mercoledì 30 novembre 2016

Dal No abbia inizio la riforma intellettuale e morale del Paese

di Mario Quattrucci
Andiamo al voto referendario nel pieno di una montante risposta di destra alla crisi e al fallimento della globalizzazione e della finanziarizzazione seguita al “trentennio glorioso”. Dalla vittoria del NO può e deve venire, in Italia e in Europa, una prima risposta democratica e progressista, una svolta culturale, una riforma intellettuale e morale, una ri-organizzazione della democrazia. L’ascesa di Trump è parte cospicua della spinta a destra che si sviluppa in Occidente non meno che − se guardiamo alla sostanza sociale e politica dei regimi comunque essi si chiamino − nel cosiddetto Oriente lontano e vicino (Cina, Russia, Asia, Turchia, Medio Oriente, non parliamo dell’Africa…).
C’è, insomma, una crisi profonda della democrazia, ed essa minaccia e già investe anche noi: L’Europa e l’Italia.
Negarla è alimentarla o sfruttarla per proprio interesse oligarchico, lasciare ai poteri costituiti l’egemonia ed anzi il dominio.
Questa crisi è il distacco dalla politica, la disaffezione, l’astensionismo di massa. È il tramonto delle ideologie e degli ideali, la crisi (organizzata) del “Partito” e del Parlamento, l’ideologia del darwinismo sociale e della semplificazione politico-istituzionale, il rinascente mito e “bisogno” dell’Uomo della Provvidenza. La controriforma renziana della Costituzione è parte sostanziale di questo new deal al contrario.
Ma la crisi della democrazia prende le mosse e si sviluppa sulla base di un mutamento economico epocale − la globalizzazione, il dominio della finanza − ma anche, e fortemente, a causa della vittoria e dell’affermazione del pensiero unico, tatcheriano−reaganiano (in Italia espresso e incarnato dal berlusconismo), propiziato dal cedimento teorico e culturale delle sinistre, dall’affermazione del pensiero debole, dalle tendenze postmoderne, dal corrompimento e dal cedimento intellettuale e morale della società civile.
Di qui − a rendere di sistema e di civiltà la crisi economica determinata dal fallimento del neoliberismo assoluto − la crisi culturale, morale, dello spirito pubblico nella quale sprofondiamo.
Si può galleggiare su questa crisi. Si può scegliere di farne parte e di ricavarne vantaggi propri sulla vita degli altri. Si può decidere che questo è il migliore dei mondi possibili e quindi che niente di esso è da cambiare… o è possibile cambiare.
Ma se oggi, qui ed ora, com’è di ogni limpida mente di individui e masse, di uomini e donne di cultura e di uomini e donne impegnati nel lavoro produttivo, di intellettuali diffusi e di intellettuali collettivi, si ha o si prende coscienza delle immani iniquità del mondo in cui viviamo e dei pericoli che − a dispetto di tutte le ideologiche giaculatorie del pensiero unico neoliberista − tali ingiustizie profonde rappresentano per la libertà reale dei popoli e degli individui…, se si ha o si prende questa coscienza, allora bisogna RI-ORGANIZZARE la lotta per uscire da questa crisi in avanti, sul terreno di una nuova forte democrazia progressiva, di un nuovo welfare state e di un nuovo umanesimo sociale fondato − nei fatti e non a parole − sui valori della libertà della solidarietà e dell’uguaglianza, dello stato di diritto e della dignità della persona a prescindere dallo stato sociale, dall’origine, dal colore della pelle, dalla religione, dall’orientamento sessuale e dal credo politico e filosofico di ogni essere umano.
Se oggi, qui ed ora, si vuole agire e di fronte al fallimento del neoliberismo verso i problemi epocali dell’umanità e del pianeta (e perfino verso lo stesso sviluppo capitalistico), di fronte alle spinte “protezionistiche”, cioè di destra nonliberale, che montano in Europa, in America, in Asia (Brexit, Trump, Austria, Ungheria, Turchia, Filippine, regionali in Francia, regionali in Germania, amministrative in Italia…) e alla concreta possibilità che esse contengono e nutrono di svolte apertamente reazionarie, si vuol impedire un nuovo cataclisma politico e sociale, allora bisogna RI-ORGANIZZARE la lotta per la democrazia, per la giustizia sociale, per il progresso umano, per la salvezza del pianeta.
Il NO al referendum può e deve essere l’inizio di questa ripresa e rinascita democratica, l’inizio di questo nuovo vero new deal.
Noi siamo da questa parte, e pensiamo che in questa rinascita un compito grande, ancora una volta, spetti alla cultura.
Noi, dunque, allineiamo questo nostro modesto medium che è malacoda ai molti che, anche se frammentati e divisi, già sono in campo; schieriamo il nostro minuscolo esercito, le nostre ridotte ma scelte forze culturali e morali, in questa lotta: per contribuire ad unire energie e volontà oggi frammentate e disperse a fianco della “democrazia che si ri-organizza”, e cioè a fianco di quelle forze politiche e sociali che propugnano una risposta e rinascita democratica e socialista e in essa s’impegnano, che si muovono per “abolire lo stato di cose presente” e che − ma la cosa è impellente − vorranno e sapranno dar vita a una nuova sinistra organizzata.
A fondamento del nostro pensiero teorico e della nostra prospettiva poniamo lo spirito e la lettera della Costituzione Repubblicana del ’48: col suo carattere di “democrazia progressiva”; col suo sistema di diritti e garanzie; col suo carattere progettuale-programmatico «non di previsione, ma di guida», indirizzato «a un rinnovamento audace, profondo, di tutta la struttura della nostra società, nell’interesse del popolo e nel nome del lavoro, della libertà e della giustizia sociale» (Togliatti).
In quest’ambito il nostro specifico impegno e terreno di lotta è quello per una profonda svolta culturale (o, per dirla con la CGIL, “rivoluzione culturale”); per la costruzione di un “nuovo pensiero” all’altezza dei problemi della società, dell’umanità, del pianeta; per una “riforma intellettuale e morale” d’Italia e d’Europa.

Fonte: malacoda.eu 

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