La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci
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martedì 28 luglio 2015

Sul debito si apre qualche spiraglio anche nel dibattito tedesco

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di Alfonso Gianni
Non era difficile comprendere, fin dall'inizio, che l'uscita della Grecia dalla Eurozona - probabilmente più definitiva che temporanea - non avrebbe fatto altro che consolidare l'egemonia tedesca sull'euro. Non a caso è stato Schauble a proporla. Averla evitata, grazie ad un accordo in sé certamente non bello e alla tenacia del governo greco, ha spaccato per la prima volta il fronte della Troika, con la richiesta esplicita del Fondo monetario internazionale, di ridurre, ovvero tagliare, l'entità complessiva del debito greco che non è solvibile, anche perché inesorabilmente destinato ad aumentare, malgrado la momentanea riduzione dovuta alle restituzioni operate dalle autorità greche ai creditori istituzionali.
Non è un risultato da poco. Soprattutto perché esso ha contribuito ad allargare e approfondire la discussione anche in Germania, il paese che ha guidato con ferocia il tentativo di capovolgere la stessa situazione politica greca, determinatasi in base alle elezioni di gennaio, e poi rafforzata dall'esito del recente referendum. Anche il grande paese tedesco appare meno monolitico di prima, malgrado che la socialdemocrazia abbia persino tentato di scavalcare a destra l'intransigenza della Merkel. Per fortuna non tutto il mondo intellettuale tedesco è prono alle politiche di austerità e si entusiasma per gli inchini di Sigmar Gabriel alla nuova Lady d'acciaio.