mercoledì 21 dicembre 2016

Immigrazione nei media, da emergenza a luogo comune

di Alessia de Luca Tupputi
Negli ultimi anni, gli immigrati e l'immigrazione assai più che il paese, hanno invaso i media. Nel 2016 la presenza delle notizie dedicate all'argomento in prima pagina sui quotidiani è di 100 volte superiore al 2013 e l'attenzione dei media mainstream sull'argomento ha ormai raggiunto un livello costante. Lo riferisce il IV rapporto curato dall'associazione Carta di Roma, dall'evocativo titolo"Notizie oltre i confini" presentato oggi alla Camera dei deputati.
Secondo i dati contenuti nel rapporto, il 2016 è stato sui media l'anno della "metabolizzazione" del fenomeno migratorio. Molto presente sulle prime pagine dei quotidiani e nelle agende dei notiziari, l'immigrazione non ha però raggiunto quei picchi di attenzione e visibilità dell'anno precedente. E tuttavia se gli sbarchi sono diventati un tema 'normale' sulla stampa, non lo è ancora quel che succede un attimo dopo. L'informazione italiana, in poche parole, racconta nei dettagli che i migranti "sono arrivati" ma continua a spiegare poco sul "perché sono partiti". 
Nel complesso però, gli immigrati e l'immigrazione sono diventati un tema dominante e ricorrente sui mezzi di informazione. "Si potrebbe pensare: ok è fatta. Finalmente il tema delle migrazioni è passato dall'emergenza alla normalità anche sui media nostrani, ma a ben guardare, c'è poco da rallegrarsi" osserva il presidente dell'associazione Carta di Roma, Giovanni Maria Bellu. "La verità è che la questione dei migranti ha in qualche modo oltrepassato il mondo dell'informazione, per imporsi come tema della politica italiana ed europea".
Nei servizi sull'immigrazione mandati in onda nei tg della fascia prime time, sottolinea il rapporto, "i politici italiani sono presenti una volta ogni tre e quelli europei una volta ogni cinque". Una percentuale notevolmente più alta rispetto alla presenza di politici nei servizi relativi ad altre tematiche sociali.
La possibilità di un'informazione completa sull'immigrazione entra in conflitto con una politica che non riesce a trovare un orizzonte condiviso e parla, o meglio litiga, con con un'intensità tale da togliere spazio ai diretti interessati: la voce di immigrati, migranti e rifugiati, infatti, è presente solo nel 3% dei servizi televisivi. Meno della metà rispetto all'anno precedente.
Un altro dato interessante riguarda il fatto che "nel momento in cui l'immigrazione è divenuto un tema funzionale allo scontro politico, in tempi di antipolitica ha perso la sua capacità di spaventare" come sottolinea il giornalista di Repubblica Ilvo Diamanti.
Se l'assuefazione da un lato e la politicizzazione dall'altro hanno contribuito ad allontanare dall'argomento 'immigrazione', i toni enfatici ed allarmisti degli anni passati, il risentimento e l'aggressività non sono di certo scomparsi. Anzi. Più feroci e populisti di prima, gli attacchi e lo 'hate speech' hanno trovato alloggio sui social network e si combattono a colpi di insulti razzisti e sessisti su Facebook e Twitter.
I nuovi media – sottolinea con preoccupazione il team dell'Osservatorio di Pavia, autore del rapporto – stanno diventando "cassa di risonanza" di una tensione che rischia di riprodursi nella società favorendo, paradossalmente, la diffusione di atteggiamenti intolleranti anche fra le componenti più giovani e istruite della società.
"In mancanza di regole certe che impongano ai social di attenersi alle norme dell’ordinamento giuridico a cui sono sottoposti i loro utenti, il filtro dei media professionali da solo non è sufficiente ad arginare la deriva” avverte Bellu, che aggiunge: "È questa la sfida con cui, da oggi, operatori dell’informazione e mondo della politica sono chiamati a confrontarsi". 

Fonte: nigrizia.it 

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