La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci
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martedì 28 luglio 2015

Reddito versus lavoro: è proprio così?

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di Marta Fana
Questa apparente dicotomia trova eco nelle parole del governo che giudica il reddito minimo come uno strumento meramente assistenzialista, quindi negativo, perché fonte di sprechi e di disincentivo al lavoro. In Italia, bisogna creare lavoro (sic!) non assistenzialismo, dice. Peccato però che l’attuale sistema di welfare italiano sia già, senza reddito minimo, caratterizzato da forte assistenzialismo, familismo e da una marcata dose di corporativismo, proprio perché fondato non tanto sui diritti, intesi come declinazione formale dei bisogni materiali degli individui, quanto sull’appartenenza a un determinato gruppo (come nel caso dell’assegno di disoccupazione per lavoratori dipendenti e non per i precari autonomi, come le partite iva).
Questo tipo di argomentazione, alquanto diffusa, sembra far prevalere un’idea di fondo: il sistema Italiano è irriformabile e, di conseguenza, ogni tentativo di migliorare il rapporto tra Stato e cittadini sarebbe controproducente. Allo stesso tempo però, difendendo l’attuale sistema si stravolgono quotidianamente i concetti di welfare e lavoro: il lavoro diventa welfare, il volontariato lavoro che dà accesso al welfare.