La lista di discussione “Effimera, critica e sovversione del presente” lancia il convegno:
CONTRO LA CRISI, SOVVERTIRE L’INFELICITA’. Analisi di un fallimento e mappa delle vie di fuga esistenziali collettive – 3, 4 ottobre 2015, Milano.
Da ogni angolo del mondo, abbiamo in cuor nostro sperato che Syriza potesse creare un precedente istituzionale in grado di resistere al potere della plutocrazia finanziaria, che quell’esempio potesse rappresentare l’inizio di un contagio positivo in tutta Europa, a partire dalla Spagna.
L’estate amara dell’umiliazione greca ha sancito il crollo della residua credibilità delle forze di opposizione politica di sinistra. La dittatura finanziaria prevale perfino sull’imperativo produttivo della crescita capitalista. Nessun compromesso tra capitale e lavoro, necessario ad un progetto social-democratico, è ravvisabile.
Ed occorre prendere atto che se la sinistra non sa riformare l’Europa questo non significa che l’Europa non stia vivendo una riforma. Siamo di fronte ad un potere autarchico, illegittimo in senso repubblicano, ma al tempo stesso vivo, dinamico e avvolgente. Un potere che sa costruirsi legittimità mediatica, che sa trasformarsi e stare al passo con i tempi.
A non stare al passo con i tempi, semmai, siamo noi. E non solo in Europa.
L’Europa si sta soltanto adeguando – in modo brutale e accelerato – ad una realtà planetaria. Il potere che erode la Grecia è lo stesso che manganella la riscossa popolare del Brasile, che produce i giovani soldati del terrorismo globale, che specula sulla guerra e sui profughi, che uccide, sfrutta, che strangola di debito qui e in tutti i paesi cosiddetti sviluppati.
Cosa ci può insegnare dunque quest’estate amara? Probabilmente, che non solo la nostra riforma è impensabile, ma qualsiasi forma di resistenza compatibile col sistema è destinata a naufragare. Non esiste, né potrà esistere, un novello Davide in grado di sconfiggere il Golia del biopotere finanziario e criminale.
Le condizioni sociali e psico-culturali per una resistenza diffusa non esistono. Miseria, schiavitù e guerra sono in costante avanzamento.
È possibile andare oltre la presa d’atto? È possibile spezzare la condizione di impotenza al di là della quale non riusciamo a guardare e l’infelicità che essa genera? È possibile riappropriarci di una soggettività che non sia etero costituita e costruire frammenti di libertà, fuori dai canoni disciplinari che ci vengono proposti e che mirano a irreggimentare ogni interstizio della vita individuale e collettiva?
In questa fase di offensiva avversa, proponiamo un incontro per avere il tempo e il modo di ritrovarci e mappare le vie di fuga esistenziali collettive, capire come sopravvivere nell’Europa della dittatura finanziaria e come creare modalità di autonomia per sottrarci al ricatto e al controllo della finanza.
Potrebbe sembrare fuori luogo, ma proprio perché la struttura del potere attuale è così forte da mordere direttamente le nostri carni e le nostre eccedenze, anche a livello del “bios” privato, ci domandiamo se non è necessario partire dal “noi”, per cominciare a ricostruire pratiche di possibile r/esistenza.
Proponiamo due grandi temi-contenitori da sviluppare e articolare nel corso delle due giornate. Sollecitiamo l’invio di articoli, proposte di intervento e di sessioni, nelle modalità descritte in fondo.
1) Crisi, infelicità, impotenza e desiderio : dati costituenti della contemporaneità.
Abbiamo la sensazione che si sia concluso una prima fase del processo di integrazione europea, iniziato con gli accordi di Roma del 1956. Una conclusione che non può che evidenziare il fallimento di questo processo.
L’unione economica non ha portato ad una maggior integrazione politica, né ha favorito una più ampia coesione economica basata sul benessere sociale. La creazione della moneta unica, ora lo sappiamo, per sua costruzione istituzionale poggia su un rapporto di potere e quindi di dominio. Le sue conseguenze non sono solo un crescente impoverimento delle classi e dei gruppi sociali subalterni ma anche la cancellazione di qualsiasi linea di demarcazione tra il concetto di “pubblico” e quello di “privato”, come dimostrano le dilaganti privatizzazione dell’ex “Welfare State” da una parte e l’utilizzo privatistico delle ex strutture pubbliche.
Non vogliamo cadere nel dilemma Euro Sì – Euro No. Non ci interessa e ci sembra un piano fuorviante del discorso. La crisi dell’area Euro, tuttavia, non può più essere presentata come circostanza inevitabile e inaspettata. La crisi è prodotto delle istituzioni europee che continuano ad alimentarla. (Superarla non sarebbe molto difficile in termini tecnici.)
La crisi – e l’infelicità e l’ingiustizia che si porta dietro – è dato costituente dell’Unione di oggi.
Tale condizione, tuttavia, è lungi dall’essere prerogativa dell’Europa.
Presentiamo alcune tematiche da affrontare nella discussione:
La questione del ricatto del debito come vincolo di politica economica, strumento di smantellamento ulteriore delle istituzioni del welfare e privatizzazione delle utilities di pubblico servizio a vantaggio del capitale europeo e internazionale (es. l’acquisto da parte di imprese tedesche degli aeroporti greci);
ll debito privato, la precarietà del lavoro e la crescente povertà indotta dalla diseguaglianza distributiva come forma di governance sociale: dal senso di colpa alle pratiche di insolvenza;
Come mutano le soggettività del lavoro e la vita delle persone e come si genera il senso di impotenza che frena ogni conflitto dopo il fallimento di del governo Tsipras. Che “noi” abbiamo di fronte, a partire dalle differenze transgender e di genere e dalle differenze di percezione soggettiva?
La crisi della sinistra, la crisi umanitaria e la crisi della fortezza europa: tre facce della stessa medaglia;
La crisi della rappresentanza istituzionale e delle istituzioni monetarie dell’Europa tra instabilità valutaria internazionale e ridefinizione degli assetti geo-politici mondiali: la crisi cinese e dei Brics a confronto con la crisi Europea e al galleggiamento Usa.
2) Sovvertire l’infelicità
Per essere felici occorre essere liberi. Essere liberi significa poter scegliere. Non una scelta predeterminata, ma una scelta di autonomia che nasce dalle nostre esigenze e necessità, dai nostri desideri. Per questo nella seconda sessione vorremmo affrontare il tema se esiste la possibilità di essere liberi dal giogo della dittatura economica e finanziaria oggi dominante.
Vorremmo discutere delle sperimentazioni già in atto dalla stessa Grecia alla Spagna finalizzate a liberarsi dal gioco del rapporto debito-credito, dai vincoli posti dalle politiche d’austerity, da una logica di valorizzazione che si basa sulla sussunzione e sulla predazione della nostra capacità di cooperazione sociale.
Vogliamo parlare di monete alternative, di circuiti finanziari altri, dove l’attività umana socialmente utile viene valorizzata e non deve piegarsi alla piaga del lavoro gratuito, della precarietà e dello sfruttamento. Vogliamo parlare di come costruire un welfare dal basso, autorganizzato e finalizzato alla produzione dell’essere umano per l’essere umano.
Vogliamo parlare di noi, del nostro futuro e della nostra in/felicità e ricominciare a fare anche progettualità politica
Ecco alcune possibili tracce per impostare la discussione in questa seconda sessione:
Moneta alternative per la costruzione di un circuito finanziario finalizzato a finanziare la nostra attività di cooperazione sociale, l’autorganizzazione e pagare il lavoro (contro il lavoro gratuito);
Sviluppare forme di mutualismo e solidarietà non corporative ma aperte (come l’open source) e gratuito per la gestione di servizi sociali, previdenza, salute, casa e istruzione (dall’asilo nido all’università);
Implementare forme di reddito minimo;
Sviluppare attività produttive coprendo tutto il ciclo di produzione per produrre beni al servizio dei bisogni e dei sogni e non del profitto, dall’alimentazione ai servizi urbani.;
Ripensare la gestione del territorio al di fuori di logiche speculative e di gentrification, recuperando la vita e l’abitabilità dei quartieri, soprattutto di periferia, in modo ecocompatibile
Attivare pratiche e forme di accoglienza dei migranti;
Attivare e organizzare manifestazione culturali e artistiche in modo autonomo e libero;
Per questo, ci rivolgiamo alle realtà europee che già in modo concreto si pongono su questo crinale, dalle esperienze di solidarietà esistenti in Grecia a quelle in Spagna e Catalunya, alle fabricas recuperadas e tanti altri.
Parteciperanno realtà di movimento della Grecia, studiosi tedeschi e brasiliani, esperienze di produzione alternative come la Coop Integral Catalana, studiosi del Bitcoin, realtà slovene e croate nonché l’esperienza dei teatri occupati in Italia e Grecia. Saranno proiettati video originali, tra cui alcune interviste.
Fonte: Effimera
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