo, senza remore di sorta, della sua funzione istituzionale?
Visto che tanto questa benedetta Legge di Stabilità bisogna farla con o senza la supervisione della Germania, con o senza lo sforamento dei parametri di bilancio e la relativa flssibilità concessa da Bruxelles, allora tanto vale spendersela per provare a convincere gli italiani, almeno quelli che se la stanno passando male nelle maglie della crisi, che c'è qualcuno che pensa a loro. Magari se ne ricorderanno al momento del voto.
Visto che tanto questa benedetta Legge di Stabilità bisogna farla con o senza la supervisione della Germania, con o senza lo sforamento dei parametri di bilancio e la relativa flssibilità concessa da Bruxelles, allora tanto vale spendersela per provare a convincere gli italiani, almeno quelli che se la stanno passando male nelle maglie della crisi, che c'è qualcuno che pensa a loro. Magari se ne ricorderanno al momento del voto.
L’esecutivo ci prova in particolare con le misure sulle pensioni e il lavoro e con l’apertura al dialogo con le parti sociali sulle scelte da fare per la ricostruzione dopo il terremoto e per la messa in sicurezza delle abitazioni. Per questo ieri sono stati avviati gli incontri a Palazzo Chigi sul piano Casa Italia e per questo, per la prima volta Renzi ha fatto sapere di voler mette in agenda anche i salari dei dipendenti pubblici. E da Bruno Vespa ha parlato delle risorse che si stanno per stanziare sulle pensioni. "Da 7 anni – ha scoperto il premier – gli statali hanno il contratto bloccato, lavoriamo per l'adeguamento salariale nella Legge di stabilità. In ogni caso il deficit non sforerà il 2,3-2,4 per cento", si leggeva sulla Stampa stamattina.
Il governo, per esempio, stanzierà 370 milioni di euro per interventi di proroga degli ammortizzatori sociali. È quanto è emerso dal tavolo tra il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, i sindacati e i rappresentanti delle Regioni. Il pacchetto annunciato dal governo entrerà nel decreto correttivo del Jobs act che approderà nella stanza del Consiglio dei ministri al massimo entro il 16 settembre. A renderlo noto è stato lo stesso ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine dell'incontro. Nel dettaglio Poletti ha chiarito che per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa verranno stanziati 235 milioni di euro. Ad essere interessati sono i lavoratori di nove zone: Gela, Piombino, Livorno, Rieti, Termini Imerese, Trieste, Taranto e le aree di Ascoli Piceno e Molise.
Critiche severe sono arrivate dalla Cgil. "Interventi parziali, non sufficienti, di sola risposta alle emergenze", ha commentato il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino. "Noi chiedevamo modifiche più profonde sugli ammortizzatori. E anche l'intervento sulla Naspi - spiega la dirigente sindacale - è sbagliato, si tratta solo di un mese in più e tutela esclusivamente i lavoratori stagionali dei settori del turismo e delle terme". Secondo Sorrentino anche le correzioni sui voucher non bastano: "Volevamo l'abolizione, ma il ministro ci ha detto che ci si limiterà alla tracciabilità".
Il Sostegno per l’inclusione attiva, intanto, annunciato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, è entrato nel vivo: dal 2 settembre è possibile fare domanda per accedere al contributo che può variare da 80 a 400 euro mensili a secondo del numero di componenti della famiglia (erogati ogni due mesi, per un anno, attraverso una carta elettronica). Il termine per presentare le domande è il 31 ottobre 2016. Per il 2017 stanziati 1,5 miliardi di euro. “E’ un passo avanti, ma insufficiente. Con quelle risorse si escludono dai benefici più della metà dei 4,6 milioni di poveri assoluti certificati dall’Istat” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se, infatti, anche tutto lo stanziamento di 1,5 miliardi fosse destinato al Sostegno per l’inclusione attiva, potrebbero essere coperti al massimo 2 milioni di poveri, il 43% dei 4 milioni e 598 mila individui che per l’Istat non riescono a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile, non possono acquisire, cioè, quei beni e servizi che vengono considerati essenziali” conclude Dona.
Il recente rapporto dell’Istat sulla povertà lascia emergere alcuni dati estremamente allarmanti: primo su tutti quello relativo all’indice di povertà dei minori. Tale indicatore tra il 1997 e il 2011 oscillava tra l’11 ed il 12%, nel 2012 ha raggiunto il 15% e nel 2014 ha toccato quota 19%. Il rischio di povertà minorile aumenta in maniera marcata al Sud, dove un minore presenta possibilità di trovarsi in condizione di povertà 4 volte superiori rispetto al Nord. Lo stesso vale a seconda del grado di istruzione dei genitori. Particolarmente alta anche la percentuale di abbandono della scuola che, sempre al Sud, interessa il 2-3% dei bambini.
Fonte: controlacrisi.org

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