La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci
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martedì 28 luglio 2015

Le balle di Renzi su occupazione e ripresa svelate dal Fondo Monetario Internazionale


di Fabio Sebastiani
La ripresa economica di Eurolandia si sta rafforzando. Ma il potenziale di crescita, stimato nell'1%, è troppo basso per far scendere l'elevato tasso di disoccupazione: "senza un'accelerazione significativa della crescita ci vorranno quasi 10 anni in Spagna e quasi 20 anni in Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi". 
Al di là dei trionfalismi pret a porter di Renzi, il Fondo monetario internazionale sembra avere le idee molto chiare su cosa ci aspetta nei prossimi anni. 
Il check up dello stato di salute dell'area euro e dell'Italia (Fmi) è abbastanza impietoso. E nello stesso giorno in cui il ministero del Lavoro diffonde i dati di metà anno relativi alle attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro da cui si svela la balla renziana sugli aumenti dei contratti a tempo indeterminato, dice chiaramente che il tasso di occupazione può tornare ad alzarsi solo in presenza di una crescita poderosa. Crescita che l'Italia difficilmente potrà avere. 

lunedì 27 luglio 2015

Lo scambio tasse-sanità viene da lontano



di Pierfranco Pellizzetti
Non c’era bisogno di essere un acuto politologo per capire che l’annuncio estivo di Matteo Renzi della manovra anti-tasse è solamente l’inizio di una lunga campagna elettorale per recuperare i consensi perduti. In una sequenza accelerata alla Ridolini: abolizione dell’Ici sulla prima casa nel 2016, diminuzione dell’Irap nel 2017 e poi dell’Irpef un anno dopo. Semmai la domanda era un’altra: da dove il mirabolante premier presume di far saltare fuori la provvista per un’operazione quantificabile in svariate diecine di miliardi.
Poi il dubbio è stato parzialmente sciolto: almeno una diecina di miliardi arriveranno da tagli sulla sanità. E – così – se resta il dubbio sul portato effettivo dell’annuncio, molti altri aspetti della complessiva politica renziana sono venuti alla luce. In particolare la stretta dipendenza dal modello berlusconiano, che ora risulta in tutta la sua pienezza. Non soltanto come priorità accordata all’illusionismo comunicativo; in una visione iomaniaca del proprio ruolo, ridotto a bulimia di potere.