La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 9 settembre 2017

Tramonto del neoliberismo

di I Diavoli 
Una delle questioni più affascinati della storia delle idee è capire come una corrente minoritaria del pensiero economico, il neoliberalismo, sviluppatosi in Germania e Austria fra la prima e la seconda guerra mondiale, sia riuscita a conquistare negli ultimi decenni del XX secolo un ruolo egemone, nella vulgata degli studiosi e nelle politiche degli Stati. Tanto da giustificare l’idea di un “progetto”, o una manovra neoliberista, pervasiva al punto da determinare la vita d’ogni essere umano sul pianeta. Ma la questione di più scottante attualità è il tramonto di questa corrente insieme al suo ambizioso tentativo di dare luogo a un modello di civilizzazione alternativo e virtuoso.

Dal femminismo dell'elite alle lotte di classe nella riproduzione. Intervista a Cinzia Arruzza

Intervista a Cinzia Arruzza di George Souvlis e Ankica Čakardić
Cinzia Arruzza insegna Filosofia presso la New School for Social Research di New York. Il suo libro più recente è Storia delle storie del femminismo (con Lidia Cirillo, 2017). Tra gli altri suoi testi ricordiamo Le relazioni pericolose (2010) e Il genere del capitale (nella Storia del Marxismo a cura di S.Petrucciani) che è stato uno dei Libri dell’Anno 2016 di PalermoGrad..

Le false illusioni del mercato del lavoro

di Ciccio De Sellero
L’uscita dei comunicati mensili dell’Istat con le stime sull’occupazione sono sempre di più una ottima occasione per tastare il polso non tanto al nostro mercato del lavoro – da lungo tempo anemico, povero e immobile - quanto al livello del dibattito e della discussione sui media intorno a questi temi. E’ un livello davvero basso, dove fra opportunismo, ipocrisia, prosopopea e ignoranza, si fa a gara a chi la spara più grossa e più conformista mentre le diagnosi più serie sulla crisi del lavoro in Italia vengono sistematicamente snobbate. E ci si mette anche l’Istat, diciamolo, a dare una mano a suo modo a mantenere bassa la qualità del dibattito sul lavoro e ad aumentarne l’inconcludenza.

L’autunno che verrà

di Eliana Como
L'estate è stata torrida. Ma ci aspetta un lungo e faticoso autunno, che è bene sperare che sia anche più caldo dell'estate appena passata. Almeno dal punto di vista sindacale e sociale. Le ragioni ci sono tutte: l'attacco al diritto di sciopero; la Legge Madia e la vertenza per il rinnovo del contratto dei settori pubblici; le tante crisi aziendali e la totale inadeguatezza degli ammortizzatori sociali; il precipitare degli effetti della Buona Scuola e dell'alternanza scuola-lavoro.

Rosa Luxemburg

di Renato Caputo
Tra i principali teorizzatori del marxismo rivoluzionario troviamo Rosa Luxemburg (1870-1919) – principale teorica dapprima della sinistra socialista, poi del cosiddetto comunismo di sinistra – che non a caso si era distinta per aver sviluppato la più radicale critica alle tesi revisioniste di Bernstein. Polacca, nata in una famiglia di ebrei, Luxemburg è divenuta prima – fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento – il principale punto di riferimento teorico dell’opposizione di sinistra alla deriva riformista della socialdemocrazia tedesca, poi della Lega spartachista (nucleo del Partito comunista tedesco), che fonda rompendo con il resto dei socialisti che avevano sostenuto l’Impero germanico durante la Prima guerra mondiale.

Licenziamenti facili à la Macron

di I Diavoli
Riavvolgiamo il nastro della storia. Flashback-flashforward. Quasi ventidue anni dopo, è l’anno 2017. Il calendario segna i giorni mancanti al prossimo sciopero, ma nessun blocco totale del Paese sembra prospettarsi all’orizzonte. Data: 12 settembre. Oggetto: la riforma del lavoro voluta dal presidente Emmanuel Macron e contenuta in cinque decreti. Specificità: la Confédération Générale du Travail (CGT) per bocca del leader Philippe Martinez ha avvertito: «Siamo di fronte alla fine del contratto di lavoro». Precedenti recenti: primavera 2016, sotto la presidenza del socialista François Hollande, fiumi di gente in piazza contro il tentativo di riforma della Loi de Travail. E ancora, c’è una storia simile, ma dieci anni prima: a spingere studenti e lavoratori per le strade nel 2006 furono le mosse del premier conservatore Dominique de Villepin.

Intrappolati nel Qe

di Luigi Pandolfi
Il Quantitative easing, ovvero la creazione di moneta da parte delle banche centrali per l’acquisto di titoli di Stato ed altri assets finanziari sul mercato secondario, è stato avviato, a marzo del 2015, per dare un po’ di ossigeno all’economia europea. Nel mirino del «bazooka» di Draghi c’erano, infatti, deflazione e stagnazione, due piaghe che, a quel punto, erano più la conseguenza della gestione della crisi che della crisi stessa.

America Latina: fine di un ciclo o esaurimento del post-neoliberismo?

di François Houtart
L’America Latina è stato l’unico continente dove delle opzioni neoliberali furono adottate da più paesi. Dopo una serie di dittature militari, appoggiate dagli Stati Uniti e portatrici del progetto neoliberale, le reazioni non si sono fatte attendere. Il punto più alto fu il rifiuto nel 2005 del Trattato di libero scambio con gli Stati Uniti e il Canada, frutto di un’azione congiunta tra movimenti sociali, partiti politici di sinistra, Ong e chiese cristiane.

Portogallo, l’alternativa all’austerità esiste e funziona

di Sara Ligutti
Uno dei paesi europei più duramente colpiti dalla crisi economica è stato il Portogallo. Dopo il salvataggio da parte della Troika, i creditori hanno chiesto dure misure di austerità, attutate con entusiasmo dall’allora governo conservatore. I servizi sono stati privatizzati, l’IVA alzata, una sovrattassa è stata imposta sui redditi, sono stati tagliati i salari nel settore pubblico, le pensioni e i sussidi, mentre al contempo sono state cancellate quattro feste nazionali.

Capitale e lavoro: sfida di struttura per il sindacato

di Roberto Romano 
Il tempo che dobbiamo vivere non lo possiamo scegliere, ma se potessimo farlo, il momento storico dove le idee, le aspettative e l’organizzazione della società sono fondamentali è proprio l’attuale, nel pieno della crisi economico-sociale iniziata nel 2007. Molti Paesi hanno recuperato le posizioni iniziali, ma la sensazione è quella di una crisi di paradigma, e ogni giorno ne troviamo una nuova conferma. La crisi dell’Italia è più lunga e profonda di quella del 1929. In molti sostengono che viviamo una crisi della teoria economica, della politica, del capitale e del lavoro. Senza esasperare la già severa analisi, dobbiamo anche sottolineare che la crisi del capitale italiano non ha precedenti storici.

La coscienza del mondo

di Roberto Mancini
La coscienza del mondo. Sta maturando con grande fatica, tra rigurgiti di nazionalismo, localismo, settarismo, neofascismo, populismo, razzismo e xenofobia. Ma essa c’è e cresce. Noi siamo responsabili del fatto che questo sviluppo abbia luogo anche in Italia. La coscienza del mondo è la certezza che siamo una sola umanità, fatta di tanti volti, storie, tradizioni, differenze relative, ma pur sempre la stessa umanità sulla terra che ci ospita. Nessuno è padrone, nessuno accoglie senza nel contempo essere a sua volta accolto per un verso o per l’altro. Nessuno può dire “prima noi”: tutti siamo tenuti a scoprire che cosa voglia dire affrontare i problemi insieme.

I nove di Little Rock e la questione razziale negli Stati Uniti

di Mario Del Pero
Volgendo lo sguardo indietro si può vedere quanto il percorso di integrazione razziale negli Stati Uniti sia stato lungo, contorto e faticoso. Di questo percorso – che a giudicare dalle reazioni all’elezione di Obama e da alcune delle spinte che hanno portato Trump alla presidenza è lontano dal compiersi – è una tappa importante l’episodio che nel 1957 ha riguardato la battaglia di nove studenti afroamericani di Little Rock per vedere riconosciuto il loro diritto all’istruzione su un piano di parità con i coetanei bianchi. Cosa ha rappresentato questa vicenda per la storia delle forze progressiste americane e non solo?

Storie afone di sfruttamento lavorativo

di Marco Omizzolo
Lavorare in provincia di Latina, a stretto contatto con lavoratori e lavoratrici considerati residuali nell’organizzazione sociale ed eco­nomica nazionale dal dibattito politico e culturale, significa fare esperienza diretta delle condizioni di vita e di lavoro di migliaia di persone, migranti e italiani, e di un sistema sovrastrutturale che pare tenere insieme settori dell’imprenditoria, rappresentanti politici e in­teressi economici diffusi, a volte di natura mafiosa. Ciò vale anche per settori economici tradizionali come l’agroalimentare il cui valore complessivo è stimato intorno ai 246 miliardi di euro, pari al 15,9% del PIL nazionale.

Pisapia e il trasformismo per il potere. Intervista a Tomaso Montanari

Intervista a Tomaso Montanari di Luca De Carolis
“È tempo che Pisapia faccia chiarezza. Ripete di voler essere alternativo al Pd, ma pure di voler stare assieme al Pd. Parole degne delle convergenze parallele di Aldo Moro: ma quello era uno statista”. Tomaso Montanari, storico dell’ arte, docente e voce dei comitati del No, si dice stufo degli equilibrismi dell’ ex sindaco di Milano.
In Sicilia Pisapia va con Alfano e Renzi, mentre Mdp rimane con il suo candidato, Claudio Fava. Eppure l’ ex sindaco e Roberto Speranza assicurano che il “percorso unitario” prosegue. Paradossale, o no?

La guerra ai poveri che ci distrae dal mondo reale

di Pietro Raitano
Come si convince qualcuno -si è chiesto lo scrittore e storico della scienza Michael Shermer- quando mostrare i fatti non è sufficiente? Anzi: quando le evidenze sono schiaccianti, le convinzioni sembrano aumentare. Chi è contro i vaccini dirà che i dati epidemiologici sono tratti da ricerche pagate da Big Pharma; i complottisti dell’11 settembre si concentreranno sul punto di fusione dell’acciaio delle Twin Towers, ignorando le vittime; i negazionisti del clima tireranno fuori la questione della libertà, e degli insopportabili vincoli all’economia. C’è una ragione scientifica per spiegare tutto questo -ricorda Shermer- e ha a che fare con la nostra visione del mondo, come ben documentato in un saggio del 2007, “Mistakes were made (but not by me)” degli psicologi Carol Tavris ed Elliot Aronson.

Uscire dal lavoro? Intervista a Anselm Jappe

Intervista a Anselm Jappe di Réfractions
Innanzitutto sgomberiamo il campo da un’ambiguità: i pensatori legati alla Critica del valore (Wertkritik) vengono spesso tacciati di “teoricismo”, forse per il testo seminale del gruppo Krisis, il Manifesto contro il lavoro (2002). Una facile obiezione consiste nel dire che, in teoria, si può certo congedare il lavoro, ma la realtà sociale ben presto ci rimette al lavoro. Che cosa rispondi a questo genere di critiche?
Non si può dire che il Manifesto contro il lavoro sia stato “seminale”. In Germania è stato pubblicato nel 1999, una dozzina di anni dopo il primo numero della rivista Krisis. Piuttosto, è stato il primo testo del gruppo a raggiungere un vasto pubblico – e il primo a circolare in Francia. Secondo me, tuttavia, presenta qualche lacuna che riflette certe indecisioni di allora, soprattutto la propensione di una parte del gruppo a considerare la sostituzione del lavoro umano con le tecnologie come la base possibile dell’emancipazione sociale.

Può esistere un «colonialismo solidale»?

di Gabriele Salvatori
L’oppressione è una questione di lingua. Da dove partire per raccontare la storia di quello che si può o non si può dire? Dal fatto che la lingua di un impero, per esempio, è di gran lunga più importante di quella degli Stati e dei cittadini sudditi? La parola è problematica perché appartiene al genere umano ed è lo spazio più difficile da controllare: è punto di accesso alle intenzioni, rivelazione involontaria, programma di azione, prima forma del mondo, necessario campo di battaglia. L’oppressore dà per scontato che l’oppresso non sappia usarla o non capisca il ruolo della stessa nella creazione e riscrittura della realtà. Come fosse una legge naturale, che sancisce il più forte e il più debole e di cui ogni eventuale crisi va esorcizzata. Il diritto di solito elabora formule adeguate a farlo!

Povertà e disuguaglianza in Italia

di Anna Cittarella e Vittorio Daniele 
Tra il 2008 e il 2013, l’economia italiana è stata colpita da una doppia recessione. La caduta della produzione aggregata, di quasi 9 punti percentuali, ha avuto un forte impatto sui livelli occupazionali e sul tenore di vita medio. Nel 2014, anno di svolta della fase recessiva, il Pil per abitante, in termini reali, era più basso di 11 punti percentuali rispetto al livello pre-crisi; il tasso di disoccupazione più che raddoppiato. La crescita debole registrata nei due anni successivi ha consentito di riassorbire solo in parte la forza lavoro disoccupata. Complessivamente, nell’ultimo decennio, le condizioni di vita di un’ampia quota della popolazione italiana si sono progressivamente deteriorate; povertà e disuguaglianza sono aumentate.

Un’analisi economica del reddito di cittadinanza

di Lorenzo Pesaresi
Questa tesi si propone di sistematizzare e dare organicità ai sempre più numerosi contributi teorici ed empirici riguardanti le conseguenze economiche dell’introduzione di un istituto di reddito di cittadinanza. La questione fondamentale che permea l’intera trattazione riguarda la scelta dell’approccio più appropriato di analisi all’economia del reddito di cittadinanza. A priori, i due possibili indirizzi sono rappresentati dall’adozione di una prospettiva unitaria e sintetica dell’istituto o, al contrario, di un’impostazione analitica tendente a negare l’esistenza di un unico reddito di cittadinanza.

Le vene aperte dell’Africa

di Francesco Gesualdi
Invocando lo sbarco di migliaia di africani sulle nostre coste, c’è chi non si fa scrupolo a definire l’Africa un parassita che vive alle spalle della nostra generosità. Eppure da uno studio pubblicato da Global Justice Now e varie altre organizzazioni britanniche, sotto il titolo emblematico “Conti onesti 2017” (Honest Accounts 2017), risulta che l’Africa elargisce al mondo più ricchezza di quanta ne riceva.

La lotta di classe tra le rovine. Intervista a Anthony Cartwright

Intervista a Anthony Cartwright di Guido Caldiron
Le città industriali e minerarie delle Midlans, sono il vero protagonista di Iron Towns – Città di ferro, il nuovo romanzo di Anthony Cartwright (66thand2nd, traduzione di Riccardo Duranti, pp. 296, euro 18) che lo scrittore britannico presenterà il 10 settembre al Festivaletteratura di Mantova (ore 10,15, chiesa di Santa Paola). La memoria ferita di luoghi che la crisi della produzione industriale ha reso, negli ultimi decenni, quasi dei sopravvissuti a se stessi prende forma attraverso un pugno di personaggi che cercano di tirare avanti, nel tentativo di dare un nuovo senso alle loro esistenze fragili, impaurite, spesso sconfitte. Il tutto mediato dalla spessa metafora del calcio, cuore e specchio di un’identità di classe, ma anche di un lessico dell’esistente, perduto e che si stenta a rimpiazzare con altro.

Occupazione, solo lavorare meno fa lavorare tutti

di Diego Giachetti
La ripresa economica italiana, sbandierata in questi giorni, è un vero e proprio miracolo. Non può essere altrimenti visto che essa è presentata col seguente titolo: «Aumentano occupati e disoccupati». E qui la ragione umana si ferma per lasciar posto alla fede.nMa veniamo ai dati i quali nascondono una verità un po’ diversa da quella narrata dai propagandisti del paradosso. Tutto ha inizio con la rilevazione del dato di luglio secondo il quale gli occupati sono aumentati dello 0,3% (59.000 in più) rispetto al mese precedente riportando la quota degli occupati a 23 milioni, quella del 2008, data d’inizio della crisi non ancora conclusa.

Gig economy: nuove parole, vecchio sfruttamento

di Marco Grimaldi
Negli Stati Uniti hanno fatto notizia i numerosi processi intentati contro Uber, con l’obiettivo di far luce sulle condizioni di lavoro degli autisti, per stabilire se si tratti di lavoratori autonomi o no. Nell’estate 2016 a Londra hanno scioperato i lavoratori di Deliveroo e UberEats, per contrastare il tentativo delle aziende di passare da una retribuzione oraria al cottimo.

Banchieri, sbirri e tagliagole

di Giorgio Cremaschi 
Non ci provino nemmeno a fare i furbetti ipocriti. I governanti europei, che pagano i tagliagole perché fermino nel deserto i migranti, sanno benissimo ciò che quelli fanno per fermarli. Altrimenti non li fermerebbero. Hanno delocalizzato la strage come fanno con il lavoro le multinazionali. Anch’esse perfettamente consapevoli dell’orrore che alimenta i loro superprofitti. D’altra parte questo massacro ha il consenso della maggioranza dell’opinione pubblica, come è sempre stato per tutti i genocidi. Un’opinione pubblica a cui da decenni viene spiegato che lo stato sociale, i diritti, la dignità della vita, costano troppo. E perciò bisogna selezionare.

Svezia: lo sciopero sociale dei migranti lungo un mese

di Steven Cuzner
Il 6 agosto cinquanta studenti afgani, di fronte alla possibilità di essere espulsi, hanno invitato la gente a sedersi con loro. Letteralmente. I loro cartelli recitavano: «se sei d’accordo che io non debba essere mandato a morte, vieni a sederti con me». Dal primo giorno hanno annunciato che si trattava di uno sciopero. Abbiamo parlato con alcune delle persone coinvolte a proposito della scelta di questo termine. Ci hanno risposto: «sai, uno sciopero della fame è quando qualcuno si rifiuta di mangiare. Questo è uno sciopero in cui siamo molti e ci rifiutiamo di fare tutte le cose che pretendono da noi, tranne stare qui seduti». Da quel momento sono rimasti seduti, anche se il posto è cambiato.

1917, come i bolscevichi riuscirono a vincere la rivoluzione

di Alexander Rabinowitch
Voglio condividere con voi alcuni punti di vista sui bolscevichi, la Rivoluzione d’Ottobre e l’inizio della costruzione dello stato sovietico a Pietrogrado sviluppate durante quasi un’intera vita trascorsa a studiare i vari aspetti di questa materia ancora molto controversa. Ma lasciatemi iniziare con un po’ di background sulle influenze che hanno plasmato il mio pensiero su questo argomento prima che iniziassi le mie ricerche professionali.

Salute e democrazia: il ruolo delle comunità locali

di Emanuele Vinci 
Negli ultimi anni diversi Enti ed Organizzazioni internazionali e nazionali (Organization for Economic Cooperation and Development, Osservatorio Nazionale sulla salute nelle regioni italiane, etc.) hanno documentato che il welfare sanitario in Occidente e, in particolare, in Italia mostra segnali sempre più̀ allarmanti di crisi. In particolare: diminuzione della vita media vissuta in buona salute, caduta della natalità, aumento delle diseguaglianze tra aree del Paese e classi sociali, rinuncia alle cure per povertà, aspetto che in Italia riguarda ormai circa 8 milioni di persone.

Il rifiuto del lavoro ai tempi della precarietà

di Franco Belardi Bifo
A un certo punto della storia della razza umana particolarmente nella seconda metà del ventesimo secolo, in seguito al verificarsi di una speciale costellazione di eventi la coscienza sociale si trovò a convergere con la tecno-evoluzione, in modo tale che le potenze della conoscenza parvero potersi emancipare dalla trappola del lavoro salariato. Nel millennio precedente la legge dello scambio aveva profondamente permeato tutte le sfere della vita e aveva accompagnato la storia della rivoluzione industriale. L’attività umana venne ad essere sempre più intrappolata nella forma del lavoro salariato.

L’economia dei giganti

di Simone Tonin
È da alcuni decenni ormai che molti settori dell’economia sono caratterizzati da intense dinamiche aggregative: le piccole imprese si uniscono per crearne nuove, di dimensioni sempre maggiori, mentre le grandi imprese si espandono ulteriormente acquistandone altre. I frutti di queste fusioni e acquisizioni hanno raggiunto dimensioni tali che anche il settimanale britannico The Economist, di orientamento esplicitamente liberale, ha dedicato alle imprese giganti un inserto speciale manifestando alcune perplessità sul loro ruolo all’interno del sistema economico [1]. Uno dei dati più impressionanti riportati dal settimanale mostra che le cento più grandi compagnie americane producevano “solo” il 33% del PIL nominale nel 1994 mentre nel 2013 sono arrivate a produrne il 46%. In altri termini, nel 2013 quasi la metà del valore della produzione americana era prodotto dalle cento imprese americane con ricavi più elevati.

Perché studiare la storia politica del nostro Paese?

di Valerio Romitelli
Corbyn, Iglesias, Sanders, Mélenchon, Varoufakis, Tsipras: non sono questi i nomi di cui oggi più si discute in Italia quando si discute di alternative alle politiche neoliberali? Gli stessi campioni della sinistra di casa nostra non è a questi nomi che fanno per lo più riferimento? E non è forse molto inferiore invece l’interesse a discutere di quel che è successo in passato, meno che mai nel nostro stesso paese? Tutto ciò pare ovvio e scontato, ma direi solo per ragioni non buone, anzi pessime. Tra di esse ne segnalo due. Una riguardante l’esterofilia che da sempre contraddistingue i dibattiti politici italiani. L’altra che riguarda l’amnesia sul passato che da qualche tempo si è imposta anche nella cultura del nostro paese, malgrado la sua inveterata tradizione storicista.

La tecnica, il capitalismo e la società

di Lelio Demichelis
I filosofi, soprattutto – in verità non molti – si sono occupati di tecnica. E ovviamente non di come funzionano le macchine (a questo pensano ingegneri e tecnologi, oggi gli algoritmi), ma degli effetti che la tecnica come apparato (non la singola macchina, quindi ma un apparato di macchine) produce sugli individui (sull’uomo), sulla società, sulla democrazia e sulla libertà. In realtà, sul concetto di tecnica come apparato, il mondo si divide in modo manicheo. Da una parte i tecno-entusiasti sempre e comunque (gli ingegneri, i tecnici, ma anche i manager e gran parte dei mass-media e dell’industria culturale oggi 2.0, gli Dèi dell’Olimpo della Silicon valley).

giovedì 7 settembre 2017

Basta con questo gioco al massacro

di Tomaso Montanari 
L’articolo 10 della Costituzione prescrive che gli stranieri che non possono esercitare le «libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana» hanno diritto ad essere accolti nel nostro Paese, in quanto «persone» titolari, ai sensi del nostro articolo 2 della Costituzione, di diritti inviolabili a prescindere dalla loro nazionalità o Paese di provenienza. Non è una vaga, utopica aspirazione, ma il cuore del progetto della nostra Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (non solo dei cittadini italiani, nda), sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

martedì 5 settembre 2017

Sta per scoppiare una nuova bolla?

di Andrea Baranes
Lo scoppio di una nuova bolla non sembra essere questione di “se” ma di “quando”. Le banche centrali hanno immesso migliaia di miliardi nella speranza di fare ripartire l’economia dopo la crisi esplosa dieci anni fa. Una montagna di liquidità usata soprattutto per acquistare titoli di Stato. Se questo può avere aiutato l’Italia a ridurre lo spread e a gestire il proprio debito pubblico, un effetto non secondario è stato quello di spingere al rialzo la quotazione delle obbligazioni private, anche perché negli ultimi anni la BCE ha comprato direttamente titoli di alcune delle maggiori multinazionali europee.

Non c'è emancipazione senza una sinistra popolare. Intervista a Nancy Fraser

Intervista a Nancy Fraser di Tatiana Llaguno
A seguito delle manifestazioni convocate dal movimento femminista contro l’investitura di Donald Trump, Nancy Fraser, attualmente professoressa di Filosofia e Politica presso la New School for Social Research di New York, firmò – assieme a molte altre, come Angela Davis e Rasmea Odeh – un appello per un “femminismo del 99%”, transazionale e anticapitalista. La sua scommessa cerca di costruire un femminismo maggioritario, inclusivo, che rifiuti la cooptazione neoliberale.

Capitalismo di Stato e normalità capitalistica ai tempi della crisi

di Alessandro Somma
Sino al crollo del Muro di Berlino il confronto tra capitalismo e socialismo aveva monopolizzato l’attenzione degli studiosi. Solo in seguito ci si è dedicati alle varietà di capitalismo, anche e soprattutto per promuovere la diffusione di quella più in linea con l’ortodossia neoliberale, da ritenersi oramai la normalità capitalistica. La crisi ha però incrinato molte certezze, tanto che alcuni hanno ipotizzato un futuro caratterizzato da un ritorno del capitalismo di Stato. Di qui uno dei tanti motivi di interesse per l’ultima fatica di Vladimiro Giacché: un’antologia degli scritti economici di Lenin introdotta da un ampio saggio in cui si sintetizza e commenta il percorso che ha portato a concepire il comunismo di guerra prima, e la nuova politica economica poi1.

La sfida della generazione Podemos. Intervista a Rita Maestre

Intervista a Rita Maestre di Léo Rosell, Vincent Dain e Lenny Benbara
Rita Maestre è membro della direzione di Podemos e portavoce della sindaca di Madrid. La sua traiettoria è emblematica dei giovani indignados spagnoli che, dopo aver occupato le piazze nel 2011, tentano adesso di praticare il cambiamento dall’interno delle istituzioni municipali. Proponiamo la traduzione di una recente intervista rilasciata a portale francese Le Vent Se Lève a proposito del suo percorso, sul ruolo del movimento degli Indignados e sui limiti e le possibilità di una pratica politica all’interno delle istituzioni.

José María González “Kichi”, il sindaco che ripubblicizza tutto

di Checchino Antonini 
Il comune di Cadice ha completato la prima fase del processo di rimunicipalizzazione dei servizi di pulizia delle sabbie, montaggio e infrastrutture sulle spiagge, assistenza sanitaria e soccorso, nonché la pulizia e la manutenzione dei moduli situati sulla costa. Le società municipali Cadiz 2000 e Aguas de Cádiz assorbiranno una forza lavoro di circa 180 persone, variabile a seconda dell’alternarsi di alta e bassa stagione. L’approvazione del piano, a maggio, era stato salutato da manifestazioni di entusiasmo popolare e di contestazione agli esponenti del Pp. E’ stata una giornata storica, quella del primo settembre, non solo per la città di Cadice, ma anche per il resto dello Stato Spagnolo.

Se l’illegalità è l’ultimo spazio di libertà

di Floriana Lipparini
Chi sono le persone chiuse negli inferni libici? Quante sono? Quante donne, quanti bambini? Quali sono le loro condizioni? Vengono rispettati i loro diritti? Hanno voce per parlare? Possono le organizzazioni umanitarie visitarle? A quanto sappiamo, a quanto abbiamo visto anche solo con i Cie qui in Italia, queste sono tutte domande retoriche. Lì non si entra, sono luoghi off limits. Questa è la tremenda illegalità che per prima va rifiutata. Lì accade di tutto, e tutto il mondo lo sa.

Merkel per sempre?

di Roberto Musacchio
Mancano pochi giorni al 24 settembre quando si voterà in Germania eppure i mass media e la politica italiani sembrano praticamente ignorare il fatto. A confronto con le elezioni Usa o le stesse ultime francesi la data sembra non avere nessuna caratteristica di evento. Si potrà pensare che il voto appare talmente scontato da non destare attese e interesse. Tutti i sondaggi dicono che Merkel vincerà e governerà per la quarta volta consecutiva. Un record che oscura anche l’epoca di Khol.

Gino Strada contro lo "sbirro" Minniti: "Atti di guerra contro i migranti"

di Federica Olivo
Non usa mezzi termini Gino Strada. Attacca il ministro dell'Interno Marco Minniti, un politico con "una storia da sbirro" che ha dichiarato "guerra ai poveracci". Si scaglia contro la sanità privata, "una schifezza totale". Smonta la retorica No Vax come "una fesseria". Strada critica duramente il ministro dell'Interno, il più apprezzato del ministro Gentiloni. "Bene, andiamo proprio bene! Minniti ha una storia da sbirro e va avanti su quella strada lì. Per lui ributtare in mare o riconsegnare bambini, donne incinte poveracci a quelli lì in Libia, e farli finire nelle carceri ammazzati o torturati, è una cosa compatibile con i suoi valori. E si sente orgoglioso di quel che fa" dice il fondatore di Emergency al microfono di Radio Capital.

La disuguaglianza nella scienza

di Olmo Viola
Il 21 settembre scorso Nature ha dedicato uno speciale senza precedenti al tema della disuguaglianza socio-economica all’interno della ricerca scientifica1. Il problema da affrontare è arduo, tanto che per introdurlo sono stati pubblicati sulla rivista due articoli che non sfigurerebbero su una rivista di sociologia. Lo storico Branko Milanovic2 ha elaborato un resoconto sui rapporti di disuguaglianza sul lungo periodo presenti all’interno della società occidentale, arrivando a concludere che l’incremento della disuguaglianza è un fenomeno ciclico, influenzato da vari fattori: da alcuni livellatori casuali (guerre, epidemie) e da altri più direzionati (movimenti di emancipazione femminile, sindacalizzazione).

Tre morti ogni giorno: terrorismo è lo sfruttamento del lavoro

di Ubik
La settimana scorsa l'Inail ha pubblicato i dati aggiornati ai primi sette mesi del 2017 relativi agli infortuni sul lavoro. In questo periodo, sono morte 591 persone. 29 in più dello scorso anno nello stesso intervallo di tempo (+5,2%). 531 erano uomini, 60 donne. Quasi 3 ogni giorno. Ai morti, bisogna aggiungere i feriti: 380.236 denunce di infortuni, 36.224 di malattie professionali.

Il governo italiano e le mafie libiche. Intervista a Nancy Porsia

Intervista a Nancy Porsia di Stefano Galieni
Con Nancy Porsia ci eravamo lasciati quasi 3 mesi fa, con una lunga intervista, quando alcuni fatti in Libia erano sul punto di accadere. Riprendiamo una discussione mai interrotta, facendo tesoro delle sue preziose e competenti testimonianze cercando intanto di capire cosa è accaduto in questo periodo sia in Libia che nelle relazioni internazionali fra questo paese, l’Italia e l’UE.

domenica 3 settembre 2017

Una chiamata per la scuola della Costituzione. Iniziativa a Gualdo Tadino


"Contro una scuola alla buona: quella della Costituzione! Esperienze, riflessioni e proposte per un'autentica riforma della Scuola della Repubblica." Questo è l'incipit dell'assemblea pubblica convocata per venerdì 15 settembre, dalle ore 17.00, presso la sala consiliare del Comune di Gualdo Tadino.  

Note su “Lo Stato Innovatore” di Mariana Mazzucato

di Lorenzo Cattani 
A 10 anni dall’inizio della crisi, appare ormai chiaro come l’economia del settore pubblico rappresenti sempre di più la chiave di volta per quei problemi, rimasti sopiti o ignorati fino alla recessione iniziata nel 2007, che stanno affliggendo i paesi occidentali. Negli ultimi l’opinione comune circa l’intervento statale era che questo avrebbe dovuto mantenersi ai margini dell’azione di governo, limitandosi alla garanzia della legalità ed alla “stabilizzazione” del mercato in momenti difficili.

Controllo sociale e governance della povertà. Note sull’introduzione del Reddito di inclusione in Italia


di Andrea Fumagalli 
Il 29 agosto 2017 è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il Reddito di inclusione (REI). Si tratta di una misura nazionale di contrasto alla povertà, selettiva e condizionata. Si compone di due parti:
  1. un beneficio economico, erogato attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta REI);
  2. un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa “volto al superamento della condizione di povertà”, come dichiarato dal ministro Poletti.
In questa scheda presentiamo i requisiti richiesti, così come descritti dallo stesso ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

Il tabù dell’annullamento del debito

di Marco Bersani 
Parlare di annullamento del debito oggi significa affrontare un vero e proprio tabù. Secondo la narrazione dominante, infatti, un mancato pagamento è qualcosa di eccezionale che bisogna evitare a ogni costo. Peccato che la storia si incarichi di dimostrare l’esatto contrario. La prima proclamazione di annullamento del debito di cui si ha riscontro risale all’anno 2400 a.C. nella città di Lagash (Sumer), mentre il regno di Hammurabi, re di Babilonia (1792-1750) fu contrassegnato da quattro annullamenti generali dei debiti dei cittadini con i poteri pubblici.

Occupazione: tutte le nuove assunzioni sono precarie, la ripresa è una fake news

di Giorgio Cremaschi
Renzi e Gentiloni vantano il loro milione di posti di lavoro e lo dicono merito del Jobsact. A questa propaganda di regime, che usa le stesse cifre storiche di Berlusconi, si contrappongono tre semplici verità:
1) In tutto il mondo c’è una ripresa economica, molto fragile secondo tanti economisti, ma reale. Negli USA il PIL è cresciuto del 3% , in GB di oltre il 2, così Germania e Francia.

La vera «emergenza» è il razzismo

di Angelo d'Orsi
Ci aveva già provato la Lega Nord, anni fa. Forse la reazione, culturale e politica, dell’Italia democratica fu troppo debole, allora. Ci riprova ora uno dei tanti gruppuscoli neofascisti, quello probabilmente di maggior capacità di mobilitazione, nel silenzio pavido degli uni e nella oggettiva complicità degli altri – quella cospicua parte del popolo italiano che ha già introiettato la paura dell’immigrato. Alludo al manifesto che Forza Nuova ha lanciato per accendere italiani e italiane di sacro fuoco etnico-nazionale, ricorrendo a un prodotto propagandistico del peggior periodo della nostra storia, quello della Repubblica Sociale Italiana: un manifesto murale, diffuso anche sulla stampa di regime, che mostrava un «negro» che ghermisce una donna bianca, e il testo recitava: «Difendila dai nuovi invasori» e poi, in piccolo: «Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia».

Il nostro «aiuto» è la vendita di armi

di Francesco Vignarca
Nel distorto e problematico dibattito pubblico italiano e non solo sull’epocale fenomeno migratorio il tentativo principale della politica è quello di allontanare dalla vista dell’elettorato i problemi e le responsabilità. Nelle poche occasioni in cui si è allargato lo sguardo verso i luoghi di provenienza delle migrazioni (in particolare penso all’Africa) lo si fa richiamando un retorico e qualunquista «aiuto a casa loro» che non ha nulla di concreto o fattivo.