martedì 20 dicembre 2016

Contrattazione collettiva, referendum sociali ed elezioni. Intervista a Maurizio Landini

Intervista a Maurizio Landini di Argiris Panagopoulos 
La Costituzione e la democrazia hanno vinto la battaglia contro la politica del governo, mentre i tre referendum sociali sui rapporti di lavoro, l'abolizione dei voucher e la trasparenza delle gare d'appalto apriranno la strada per la ricostruzione dei diritti dei lavoratori, ha sottolineato ad "Avgi" Maurizio Landini, il segretario del più grande sindacato italiano dei metalmeccanici CGIL FIOM di metallo, che pochi giorni fa ha firmato il nuovo contratto collettivo nazionale che protegge i diritti e la dignità dei lavoratori del settore.
Come ha visto il risultato del referendum?
"È un risultato eccellente. Ha vinto la democrazia e la nostra Costituzione. È stato eccellente per la grande affluenza alle urne, che si è avvicinata al 70% e il fatto che circa 19 milioni di cittadini o il 60% ha votato "No", sottolinea che la Costituzione non ha bisogno di cambiamenti, ma di essere applicata. Il voto ha espresso anche la domanda sociale per un cambiamento della politica del governo, perché quello che si è sconfitto nel referendum era il volerlo trasformare in un referendum sul suo governo. La valutazione sulla politica del governo è negativa, perché è chiaro che la maggioranza dei cittadini vuole la Costituzione e un cambiamento della politica del governo. Questo è un messaggio chiaro. La FIOM e la CGIL hanno lottato fin dall'inizio per evitare stravolgimenti della Costituzione e gli ottimi risultati dimostrano che abbiamo preso la strada giusta."
Come ha visto il nuovo governo italiano?
"Il fatto che di fronte al risultato del referendum il primo ministro si sia dimesso e si sia formato un governo esattamente uguale al precedente significa che non capiscono e non ascoltano quello che chiede il loro paese. I cittadini chiedono un cambiamento di politica e chiedono anche il cambio delle persone che hanno adottato queste politiche."
L'Italia si trova di fronte al dilemma delle elezioni parlamentari e tre referendum sociali ...
"Il Parlamento dove approvare una nuova legge elettorale a prescindere da quando si saranno le elezioni. Oggi per l’elezione del Parlamento esiste una legge elettorale solo per la Camera che per di più è stata ritenuta incostituzionale e non c'è una legge per l'elezione del Senato. Deve essere votata una legge elettorale comune per l'elezione dei due organi parlamentari. Abbiamo bisogno di una legge elettorale che eviti i bonus per creare maggioranze in dono a coloro che non hanno la maggioranza nelle urne e che favorisca ciò che dice la nostra Costituzione sulla la sovranità dei cittadini che devono eleggere loro i parlamentari che vogliono. Ora, la CGIL ha presentato più di tre milioni di firme per lo svolgimento di tre referendum sociali e la Corte Costituzionale dovrebbe decidere l’11 gennaio sulla legittimità dei tre referendum che riguardano l'abrogazione della logge anti-operaia Jobs Act, l’abolizione dei voucher e la trasparenza dei concorsi per gli appalti pubblici. In primavera dovremmo votare. Quindi vi è il bisogno di esprimere il diritto sovrano del popolo a votare. Oggi abbiamo il quarto governo che non è stato scelto dal popolo. Tutti governi che non hanno presentato un programma per il paese, ma hanno proceduto con riforme senza mai chiedere ai cittadini se erano d'accordo o meno. La priorità della democrazia richiede prima lo svolgimento dei referendum per consentire ai cittadini italiani di cancellare le leggi sbagliate.
Il quando e come si faranno le elezioni politiche è un altro discorso, ma mi sembra schizofrenico che quelli che chiedono il voto di fiducia sul governo in parlamento, la ottengono e poi chiedono di sciogliere il parlamento e richiedono di andare a votare. Quelli che hanno la maggioranza in Parlamento grazie a una legge elettorale sbagliata, mi sembra abbiano perso ogni traccia di logica e di ogni rapporto con il paese e con le reali esigenze dei suoi cittadini."
La francese Vivendi ha cercato di controllare il gruppo di Berlusconi e proprio nel momento che il Senato stava per dare il voto di fiducia al nuovo governo ... Dove sono finite o dove stanno andando a finire le grandi aziende italiane?
"Emerge chiaramente il problema della mancanza di una politica industriale. Non è solo il problema degli sforzi di acquisizione della società di Berlusconi, che tra l'altro è una grande azienda italiana, o della Fiat. Poco tempo fa c’è stata la vendita di Pirelli ad una società cinese. Molti grandi gruppi del paese non esistono più. Si tratta di un problema serio. Siamo preoccupati per le sorti del gruppo della holding pubblica IRI, che controlla gran parte del settore siderurgico e ha anche dimensioni europee. È necessaria una politica industriale, grandi investimenti pubblici e una legislazione per vietare al settore finanziario di decidere sul futuro dei poli industriali. È ovvio che se non si tagliano le unghie al settore finanziario continuerà a fare a pezzi l'economia reale e produttiva e la nostra società. La vittoria dei metalmeccanici della Fiom: Il contratto collettivo nazionale."
Pochi giorni prima del referendum con gli altri leader dei sindacati del settore avete firmato il nuovo contratto collettivo ...
"In questi giorni partecipo alle assemblee dei lavoratori sui posti di lavoro perché tra il 19 e il 21 dicembre si terrà un referendum dei lavoratori del settore per decidere per il contratto collettivo nazionale.
È importante che in questo momento siamo riusciti ad ottenere un contratto collettivo unitario per tutti i lavoratori, come è importante che i lavoratori stessi giudichino la sua validità.
È importante perché il contratto collettivo nazionale è stato firmato dopo anni e dopo molti accordi separati di società del settore e gli sforzi della confederazione degli industriali Confindustria e il governo per contestare l'esistenza stessa della contrattazione nazionale. I contratti collettivi nazionali rappresentano a livello nazionale lo strumento di tutela dei diritti di tutti i lavoratori. Sulla base del dibattito che abbiamo in corso mi rendo conto che ci sarà un’ampia accettazione del contratto collettivo nazionale da parte dei lavoratori, perché abbiamo recuperato l'unità dei sindacati e abbiamo garantito la democrazia nei luoghi di lavoro protagonisti gli stessi lavoratori. In combinazione con la difesa della Costituzione abbiamo come obbiettivo di consolidare i diritti dei lavoratori."
Come possono i sindacati difendere i diritti dei lavoratori e la contrattazione collettiva in Europa?
"Il fatto che abbiamo recuperato il contratto collettivo nazionale, che questo è valido per tutti i lavoratori metalmeccanici e il fatto che la maggioranza dei lavoratori lo accetti rappresenta parte dei nostri sforzi per aprire la strada per una battaglia europea per il rispetto dei diritti dei lavoratori rivendicando la contrattazione collettiva a livello europeo, che garantisce un salario minimo e diritti per tutti i lavoratori. È importante confermare i contratti collettivi nazionali e andare gradualmente ai contratti collettivi europei, perché non devono essere le imprese ad imporre unilateralmente le loro scelte sui posti di lavoro restringendo i diritti dei lavoratori. Ogni singolo azienda e il mercato vogliono imporre ai lavoratori le loro condizioni? Noi diciamo che i lavoratori devono avere le stesse condizioni di lavoro e che le imprese e il mercato dovranno rispettare queste condizioni. Questo dove valere in Italia e in tutti i paesi europei. Abbiamo bisogno di stabilire un salario minimo e un reddito sociale minimo. In nessun caso non dobbiamo consentire la cancellazione della contrattazione nazionale collettiva. Non dobbiamo seguire il modello degli Stati Uniti."

Articolo pubblicato su Avgi, giornale di Syriza 
Fonte: pagina Facebook dell'Autore 

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