di Robert Fisk
Ci sono tempi in Medio Oriente in cui incubi e illusioni si sostituiscono alla reale e crescente tragedia che sta consumando le terre arabe. Sempre più accorati sono gli appelli per la pace mentre un numero di nazioni sempre maggiore lancia sempre più attacchi aerei, da Kabul al Mediterraneo e giù attraverso il Sinai e lo Yemen e verso la Libia. Il bagno di sangue è reale e tuttavia nessuno fa piani per il futuro, per la “vita dopo l’Isis”. Secondo i miei calcoli ci sono undici aviazioni nazionali diverse che bombardano cinque diversi paesi mussulmani per “umiliare e distruggere” i loro nemici. Ma dopo?
La storia ci insegna che ormai da cent’anni la popolazione di questa magnifica e pericolosa regione ha cercato giustizia e ha ricevuto solo ingiustizia. Occupazioni straniere e per procura, corruzione e dittature – le mani del torturatore – hanno tolto loro l’unico valore che così tanti milioni avevano alla fine ricercato nel grande risveglio arabo del 2011: la dignità. Tuttavia che cosa stiamo facendo al riguardo? Perché non abbiamo mai affrontato le grandi ingiustizie storiche che hanno causato questo terremoto umano?
Invece evochiamo eserciti immaginari, come se quelli reali non fossero sufficientemente spaventosi. Sogniamo 35.000 Guardie della Rivoluzione iraniane in Siria quando forse ce n’è un migliaio – e 20.000 sciiti hazara afgani e orde di miliziani sciiti iracheni e in aggiunta 10.000 hezbollah – e questo prima ancora di ricordare l’esercito fantasma di David Cameron con 70.000 guerrieri pronti a battersi per la democrazia. I turchi stanno per invadere la Siria, ma non l’hanno fatto. Poi ci sono migliaia di soldati sauditi che la nostra preferita monarchia del Golfo è pronta a inviare in Siria a combattere l’Isis, anche se presumibilmente dovranno lasciarsi alle spalle sulla linea di partenza le loro limousine Mercedes con l’aria condizionata. Quanto ai russi sono sorpreso che nessuno abbia ancora suggerito che sono arrivati in Siria con la neve sugli scarponi.
E’ una follia. Gli europei reagiscono con orrore quando un milione di profughi attraversa i loro confini, tuttavia anche se è istruttivo sapere che l’Ungheria si considera la frontiera della cristianità, nessuno ha suggerito che dobbiamo affrontare i problemi originali di questa povera gente. Siamo ossessionati dal convincere la Turchia a bloccare i profughi e i richiedenti asilo che si riversano sull’Europa, ma senza alcun piano di lungo termine per un nuovo Medio Oriente che ne ridurrà il numero.
Blateriamo su come stiamo subendo il maggior movimento di profughi dalla seconda guerra mondiale. Ma nella seconda guerra mondiale (quella vera) i leader alleati pianificavano il mondo postbellico – un mondo di “Nazioni Unite” – anni prima della fine delle ostilità. Oggi non riesco a trovare nei miei archivi nessun documento a proposito di un singolo leader arabo o mondiale che abbia parlato di come dovrebbe apparire il Medio Oriente nel futuro. Perché non possiamo pianificare in anticipo ora?
Alla fine della prima guerra mondiale – la guerra che distrusse l’impero ottomano e pochi anni dopo schiacciò l’ultimo califfato – molti dei diplomatici statunitensi nell’impero al collasso e delle ONG dell’epoca (allora si trattava di missionari, ovviamente) erano a favore di una grande nazione araba; una nazione in cui mussulmani – e cristiani ed ebrei e altre minoranze – sarebbero stati cittadini di una terra che si estendeva dal Marocco al confine mesopotamico-persiano (la frontiera di quelli che sono oggi l’Iraq e l’Iran). Ma naturalmente gli Stati Uniti persero interesse a tale sogno alla Wilson e i britannici e i francesi avevano altri piani scesero in campo per prendersi i “mandati” di loro gusto.
Iniziò così l’era dell’umiliazione, di occupanti occidentali e di macellai e boia locali che spogliò tutte queste genti del loro onore. E oggi, a distanza di 100 anni, assistiamo a questo spaventoso apogeo del raccapricciante “califfato” che si sta diffondendo a mo’ di Ebola in giro per il mondo. Ma ciò di cui hanno bisogno oggi i poveri del Medio Oriente non sono più attacchi aerei, bensì di una ricerca intellettuale di tutti quelli che ancora ci vivono – e di quelli che sono fuggiti – riguardo a quale sia il genere di patria in cui vogliono vivere.
Quali istituzioni possono sostituire i baluardi abbattuti del vecchio Medio Oriente? Che cosa può sostituire, ad esempio, i maccheronici predicatori televisivi arabi che hanno tanto di cui rispondere, molti dei quali incoraggiati dai governanti del Golfo? Come ha fatto l’Islam a farsi indebolire da questa gente? Un mio vecchio amico (un mussulmano sunnita, se volete saperlo) me l’ha esposto molto bene nel fine settimana: “L’Islam ha paura dell’Isis”, ha detto. “L’Isis non ha paura dell’Islam”.
Dunque, per iniziare, perché non fare piani per un nuovo Medio Oriente fondato non sul petrolio e sul gas – anche se resteranno – bensì sull’istruzione? Non sui palazzi dei dittatori ma sulle università; non sulle camere delle torture bensì sulle librerie. L’Islam fu al centro delle antiche università del Medio Oriente. Il sapere non era dominato dall’Islam; fede e religione erano esse stessi rafforzate e arricchite dalla conoscenza. Dall’istruzione viene la giustizia. E la giustizia – solo la giustizia – distruggerà l’Isis. Può suonare moralistico, ma sospetto che avrebbe avuto molto senso per gli arabi – e gli ebrei – che vivevano in Spagna, in Andalusia, 700 anni fa (fino a quando, naturalmente, non li abbiamo cacciati).
Ho segnalato in precedenza che Abu Dhabi – abiurando la follia di Dubai – ha posto uno speciale accento sull’istruzione universitaria di elevata qualità per i propri cittadini. E in tutto il Medio Oriente la mancanza di istruzione – una politica promossa ovviamente dai dittatori – è come un cancro. Poiché la mancanza di istruzione è di fatto una sostanza che si diffonde. Considerate le decine di migliaia di bambini siriani profughi in Libano che un giorno torneranno alle proprie rovine senza nemmeno il dono dell’alfabetizzazione da passare ai loro figli futuri.
Non sopporto i vecchi cliché a proposito di “quando le armi taceranno”. Ma le scuole e le università diventeranno più mortali per l’Isis di qualsiasi attacco aere. E’ così che si trattano gli incubi.
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: The Independent
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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