lunedì 28 novembre 2016

Il 4 dicembre, il Financial Times e le banche

di Francesco Erspamer 
I quotidiani italiani hanno dato grande rilievo al ricatto del Financial Times: se al referendum vincessero i no, otto banche sarebbero "a rischio fallimento". Quello che i giornalisti si sono scordati di ricordare è che il Financial Times (che sosteneva Hillary Clinton) aveva previsto una catastrofe anche in caso di vittoria di Trump: crollo della borsa e del valore del dollaro con immediate perdite dell'ordine del 15%, scrisse pochi giorni prima delle elezioni. È successo il contrario e succederebbe anche se Renzi venisse sconfitto (è la tesi di una testata concorrente, l'Economist). 
I media sono apparati propagandistici: le loro previsioni sono fasulle e hanno solo lo scopo di convincere la gente a non fare ciò che il buon senso suggerirebbe; tanto poi non sono chiamati a rispondere della loro disinformazione. Cosa ci dice invece il buon senso? Per cominciare, che tutti siamo sempre a rischio di fallire e di morire: ma la maggior parte delle volte non accade, e quasi mai quando i sacerdoti del neocapitalismo promettono un'apocalisse a meno che non si dia loro carta bianca. Ma sopratutto il buon senso ci dice che se le banche fallissero la colpa non sarebbe dei cittadini che avessero votato no o della democrazia che ha consentito loro di farlo bensì di chi le ha gestite male, di chi ha rubato e speculato, dei politici che hanno protetto o incoraggiato i truffatori. Ci mancherebbe altro che toccasse a noi salvarle accettando privatizzazioni, tagli allo stato sociale e un regime autoritario. No, devono pagare i responsabili e in seconda istanza le istituzioni finanziarie nel loro complesso. 
Come indirettamente conferma il Financial Times, votare NO il 4 dicembre è un primo passo per diminuire il potere delle banche e dei loro media e restituirlo al popolo. Solo un passo, ma nella giusta direzione.

Fonte: pagina Facebook dell'Autore 

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