
di Teodoro Andreadis Synghellakis
L’obiettivo è raggiungere l’accordo, possibilmente entro oggi,
anche se ci sono ancora punti di sostanziale divergenza. Il ministro
delle finanze Efklidis Tsakalotos e il ministro dell’economia,
Jorgos Stathàkis, ieri pomeriggio hanno momentaneamente
interrotto le trattative con i rappresentanti delle istituzioni
creditrici — che si tengono in un centralissimo albergo di Atene —
per riferirne i dettagli e i relativi problemi al primo ministro
Alexis Tsipras.
Secondo quanto è trapelato, gli ostacoli principali sono costituiti dalla richiesta dei creditori di abolire il provvedimento che permette a chi ha debiti con lo stato di poterli pagare in cento rate mensili e dalla creazione del fondo per le privatizzazioni di numerosi beni pubblici.
Secondo quanto è trapelato, gli ostacoli principali sono costituiti dalla richiesta dei creditori di abolire il provvedimento che permette a chi ha debiti con lo stato di poterli pagare in cento rate mensili e dalla creazione del fondo per le privatizzazioni di numerosi beni pubblici.
Dalla Commissione europea, tuttavia, si fa sapere che «ad Atene
si lavora notte e giorno per arrivare a un accordo».
Il governo
Tsipras sa bene che oltre ai problemi individuati sinora,
potrebbero esserci «sorprese dell’ultimo momento» — così come era
accaduto a fine giugno — ed è per questo che, in realtà, si vuole
chiudere l’accordo al massimo entro venerdì, per non permettere
a eventuali imprevisti di far saltare il tavolo. Dopo la firma del
compromesso, infatti, dovrà arrivare, a strettissimo giro,
l’approvazione del parlamento di Atene, affinché la prima tranche
dei nuovi aiuti venga erogata entro il 20 agosto, quando la Grecia
dovrà restituire alla Bce 3,2 miliardi di euro.
Per quel che riguarda il testo fatto recapitare dalla Commissione
europea al governo greco nella giornata di sabato, stretti
collaboratori del ministro delle finanze hanno fatto sapere che
viene considerato da Atene come una base utile per poter arrivare
alla conclusione dell’accordo. Il governo Tsipras, sostanzialmente,
non vuole prestare il fianco a chi — in primis il ministro delle
finanze tedesco Schauble — vorrebbe rinviare la firma del
compromesso e controproporre un prestito-ponte, che rinvierebbe,
per l’ennesima volta, una prospettiva di soluzione dell’annosa
vicenda greca.
Sulla questione dell’avanzo primario, sembra che la “nuova
troika” si sia convinta a ridurre drasticamente le proprie
pretese. Per quest’anno dovrebbe essere fissato a zero, dal momento
che le ultimissime previsioni economiche fanno riferimento
a una riduzione del Pil greco che dovrebbe oscillare dal 2,1% al 2,3%,
come ha dichiarato alla Reuters una fonte del ministero delle
finanze. E il periodo particolarmente difficile che attraversa il
paese (soprattutto a causa della forte riduzione della liquidità,
imposta dalla Bce prima e dopo il referendum), è testimoniato anche
dalla caduta della produzione industriale, che a giugno
è diminuita, su base annua, del 4,5%.
Tsipras vuole fare ogni sforzo possibile per cercare di
stabilizzare la situazione economica, poter ricevere la prima
tranche del nuovo prestito (si parla addirittura di circa 25
miliardi di euro su un totale di 85) e andare al congresso di Syriza,
a settembre, promettendo di far andare di pari passo riforme ed
effettiva equità sociale.
Il quarantunenne leader della sinistra greca ha chiesto a tutti i deputati del partito di rimanere ad Atene sino a ferragosto, o quantomeno di tornare entro giovedì, per poter votare in parlamento il nuovo compromesso, o memorandum. L’obiettivo, per il governo, è di rimanere almeno sopra la soglia psicologica dei 120 voti. La maggioranza richiesta è di 151, ma è dato per scontato che l’accordo verrà sostenuto dai conservatori di Nuova Democrazia, dal Potami del giornalista Stavros Theodorakis e dai socialisti del Pasok.
Il quarantunenne leader della sinistra greca ha chiesto a tutti i deputati del partito di rimanere ad Atene sino a ferragosto, o quantomeno di tornare entro giovedì, per poter votare in parlamento il nuovo compromesso, o memorandum. L’obiettivo, per il governo, è di rimanere almeno sopra la soglia psicologica dei 120 voti. La maggioranza richiesta è di 151, ma è dato per scontato che l’accordo verrà sostenuto dai conservatori di Nuova Democrazia, dal Potami del giornalista Stavros Theodorakis e dai socialisti del Pasok.
È da considerarsi certo il voto contrario della minoranza di
Syriza, che in una situazione piuttosto fluida, in base ai più
recenti equilibri parlamentari, conta 27 deputati su un totale di
149. Bisognerà vedere quale strada decideranno di imboccare
i membri della Piattaforma di Sinistra alla fine del congresso
straordinario del mese prossimo. Molti osservatori ritengono la
scissione e la creazione di un nuovo partito quasi inevitabili, ma
se le elezioni anticipate dovessero tenersi realmente entro
novembre, i tempi per poter dare vita a una nuova forza politica
sarebbero, indubbiamente, assai limitati.
Fonte: il manifesto
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