lunedì 3 ottobre 2016

I fallimenti della sinistra occidentale

di Andre Vltchek
E’ duro combattere qualsiasi vera guerra. E ci vogliono davvero coraggio, disciplina e determinazione, per vincerla. Per anni e decenni la cosiddetta ‘sinistra’ in Occidente è stata moderatamente critica nei confronti dell’imperialismo e del colonialismo nordamericano (e talvolta anche europeo). Ogni volta, però, che qualche individuo o paese è insorto, e ha iniziato a sfidare apertamente l’Impero, la maggior parte degli intellettuali occidentali di sinistra hanno semplicemente chiuso gli occhi e si sono rifiutati di offrire il loro pieno e incondizionato appoggio a coloro che mettevano a repentaglio le loro vite (e spesso anche l’esistenza dei loro paesi).
Non dimenticherò mai tutte le battute dispregiative dirette a Hugo Chavez che provenivano da membri della ‘sinistra anti-Comunista’, dopo che aveva osato insultare George W. Bush alle Nazioni Unite nel 2006, definendolo un “diavolo” e fingendo di soffocare, in maniera teatrale, per lo zolfo che era ancora ‘sospeso nell’aria” dopo la comparsa del presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale.
Non butterò lì dei nomi per impressionarvi, ma i lettori sarebbero sorpresi se sapessero quante di questi personaggi emblematici della sinistra statunitense definirono Chavez e il suo discorso: ‘scortese’, ‘controproducente’, e anche ‘oltraggioso’.
Diecine di milioni di persone sono morte a causa dell’imperialismo occidentale, dopo la II Guerra Mondiale. Durante l’orribile leadership di George W. Bush, l’Afghanistan e l’Iraq sono stati ridotti in rovine…Però si deve continuare a essere ‘cortesi’, ‘oggettivi’ e razionali?
La domanda, però, è: la maggior parte delle persone occidentali di sinistra e appoggiano realmente le rivoluzioni e le lotte anti-colonialiste del mondo oppresso?
Credo di no. Questo è chiaramente visibile se si legge la maggior parte della stampa cosiddetta alternativa sia in Nord America che in Europa.
Ebbene, questo non è il modo in cui le rivoluzioni sono state innescate. Questo non è il modo in cui si combattono le guerre anti colonialiste con un esito felice. Quando la battaglia vera comincia, la ‘cortesia’ è realmente e per lo più inaccettabile, semplicemente perché le masse oppresse sono infinitamente incazzate e vogliono che i loro sentimenti vengano compresi ed espressi dai loro leader. Anche la ricerca di ‘oggettività’ è spesso fuori luogo, quando delle rivoluzioni ancora fragili devono affrontare tutta la monumentale propaganda ostile del regime – dell’Impero.
Chiunque faccia sentire la propria voce, chiunque conduce la sua nazione nella battaglia contro la dittatura occidentale globale, viene quasi immediatamente definito un demagogo. E’ molto probabile che venga denominato ‘non democratico’, e non soltanto dai media di massa e ‘liberali’, ma anche sulle pagine della stampa occidentale cosiddetta ‘alternativa’ e ‘progressista’. Non tutta, un po’, e francamente: la maggior parte di questa!
In realtà Chavez ha ricevuto pochissimo appoggio dagli intellettuali occidentali di ‘sinistra’. E ora che il Venezuela sta sanguinando, la ‘Repubblica Bolivariana’ può contare soltanto su una manciata di nazioni rivoluzionarie in America Latina e anche sulla Cina, l’Iran e la Russia; certamente non sulla solidarietà robusta, organizzata e militante da parte delle nazioni occidentali.
Cuba ha ricevuto ancora meno sostegno che il Venezuela. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in realtà nessun tentativo è stato realmente fatto dalle persone occidentali di sinistra per salvare quella eroica nazione. Alla fine è stata la Cina che è corsa a salvarla e che ha salvato il socialismo cubano. (Quando ho scritto riguardo a questo, ho avuto centinaia di persone occidentali di sinistra in profondo disaccordo con me e alla fine ci è voluto Fidel che, nelle sue ‘Riflessioni’, ha confermato quello che dicevo e li ha fatti smettere. Poi, quando l’amministrazione Obama cominciò a fare delle mosse pericolose verso l’Avana, quasi tutti in Occidente cominciarono a storcere il naso cinicamente: “’vedi, ora tutto crollerà! Compreranno Cuba!’ Non l’anno comprata. Sono andato in quella diletta isola verde, e fu così chiaro dal primo momento lì, che la ‘rivoluzione non è in vendita’. Però sui media ‘progressisti occidentali non leggerete spesso questo.
Naturalmente non è soltanto l’America Latina che non gradita ai progressisti in Occidente. In realtà, lì, l’America Latina sta almeno ricevendo un qualche sostegno simbolico.
La Cina e la Russia, due nazioni potenti, che ora si oppongono apertamente all’imperialismo occidentale, sono disprezzate praticamente da tutti i ‘liberali’ e dalla maggior parte della ‘sinistra’ occidentale. In quei circoli, c’è una totale ignoranza circa il tipo cinese di democrazia, la sua antica cultura e circa la complessa forma di pappagalli, la sinistra occidentale ripete la propaganda ‘liberale’ che dice che la ‘Cina è capitalista’, o che è guidata dal ‘capitalismo di stato’. L’internazionalismo della politica estera cinese è costantemente minimizzata, perfino derisa.
L’ostilità della ‘sinistra’ occidentale verso la Cina, ha disgustato molti leader e intellettuali cinesi. Mi sono reso conto della portata di questa repulsione l’anno scorso, quando ho parlato al Primo Forum Culturale a Pechino, mescolato tra con dell’ Accademia Cinese di Scienze Sociali, il braccio destro (intellettuale) del governo e del partito.
La Cina può contare su gli alleati che ha in Russia, America Latina, Africa e in altri posti, ma sicuramente non in Occidente.
E’ inutile anche soltanto nominare la Russia o il Sudafrica.
La Russia la ‘vittima’ durante gli orribili anni di Yeltsin è stata ‘abbracciata’ dalla sinistra occidentale. La Russia guerriera, la Russia avversaria dell’imperialismo occidentale ancora una volta viene detestata.
Sembra che i ‘progressisti’ negli Stati Uniti e in Europa preferiscano davvero le ‘vittime’. In un certo senso possono provare pietà e anche scrivere qualche riga sulla ‘sofferenza delle donne e dei bambini indifesi’ nei paesi che l’Occidente sta saccheggiando e brutalizzando. Questo non si estende a tutti i paesi che vengono brutalizzati, ma almeno ad alcuni…
Quello che a loro non piace affatto sono gli uomini e le donne che hanno deciso di lottare, di difendere i loro diritti, di affrontare l’Impero.
Il governo siriano è odiato. Il governo nord coreano è disprezzato. Il Presidente delle Filippine è giudicato in base ai criteri dei media occidentali liberali, cioè come un grossolano stravagante che sta uccidendo migliaia di ‘innocenti’ spacciatori e consumatori di droga (certamente non come un nuovo Sukarno che è disposto a mandare all’inferno l’intero Occidente).
Qualunque cosa pensi la ‘sinistra’ occidentale riguardo alla Corea del Nord e al suo governo (infatti credo che in realtà non possa pensare molto dato che è completamente ignorante in proposito), il principale motivo per cui la DPRK (Democratic People’s Republic of Korea), la Repubblica Popolare Democratica di Corea è odiata così tanto dai regimi occidentali, è perché, insieme a Cuba, in pratica ha liberato l’Africa. Ha lottato per la libertà dell’Angola e della Namibia, ha mandato i MIG egiziani contro Israele, ha lottato in Rhodesia (ora Zimbabwe) e anche in molti altri paesi, e ha inviato aiuti, insegnanti e dottori all’intero continente devastato dalla barbarie colonialista occidentale.
Quanto bene ha ricevuto in cambio! Nel migliore dei casi, indifferenza, nel peggiore, livore totale!
Alcuni dicono che la ‘sinistra’ occidentale non vuole più prendere il potere. Ha perduto tutte le sue battaglie importanti. E’ diventata inefficace, impotente e arrabbiata riguardo al mondo e a se stessa.
Quando nel gennaio 2016 ho parlato al Parlamento italiano (finendo con l’insultare l’Occidente per il suo saccheggio globale, e la sua ipocrisia), ho socializzato molto con il Movimento 5 Stelle, che di fatto mi aveva invitato a Roma. Ho passato del tempo con la sua ala di sinistra radicale sinistra. Ci sono delle persone notevoli, ma in generale è apparso subito chiaro che questo che è, potenzialmente il più grosso movimento politico del paese è realmente terrorizzato all’idea di andare al potere! Non vuole davvero governare.
Ma allora, perché chiamare quelle bizzarre deboli entità egoiste occidentali: la ‘sinistra’? Perché confondere i termini e con questo screditare quei veri rivoluzionari, quei veri combattenti che proprio adesso stanno rischiando, sacrificando le loro vite, in tutto il mondo?
Le guerre sono bruttissime, ne ho seguite molte e lo so…Però alcune, quelle che si combattono per la sopravvivenza dell’umanità, o per la sopravvivenza di particolari paesi, sono inevitabili. O si combatte, o l’intero pianeta finisce per essere colonizzato e oppresso, in catene.
Se si decide di combattere, allora ci devono essere disciplina e risolutezza e determinazione totale, altrimenti la battaglia è perduta proprio dall’inizio.
Quando c’è in gioco la libertà e la sopravvivenza della propria patria, le cose diventano molto serie, ‘mortalmente serie’. La battaglia non è un club dove si discute. Non sono delle chiacchiere.
Se noi, le persone di sinistra, una volta abbiamo già deciso che l’imperialismo e il colonialismo (o il ‘neo-colonialismo’) sono i mali più grandi che distruggono la nostra umanità, allora dobbiamo dimostrare disciplina e entrare nei ranghi e sostenere coloro che sono in prima linea.
In caso contrario diventeremo degli zimbelli irrilevanti e la storia dovrà e dovrebbe giudicarci severamente!

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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