di Lorenzo Cattani
“Poveri ma sexy”, era quello che l’ex sindaco Klaus Wowereit diceva di Berlino. Infatti, nonostante un tasso di disoccupazione non indifferente, la capitale tedesca continua ad esercitare una formidabile capacità di attrarre persone verso di sé. Non sorprende quindi che le elezioni amministrative del 18 Settembre abbiano ottenuto così tante attenzioni. Bisogna infatti tenere in considerazione che, ad un’attenta analisi, il risultato di queste elezioni, dove la SPD formerà un alleanza con Verdi e LINKE, è meno sorprendente di quanto possa sembrare. Tuttavia, prima di capire il perché, è meglio analizzare i risultati elettorali nel dettaglio.
I risultati più importanti da sottolineare sono il forte calo dei cosiddetti Volkspartaien, SPD (che conferma di trovarsi ancora in piena crisi di consensi) e CDU, l’ottimo risultato dell’AfD (Alternative fur Deutschland), un discreto risultato della FDP (partito liberale) e la crescita graduale di DIE LINKE. Infine, è da segnalare anche la pessima performance dei Piraten, che dall’8,9% delle ultime amministrative crollano al 1,7%.
La sconfitta della CDU e l’indebolimento della SPD
Il partito di Angela Merkel è infatti il principale sconfitto di queste elezioni, che dal 23,3% delle elezioni del 2011 passa al 17,6% ottenendo, come si è letto ormai su molti giornali, il peggior risultato della storia alle amministrative della capitale. Anche la SPD, nonostante mantenga l’amministrazione della capitale, non ottiene un buon risultato, passando dal 28,3% del 2011 all’attuale 21,6%. Il giudizio dato ai due partiti di governo è quindi di sostanziale bocciatura, almeno per i berlinesi. Tuttavia, è possibile che nell’analisi di un simile risultato sia necessario tenere conto anche di altri dati. Uno su tutti quello nazionale, relativo alla composizione degli esecutivi.
La coalizione che attualmente sta governando la Germania è infatti una Große Koalition tra CDU e SPD. La Große Koalition è un’alternativa che riflette il peculiare mix di elementi consensuali e maggioritari che caratterizza il sistema politico tedesco. Quando non è possibile formare un governo secondo le scelte “coalizionali” standard, SPD e CDU si alleano per evitare di dover tornare alle urne e garantire governabilità al paese. La Große Koalition è quindi l’eccezione ad una regola che fino ad ora ha visto alternarsi al governo coalizioni formate da SPD e FDP (che fino agli anni ’90 giocava il ruolo di partito pivot), CDU-CSU e FDP e Verdi e SPD. Negli ultimi 11 anni però, la Große Koalition sembra essere diventata la regola. Con l’esclusione dei quattro anni del secondo governo Merkel, dal 2005 ad oggi la Germania è stata governata, ed è governata tuttora, da “Große Koalitionen”. Una situazione insolita, tenuto conto che dal 1945 al 2005 è esistita solo una Große Koalition, dal 1966 al 1969. Non deve quindi sorprendere che i partiti maggiormente indeboliti dalle elezioni berlinesi siano proprio la CDU e la SPD.
La CDU ha avuto successo prevalentemente in periferia, nelle circoscrizioni elettorali occidentali, anche se il suo risultato migliore l’ha raggiunto nella quinta circoscrizione di Marzahn-Hellersdorf (nello specifico nei quartiere di Kaulsdorf e Mahlsdorf), localizzata nella periferia orientale della città, dove ha ottenuto il 47,2% dei voti.
La SPD ha invece riscosso consensi in maniera più diffusa, vincendo sia in zone periferiche che centrali, sia occidentali che orientali, anche se molte delle circoscrizioni conquistate dai socialdemocratici si collocano su uno spazio immediatamente adiacente al centro di Berlino. Il suo risultato migliore è il 35,1% raggiunto a Wilhelmstadt, nella terza circoscrizione di Spandau.
Tengono i Verdi, crescono LINKE, AfD e FDP
I Verdi mostrano una sostanziale tenuta rispetto alle ultime amministrative. Perdendo il 2,4% dei consensi passano infatti dal 17,6% del 2011 al 15,2%. Però, a differenza di SPD e CDU, l’analisi della distribuzione geografica del voto mostra come i Verdi abbiano concentrato le proprie vittorie nelle zone più centrali di Berlino. Da sottolineare in particolare l’ottimo risultato ottenuto a Kreuzberg, dove i Verdi hanno ottenuto il 44,1% delle preferenze. I quartieri in cui i Verdi sono emersi vincitori sono anche quelli in dove l’AfD, la “rivelazione” di queste elezioni, ha ottenuto i risultati peggiori.
L’AfD , per l’appunto, che alla sua prima presenza alle amministrative di Berlino ha ottenuto il 14,2%. I risultati migliori sono stati ottenuti nelle circoscrizioni periferiche orientali, da segnalare in particolare il 29,8% e il 30,6% nella prima e nella terza circoscrizione di Marzahn-Hellersdorf.
Il partito liberale (FDP), che alle elezioni del 2011 aveva ottenuto solo l’1,8%, è passato al 6,7%, concentrando i suoi risultati migliori nelle circoscrizioni occidentali della città. Tendenzialmente, laddove la CDU ha vinto si può anche osservare una buona performance della FDP (che ha ottenuto il suo risultato migliore nella quinta circoscrizione di Charlottenburg-Wilmersdorf, raccogliendo il 13,9% delle preferenze).
DIE LINKE ha invece mostrato buoni risultati nelle circoscrizioni orientali di Berlino (arrivando ad ottenere il 31,8% a Marzahn, nella seconda circoscrizione di Marzahn-Hellersdorf), tuttavia il dato relativo alle circoscrizioni occidentali è stato discreto, ottenendo quasi sempre più del 5%. Un risultato che conferma il recente trend nazionale che vede DIE LINKE avviarsi verso una buona stabilità di risultati anche nelle zone occidentali del paese, gettando quindi le basi affinché non venga più etichettato come partito “locale”, in virtù della propria storia legata al passato comunista della Germania dell’Est. È infine interessante osservare come, con l’esclusione di una circoscrizione, DIE LINKE si sia piazzato al secondo posto dove l’AfD ha vinto. Questo è un dato che deve far riflettere.
La Germania dopo il voto di Berlino
Il risultato di queste elezioni dovrebbe quindi portare alla formazione di un alleanza fra SPD, Verdi e DIE LINKE (una coalizione soprannominata “rosso-rosso-verde”) per permettere a Michael Muller della SPD di amministrare Berlino. Tuttavia, è naturale chiedersi quali potrebbero essere le conseguenze a livello nazionale, soprattutto per via della vicinanza al prossimo voto federale previsto nel 2017.
Come affermato dalla sua leader, l’AfD non aspira a diventare il partner di minoranza di una coalizione, cosa che dovrebbe mettere AfD e CDU in una posizione di forte competizione, dal momento che Frauke Petry, leader del partito euroscettico, ha definito l’AfD un partito liberale e conservatore, il cui bacino elettorale dovrebbe avere più elementi in comune con la CDU e la FDP piuttosto che con le formazioni di sinistra.
Tuttavia, piuttosto che concentrarsi sui risultati dell’AfD, a cui forse viene concessa molta copertura mediatica per via del periodo attuale e dei risultati ottenuti da altri partiti euroscettici, è proprio a sinistra che bisognerebbe prestare attenzione. La coalizione rosso-rosso-verde potrebbe infatti rappresentare un importante passo verso la creazione di un’alternativa a quella che è stata la linea politica dei socialdemocratici negli ultimi anni. È tuttavia presto per stabilire se però questa coalizione possa essere riprodotta anche a livello nazionale. Dal 2014, Verdi socialdemocratici e comunisti governano il Land della Turingia, tuttavia alle politiche del 2013 non hanno formato alleanze. Il motivo è che probabilmente, così com’è successo con i Verdi, si dovranno consolidare le esperienze di alleanza a livello locale prima di passare a quello federale. Non dovrà quindi sorprendere se alle prossime politiche, non sarà presente una simile alleanza.
Ciò detto, il significato di queste elezioni amministrative resta molto importante. Non è infatti un caso che i due partiti di governo abbiano avuto risultati negativi da queste elezioni, mentre i loro potenziali partner (Verdi e LINKE per la SPD e FDP per la CDU-CSU) possano dirsene sostanzialmente soddisfatti. In Germania potrebbe infatti nascere un’alleanza fra un partito di governo e uno che in Europa siede all’interno del gruppo della Sinistra Unitaria Europea, lo stesso gruppo di Syriza, cosa che potrebbe aprire le porte per la creazione di un’alternativa di sinistra, la quale potrebbe portare una ventata di aria fresca ad un dibattito europeo che, sia sulle questioni politiche che su quelle economiche, mostra evidenti segni di affanno. I risultati che DIE LINKE ha registrato nelle circoscrizioni in cui l’AfD, con cui non condivide le posizioni euroscettiche pur essendo molto critico nei confronti di questa Unione Europa, ha vinto deve essere preso molto seriamente, perché da un’alleanza simile potrebbe scaturire un dibattito di cui l’Europa ha fortemente bisogno.
Questo rimane un dato molto recente, per cui sarebbe azzardato e irresponsabile fare previsioni e pronostici a breve termine, ma che nondimeno non può essere preso alla leggera. Inoltre, questa esperienza, per quanto ancora embrionale, dovrebbe stimolare anche nelle altre sinistre europee una riflessione, che possa far capire che le “grandi coalizioni” sono e devono rimanere una soluzione da sfruttare in situazioni di emergenza estrema.
Fonte: Pandorarivista.it

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