La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 6 ottobre 2016

L’avvenire mediterraneo dell’Italia

di Piero Bevilacqua
«Se l’Europa non ci dà ascolto, faremo da soli» ha sbruffato Renzi di fronte alle crescenti chiusure dei governi dell’Unione, che non vogliono farsi carico dei migranti in fuga da guerre e miseria. Ma come faremo da soli, noi, abitanti di una penisola in mezzo al Mediterraneo, che non ha frontiere se non tra le valli delle Alpi? Eppure in questa espressione di sfida si può limpidamente scorgere la differenza che corre tra uno statista, figura quasi scomparsa, che guida il proprio paese con lungimiranza strategica e un qualunque rappresentante del ceto politico.
Vale a dire quella figura oggi prevalente di professionista, perennemente in campagna elettorale, che usa le leve del potere pubblico per affermare e conservare il proprio. Uno sguardo ai membri dei governi europei ci offre un campionario desolatamente esaustivo. Il moto di Renzi, naturalmente, è un abbaiare dei cani alla luna. Ed è noto che quella solitaria protesta non ha mai cambiato la sorte dei cani sulla Terrai, né il corso dei moti lunari.
Eppure, se Renzi fosse uno statista potrebbe davvero sparigliare le carte, con una mossa che toglierebbe il sonno a non pochi governi. Il ritiro unilaterale e immediato dei nostri soldati, circa 4.500, dai vari teatri di guerra e il disimpegno economico del nostro stato in spese belliche: oltre 29 miliardi di € nell’anno 2015, circa 80 milioni di € al giorno secondo i dati dell’agenzia indipendente Sthockolm International Peace Research (SIPRI). Uno sperpero immenso di denaro pubblico con cui non solo potremmo organizzare una dignitosa accoglienza dei popoli migranti, ma fare di questi la leva demografica e sociale per una riorganizzazione del nostro territorio.
Per essere intrapresa, una tale scelta, ha bisogno di uomini dotati di statura e di coraggio. E anche di una generazione di giornalisti non impegnati, come quelli attuali, ad addormentare la coscienza dei contemporanei.
Si tratterebbe infatti di fare dell’Italia la capofila di un’uscita dei paesi mediterranei dalla Nato. Ci sono molte buone ragioni per disfare la struttura dell’Alleanza atlantica. Essa non aveva più ragioni di esistere dopo il tracollo del Patto di Varsavia. Eppure la Nato a dominio americano ha continuato la sua opera provocando danni immensi e incalcolabili all’umanità intera. Rammentiamo qui brevemente, tralasciando le guerre balcaniche, che per iniziativa americana, sotto il suo scudo, è stato invaso l’Afganistan, devastato l’Iraq (creando le condizioni della nascita dell’Isis e di un sanguinario fronte di terrorismo internazionale) e poi disintegrata la Libia. Soffiando sul fuoco di antichi risentimenti antisovietici, gli USA hanno attizzato il nazionalismo dei vari stati balcanici e dell’Est Europa, oggi i più decisi a innalzare il filo spinato contro i dannati della terra. Con il conflitto in Ucraina la guerra è ritornata nel cuore dell’Europa. Ma circondando di basi militari la vecchia Russia si è reso Putin padrone di quel paese, di un’opinione pubblica intimorita, ricacciando indietro un possibile processo di ampia democratizzazione. 
A tutti dovrebbero oggi apparire evidenti le convenienze degli USA. I governanti di questo paese hanno bisogno di un nemico, venuto meno dopo il crollo dell’URSS. Ne hanno bisogno per ragioni di politica interna: il consenso dei governati è sempre più ridotto, lo dicono i dati dell’affluenza elettorale, la presente generazione sa che la prossima non potrà più godere gli stessi vantaggi. L’ideologia del “sogno americano” è svaporata. Ma l’economia USA poggia su una immensa macchina militare industriale, che deve vendere le sue merci, le armi destinate a uccidere persone e distruggere città e territori. Perciò sono sempre più necessari alleati che le comprano, dunque paesi impegnati in guerra. Nel 2014, sempre dati SIPRI si sono spesi nel mondo in armamenti 1.8 trilioni di dollari. C’è qualcuno ancora in grado di stupirsi di tanta follia?
Ebbene, se questi sono gli interessi degli USA e della Nato, è perfettamente evidente che non sono i nostri. E’ ragionevole prevedere che i paesi del Nord Europa inaspriranno le loro politiche di rifiuto dei migranti, così che i paesi sul Mediterraneo dovranno sobbarcarsi flussi migratori sempre meno di transito e sempre più di insediamento definitivo.

L'articolo è inviato contemporaneamente a il manifesto

Fonte: Eddyburg.it 

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